Sangue e brioche

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Il sangue dei mammiferi ha una composizione “nutrizionale” più o meno costante: in media 16-18g di proteine e tracce di grassi e carboidrati (trascurabili).

Il calcolo è presto fatto: la parte liquida del sangue (il plasma) è composta da circa il 90% di acqua e l’8% di proteine o altri composti azotati. La parte corpuscolata (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine) è formata da circa il 70% di acqua e il 30% di proteine (emoglobina dei globuli rossi sopratutto). La proporzione tra parte corpuscolata e plasma è grosso modo un 40/60. Perciò in 100ml di sangue ci sono 12g di proteine derivanti dai globuli rossi e compagnia e circa 5g derivanti dalle proteine del plasma per un totale di 17g.
Il che significa che 100g di sangue (che equivalgono a 100ml perchè il peso specifico del sangue è molto simile all’acqua) contengono una settantina di calorie.

Quando facciamo un prelievo ci tolgono 2 o 3 provette, cioè 4-6ml di sangue.
La bellezza di 2,8-4,2 Kcal! Per cui fare la doppia colazione all’uscita dal centro prelievi direi che non è giustificato. Però è molto bello mangiarsi un cornetto e un cappuccio al bar all’uscita, quindi fatelo che non succede niente.

Se facciamo una donazione le cose cambiano un po’ perchè, con il massimo che si può donare e cioè 450ml, ci vengono “tolte” 315 Kcal. Un dignitoso piatto di pasta pomodoro basilico e grana.

Stamani ho fatto un prelievo “grosso” di ben 8 provette.
Oggi ho un buono di 5,6 Kcal e sto ancora cercando di capire come spenderlo.

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La nutrizione non è algebra

Vediamo le cose in maniera settoriale. Che si tratti di chi deve fornire consigli nutrizionali (me compreso) o che si tratti di chi li deve ricevere, c’è la tendenza a fornire e desiderare la formuletta matematica, l’equazione che, date certe premesse, fornisca quei determinati risultati, sempre e comunque.

Nei sistemi complessi come quelli biologici (peggio che mai nelle vicende umane) non si può pretendere che le cose siano così lineari perché in mezzo ci sono un sacco di variabili, dalle differenze genetiche alle emozioni.

Me ne accorgo sempre più spesso quando leggo affermazioni apodittiche su cosa dovremmo mangiare per raggiungere un determinato risultato.

Esempio classico preso da un commento di un post recente (ma è opinione ampiamente diffusa e di queste presunte ricette incontrovertibili ce ne sono decine): la colazione fatta con latte e cornetto (o biscotti o merendina o cereali…) è “sbagliata” perchè avrebbe troppi carboidrati, poche proteine, niente fibra, un indice glicemico elevato (il cornetto) e pure un indice insulinemico elevato (il latte). Tutto ciò provocherebbe un eccessivo rialzo della glicemia e dell’insulina che fra l’altro porterebbe ad avere presto fame di altri dolci con conseguente peggioramento della situazione.

A parte che anche le premesse sono sbagliate perchè:

1. troppi carboidrati e poche proteine rispetto a cosa?? Se la colazione è “giusta” rispetto al resto della giornata e al proprio fabbisogno energetico non esiste il troppo o il poco. Per quanto riguarda le proteine, sono sia nei prodotti da forno che nel latte e contribuiscono alla sazietà.
2. indice glicemico elevato: non è neppure vero, perchè i prodotti da forno contendendo una buona percentuale di grassi NON possiedono un IG così alto.
3. indice insulinemico elevato: il terrore del rialzo dell’insulina è uno dei fraintendimenti peggiori che colpiscono i nutrizionisti. L’abbiamo già spiegato, l’insulina DEVE alzarsi. il problema è quando si alza troppo e troppo spesso per ANNI interi, il che ci porta nuovamente al punto 1. Se mangiamo il giusto problemi non ce ne sono.
4. niente fibra: non c’è dubbio, non è un delitto inserire della fibra a colazione, anzi. Perciò se aggiungiamo un frutto va benissimo. Fra l’altro apporta anche liquidi che contribuiscono alla sazietà. Ma non è un obbligo! Possiamo anche mangiarlo più tardi. Inoltre se la paura è quella della eccessiva risposta glicemica, ai gluco-fobici faccio presente che esiste quello che si chiama “second meal effect” (effetto secondo pasto): in breve, consiste in una migliore risposta glicemica del “secondo pasto” se il “primo” (che può distare dal secondo anche molte ore) è ben composto, cioè se è ricco di verdura, legumi, frutta, cereali integrali e con le giuste quantità di grassi e proteine. Ecco, se la cena, per esempio, è fatta bene, i benefici si riflettono a colazione, la quale può pure essere povera di fibre. La risposta glicemica sarà comunque migliore. Il che ci porta a rammentare il solito mantra “è la somma che fa il totale”. Non è sempre necessario che un pasto sia perfetto! Conta l’insieme.

