Sazietà e appagamento


Come perdere il contatto con la realtà.
Da dove nasce l’idea che la frutta secca sia saziante? E cosa significa davvero “saziante”?
Ditemelo sinceramente, a voi quella robina in foto sazierebbe? A me scatenerebbe una cascata di comportamenti finalizzati alla ricerca di un metro e mezzo di quel croccante “stupendo per mantenere il peso”.
In inglese esistono due espressioni per la parola sazietà:
1. Satiety 

2. Satiation
Potremmo tradurli con “sazietà” e “appagamento”
L’appagamento è “Intra pasto” e viene fornito da tutto ciò che fa volume, riempie e distende le pareti gastriche. Acqua, frutta, verdura, legumi appagano.

L’appagamento è quella.cosa che fa dire “come sono pieno adesso basta”
La sazietà vera e propria è “Inter pasto”. Cibi ricchi di proteine e grassi saziano ma alla lunga. Permettono cioè di avere meno fame TRA un pasto e l’altro. Perché impegnano maggiormente la digestione, la allungano e fanno sentire meno fame permettendo di arrivare al pasto successivo meno propensi a mangiare un bufalo.
(Tutto ciò ovviamente al netto degli aspetti psicologici della questione che possono ribaltare qualunque regola fisiologica. Lo sappiamo tutti che c’è sempre posto per il dolce anche quando siamo pieni no?)
La frutta secca è costituita da grassi e proteine e quindi sazia, non appaga. Fra l’altro a un costo calorico enorme.
Quello spuntino perciò va bene per uno che già non ha problemi di peso e di gestione degli stimoli, perché sennò anche se l’indice glicemico e insulinico sono bassi c’è poco da fare, a noi poveri mortali ci tocca un dente!
Insomma la realtà spesso e ben diversa dalla teoria. 
Credete a me che non sono nutrizionista ma solo un biologo che si occupa di nutrizione. 😉

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Lo spreco alimentare

Risultati immagini per spreco alimentare
Si parla spesso di “spreco alimentare”, ma questa espressione è sempre intesa come “esterna” a noi. Lo spreco è il buttare nella spazzatura cibo ancora buono o acquistarne in eccedenza e poi essere costretti a gettarlo perchè andato a male. Ed è un problema grosso, sopratutto economico: pare che gli italiani sprechino circa 13 miliardi di euro ogni hanno in questo modo.
 
Ma vi siete mai chiesti quanto sia ampio e quali conseguenze porti lo spreco “interno”? Cioè quella parte di energia che introduciamo in eccedenza ai nostri fabbisogni e che si trasforma in malattia?
Nel mondo circa una persona su tre è sovrappeso o obesa. E il trend non accenna a diminuire. Stiamo parlando di 2 miliardi di individui che sprecano energia per trasformarla in cellule adipose.
Questo spreco è responsabile di circa il 35% delle malattie cardiovascolari, il 55% dell’ipertensione arteriosa, l’80% dei casi di diabete e il 30% dei tumori. Nel 2015 4 milioni di persone sono morte per spreco. Per non parlare di quante vedono peggiorare la loro qualità di vita sprecando calorie.
 
Sono numeri agghiaccianti (anzi, molto “calorici”), ben al di sopra di quelli che riguardano le conseguenze della mancata vaccinazione (di cui ovviamente è GIUSTO parlare).
Numeri che comunque non smuovono le coscienze in modo altrettanto profondo.
 
Nessuno ha la percezione che quella pressione alta, quel colesterolo oltre i limiti, quella glicemia ballerina siano causati dalla “pancia”. Nessuno che ha perso un amico o un parente per infarto o tumore collega questa perdita al suo essere un pochino “robusto”.
 
La chiamiamo sfortuna.
Beh, è lo spreco di calorie che CAUSA questa sfortuna. Mettiamocelo in testa, poi ognuno è libero. Come sempre.
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http://www.repubblica.it/salute/2017/06/12/news/due_miliardi_di_persone_sovrappeso_nel_mondo-167955905/?rss
 
http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1614362
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Antibiotici, ormoni e carne

La resistenza dei batteri agli antibiotici è un grave problema che mette sempre più a repentaglio la salute degli animali, compreso l’essere umano. L’EFSA stima che ogni anno muoiano 25mila persone a causa di malattie provocate da batteri resistenti.

