Il bio sfamerà il mondo?

Se tutta l’agricoltura diventasse improvvisamente biologica, si riuscirebbe a sfamare tutto il mondo (sopratutto nella prospettiva di un incremento, che pare inevitabile, della popolazione mondiale da qui al 2050)?

Questo studio: https://www.nature.com/articles/s41467-017-01410-w.pdf ha cercato di fornire una risposta costruendo vari ipotetici scenari.

E’ emerso questo:

1. Diventare TOTALMENTE bio comporterebbe aumentare l’estensione della superficie coltivata dall’attuale 16% a circa il 33% perchè le rese del biologico sono inferiori al metodo di coltivazione convenzionale. E si presenterebbe il problema di dove trovare quello spazio in più.
2. Allora, per poter sfamare tutti, potremmo convertire il 60% della agricoltura convenzionale a bio, ma solo ad alcune condizioni. Bisognerebbe cioè:

a. Dimezzare gli sprechi di cibo.
b. Dimezzare i terreni destinati alla produzione di mangimi (e
quindi ridurre la produzione di carne) e usarli per coltivare
vegetali utili al consumo umano.
c. Abituarci a mangiare meno carne (il che
sarebbe un bene anche per la nostra salute).

Dal punto di vista ambientale, a queste condizioni, migliorerebbero tutti i parametri tranne quello relativo alla erosione del suolo che potrebbe aumentare a causa dell’incremento delle aree coltivate.

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Un filo d’olio….

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“Ci metto solo un filo d’olio…”. Va bene il filo, ma se è lungo 300 metri….

Ognuno ha la sua idea di porzione e ognuno ha il suo criterio e la sua “misura” di quanto è troppo, giusto o troppo poco. Le porzioni però non seguono le tradizioni culinarie o le opinioni e nella alimentazione di tutti i giorni un pizzico di coscienza di quanto stiamo mangiando sarebbe importante averlo.

In generale gli alimenti con caratteristiche “energetiche” e cioè ricchi in carboidrati e grassi (pane, pasta/cereali e condimenti fondamentalmente) vanno consumati in maniera proporzionale al proprio fabbisogno energetico.

E’ abbastanza intuitivo che una signora di mezza età, alta un metro e cinquanta, sedentaria, non si possa permettere la stessa quantità di pasta di un ragazzo ventenne di un metro e novanta che fa sport ogni giorno.

Ma questo non accade. La signora se la permette ugualmente. Perchè? beh perchè L’OFFERTA di cibo oggi è uguale per tutti e il cibo è ovunque e in abbondanza. E nessuno vuole rinunciare a tutto quel ben di dio che si trova di fronte, perchè i pensieri che oggi abbiamo nei confronti di ciò che mangiamo sono unicamente pensieri di PIACERE. Ed è giusto che sia così. Il cibo è sopratutto piacere, ma deve rimanerlo nella misura in cui non danneggia la “macchina”.

E allora avere una idea spannometrica di quali porzioni sono adatte a noi, in particolare le porzioni di cibi energetici, è importante.

In pratica, per un fabbisogno medio di 2000Kcal giornaliere ci possiamo permettere ogni giorno:

1. 70-80g di pasta o altri cereali in chicco o farina di mais per fare la polenta

2. 180-200g di pane (meglio integrale)

3. 30-40g di prodotti da forno (biscotti, fette biscottate, barrette di cereali, muesli, corn flakes o prodotti confezionati tipo merendine) cercando la versione integrale quando possibile.

4. 30g di olio (pari a 3 cucchiai da tavola o 6 cucchiaini). L’olio va usato sopratutto nelle verdure. I secondi piatti posseggono già grassi che possono essere sfruttati naturalmente e non è necessario aggiungerne altri.

Per fabbisogni inferiori o superiori le porzioni si modificano in modo proporzionale.

Una volta fissati questi 4 paletti siamo già a più di metà dell’opera. E’ importante capire i volumi che occupano questi cibi. All’inizio dovremo pesarli, ma poi DOBBIAMO andare a occhio e cercare di adattare queste quantità anche ad altre situazioni della vita di tutti i giorni, per esempio quando mangiamo in mensa o al bar.