Quindi, premesse errate.

Ma c’è di più, qualcosa di più impalpabile che va al di là della biologia e della matematica, qualcosa di legato a considerazioni meno oggettive, forse meno scientifiche e più “umane”.
Qualcosa di legato alle nostre emozioni, al nostro vissuto, ai nostri ricordi e alle nostre motivazioni.
Non voglio fare lo psicologo improvvisato, ma è banale, a tutti è capitato di non pensare al cibo in situazioni di “felicità” (certo, esiste anche chi mangia di più in quei frangenti, è vero…). La serenità, l’innamoramento, il desiderio di portare a termine un progetto in cui si crede, ci “sazia” e ci impedisce di pensare al cibo.

Prendersi cura di sé nutre il nostro io e ci allontana dal desiderio di mangiare troppo e male. Avere un lavoro che ci soddisfa, degli amici, degli affetti, degli interessi, delle forti motivazioni, migliora il nostro rapporto col cibo e lo relega a qualcosa di accessorio e non così fondamentale.

Ecco che in questi casi uno può pure mangiare zucchero puro a colazione che non gli verrà nessuna fame dopo.
Perchè i nostri pensieri e le nostre emozioni, quando sono positive, sono più potenti di qualunque “rialzo di insulina”.
Mi direte: “qual è la ricetta per avere pensieri positivi?”. Non lo so, non ho la ricetta, ma provare a cambiare atteggiamento non può altro che fare bene. Magari c’è una vecchia passione, seppellita da anni o un vecchio amore che ritorna o uno che è bene abbandonare per tornare a vivere.

Non lo so, ma cercate. Qualcosa troverete.

(e non date tropo ascolto all’algebra dei nutrizionisti, a volte dicono un sacco di stupidaggini)

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Per mangiare bene…

Per mangiare bene non abbiamo bisogno di sapere cosa sono i betaglucani, gli isotiocianati o i polifenoli. Non ci serve conoscere come agiscono l’insulina, gli antiossidanti e i radicali liberi.
Non è neppure necessario sapere cos’è l’amido, cosa sono gli aminoacidi o gli acidi grassi.
Non ci frega niente dell’insulinoresistenza e della sindrome metabolica. E neanche delle calorie.
 
Noi NON mangiamo nutrienti, NON mangiamo molecole. Noi mangiamo ALIMENTI.
 
Abbiamo bisogno solo di avere la consapevolezza di QUANTO dobbiamo mangiare in termini di porzioni e di cosa preferire nella vita di tutti i giorni.
Dobbiamo sapere che il cibo non cura, che non possiamo pretendere che tutto si risolva mangiando. Certo, la nostra salute dipende anche da noi e dai nostri comportamenti, ma non dobbiamo complicarci la vita (o farcela complicare) ricercando abbinamenti magici, diete miracolose e dando credito a strani personaggi che ci consigliano strane pratiche chiedendoci tanti soldi.
 
Perciò: mangiamo meno di tutto, se siamo sovrappeso. Mangiamo soprattutto vegetali, pochissimi prodotti animali e muoviamoci molto.
 
E non riponiamo nel cibo le nostre ansie, paure e insicurezze. Mangiare è soprattutto piacere, ma non è un anestetico delle emozioni. Non dà la felicità. La felicità non può essere ridotta al mero piacere, è qualcosa di più profondo e spirituale.
 
Meditate gente.
 
(Mi sto berrinizzando)
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