Il problema è complesso e coinvolge ceppi batterici differenti (Salmonella, Campylobacter, E.Coli) e varie modalità di trasmissione e contagio: tra esseri umani, tra animale e uomo, tramite l’ambiente e in parte tramite gli alimenti.

Un uso smodato e spesso mal pianificato, sia nella pratica veterinaria legata agli allevamenti che in ambito sanitario umano, sta alla base del problema.

Le politiche comunitarie da mettere in atto per ridurre il rischio di farmacoresistenza negli allevamenti riguardano la riduzione dei farmaci usati, la loro sostituzione con trattamenti alternativi e anche la presa di coscienza di un nuovo modo di allevare i capi di bestiame destinati al consumo umano.

Il compito del nutrizionista è quello di suggerire consigli per un consumo adeguato di prodotti animali che deve essere RIDOTTO rispetto alle nostre abitudini. Questo semplice atto, se messo in pratica da tutti, attraverso una educazione corretta fin dalla prima infanzia, porterebbe a ridurre il numero di animali allevati e indirettamente il problema della resistenza agli antibiotici per un minore affollamento negli allevamenti.

Un ulteriore consiglio riguarda l’igiene nel trattamento casalingo dei prodotti di origine animale che deve essere messa in atto ponendo attenzione nella manipolazione dei prodotti crudi evitando contaminazioni crociate con cibi pronti al consumo e cuocendo adeguatamente i cibi per non rischiare l’introduzione di batteri potenzialmente resistenti (ma anche “semplicemente” pericolosi per la salute).

Infine una rassicurazione che riguarda un mito duro a morire.

Perché non c’è solo la paura dei pesticidi. C’è pure chi ancora pensa che i prodotti animali siano pieni di residui di antibiotici o trasudino ormoni (ci metto anche questo aspetto perchè fa parte della bufala).

Nell’immagine riporto i risultati del piano residui nei prodotti animali per l’anno 2015 in italia.

(che trovate qui: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2632)

La categoria A sono gli ormoni, la B sono i farmaci.

Risultati secondo il regolamento UE 37/2010:

Per la categoria A, su più di 16000 campioni analizzati “ben” 37 sono risultati non conformi. Lo 0,06%.

Per la categoria B, su più di 25000 campioni “ben” 38 sono risultati non conformi. Lo 0,09%.

Insomma gli ormoni e gli antibiotici nei cibi NON ci sono!

Se siete grandi carnivori (e lo so che lo siete) preoccupati per le sostanze estranee nelle carni, spostate la vostra preoccupazione verso QUANTA carne mangiate. Che è sempre e comunque troppa.

Alla prossima

GB

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Riferimenti
 
 
 
 
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Abitudini

Quanta salute guadagnata se solo riuscissimo a perdere quelle maledette abitudini che ci impediscono di cambiare e che ci portiamo dietro da quando eravamo bambini.
Non pensate a cosa mangiare, fate il ragionamento opposto. 
Pensate a cosa togliere. 
Quel goccio di olio in più che vi scappa nelle pietanze, quel pezzo di pane mangiato per noia senza neppure accorgervene, quei due biscotti rubati la sera davanti alla TV, quel cioccolatino inopportuno che vi regala due secondi di piacere effimero, quell’enorme bistecca che potrebbe servire per tre pasti….
Non sarete meno felici modificando qualche piccola abitudine. Anzi.
Le diete e i nutrizionisti sono inutili. Togliete. Togliete ogni giorno qualcosa dalle vostre abitudini.

E aggiungete. Ogni giorno qualche passo in più.
Perdere peso non è il fine. Perdere peso è solo un mezzo per guadagnare salute. E anche un pochino di felicità. Anche se adesso vi sembra impossibile.
“Tutta la nostra vita, in quanto ha una forma definita, è soltanto una massa di abitudini pratiche, emozionali ed intellettuali, organizzate in modo sistematico per il nostro vantaggio o per il nostro danno, le quali ci trascinano irresistibilmente verso il nostro destino, qualunque esso sia.”
William James

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