1992

Correva l’anno 1992. Correvano i miei 23 anni pieni di sete e solitarie sudate, come tanti altri a venire.
Passava un inverno di corruzione e arrivavano pomeriggi primaverili di bombe e estati di morti le cui immagini resteranno saldamente impresse nei nostri occhi.
Fra canzoni al karaoke, primi “smartphone” e auguri di natale inviati tramite novelli sms, inizio di una storia che ci ha un po’ preso la mano, millesettecento scienziati e molti premi nobel mettevano in guardia l’umanità da sè stessa.

Chiedevano al mondo di cambiare la politica di gestione delle risorse del pianeta per evitare “un’enorme miseria umana” futura.

Quello strano primate bipede che chiamiamo uomo stava moltiplicandosi a dismisura impoverendo lo strato di ozono atmosferico, riducendo la disponibilità di acqua dolce, esaurendo la vita marina, disboscando intere foreste, abbattendo biodiversità e cambiando il clima a livelli preoccupanti per la sua stessa sopravvivenza e quella di milioni di altre specie.

Nel 1992 quegli uomini di scienza fecero la loro chiamata all’umanità, ma l’umanità non rispose.

Venticinque anni dopo, nel 2017, l’uomo non ha messo freno alla sua opera di distruzione e la maggior parte delle sfide ambientali che avrebbe dovuto risolvere sono invece peggiorate fino a livelli allarmanti.

L’aumento dei gas serra in atmosfera, legato all’uso di combustibili fossili, alla deforestazione e alla produzione agricola (in particolare quella destinata ai mangimi per animali di cui ci cibiamo) sta raggiungendo livelli potenzialmente catastrofici. Inoltre abbiamo dato vita ad un enorme evento di estinzione, favorendo la scomparsa di moltissime specie viventi. Tanto da provocare la sesta grande estinzione di massa, questa volta causata da noi e non da modifiche climatiche naturali.
L’unico evento positivo è stata la progressiva eliminazione di quelle sostanze che aumentano il buco dell’ozono. Magra consolazione.

Oggi gli scienziati che ammoniscono nuovamente l’umanità sono diventati quindicimila.
C’è una nuova chiamata. Ci viene chiesto di rivedere i nostri stili di vita, di sprecare meno, di usare meno combustibili fossili, di mangiare meno carne e di regolare il numero delle nascite.

Ci viene chiesto di essere lungimiranti.

Per il bene nostro e di tutte le altre specie viventi su questa palla verde azzurra che viaggia veloce nello spazio, ci viene chiesto di renderci conto che la Terra è la nostra unica casa.

Veniamo chiamati. Anche questa volta non risponderemo.

E forse sarà soltanto un bene.

https://academic.oup.com/bioscience/advance-article/doi/10.1093/biosci/bix125/4605229

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