E’ uno sforzo cognitivo e mnemonico che va fatto. Ci prendiamo cura della nostra automobile, delle nostre belle unghie e messe in piega, stiamo attenti agli abbinamenti dei vestiti, ci depiliamo accuratamente, ma non ce ne frega molto di quanto mangiamo.

Le porzioni non sono un opinione. Imparare a regolarle oggi potrebbe essere determinante per la nostra salute futura.

Nota: qui http://sapermangiare.mobi/somangiare.html potete stimare il vostro fabbisogno per poi adattare le porzioni.

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Il terrore corre sul….Glifosate

Risultati immagini per glifosate

L’efsa (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) produce annualmente un report riguardante i residui di agrogarmaci nei cibi sulla base dei campioni analizzati in tutta l’unione europea.

Questo: https://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/4791

Oltre alla esposizione dei risultati delle analisi ufficiali, l’autorità mette in atto quello che è chiamato il risk asessment, cioè la valutazione del rischio a breve e lungo termine sulla base dei residui trovati nei vari alimenti e di quanti di questi alimenti noi mangiamo con le nostre abituali diete.

Vengono cioè costruiti degli scenari (dal più realistico a quello più “esagerato”, cioè che sovrastima l’esposizione) che prendono in considerazione le varie possibili alimentazioni legate anche alle differenti fasce di età e le relative esposizioni ai vari residui di agrogarmaci.

Questo viene fatto per tutti gli agrofarmaci e per ognuno di essi viene stimata quale percentuale di principio attivo noi possiamo arrivare a ingerire col cibo rispetto alla sua ADI.

Ricordo che l’ADI è la quantità di principio attivo espressa in mg/kg di peso corporeo che un soggetto può assumere per tutta la vita senza avere nessun effetto avverso.

Bene, per il glifosate (assunzione a LUNGO termine, cioè per un periodo che potrebbe essere paragonabile a una vita intera) abbiamo i seguenti valori:

Scenario “esagerato”: lo 0,16% dell’ADI

Scenario più realistico: lo 0,05% dell’ADI

Il che significa che, nel peggiore dei casi, “rischiamo” di assumere in totale, in modo cronico nel lungo periodo una quantità di principio attivo che è 625 volte inferiore ad una quantità (l’ADI) che noi già potremmo assumere (MA OGNI GIORNO), per tutta la vita senza subire danni.

Per fare un esempio pratico, l’ADI del glifosate è 0,5mg/Kg per i consumatori. Perciò un uomo medio di 70Kg può teoricamente ingerire 35mg di principio attivo OGNI GIORNO per tutta la vita senza effetti.

Secondo la stima “pessimistica” dell’EFSA noi potremmo arrivare (esagerando) ad introdurne 0,056mg totali IN TOTALE NEL LUNGO PERIODO.

Non so se mi sono spiegato bene: 56 microgrammi in tutta la vita! 56 milionesimi di grammo!

Perciò, come è ovvio, ad una esposizione bassissima corrisponde un rischio bassissimo. Nel caso del glifosate, talmente basso da potersi considerare praticamente trascurabile anche se fosse dimostrata la sua cancerogenicità (il che non è).

Perchè nessuno parla, per esempio, del Dichlorvos (vedi immagine) che, pur non ponendo ugualmente problemi particolari, è l’unico pesticida (insetticida) che nel peggiore dei casi potrebbe nel lungo periodo superare la sua ADI?

Mistero. 🙂

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La ritenzione idrica

La ritenzione idrica non è mai un fenomeno fisiologico.
Può essere spia di patologie importanti come l’insufficienza renale, l’insufficienza venosa e quella cardiaca o situazioni para fisiologiche: squilibri ormonali (tipica la ritenzione idrica legata al ciclo mensile nelle donne), un eccesso di sodio nella dieta (la pizza del sabato sera), ma anche il “semplice” sovrappeso.

In un caso o nell’altro l’organismo non riesce a svolgere il naturale ricambio di liquidi e un po’ di acqua migra verso gli spazi extracellulari. Ovviamente l’effetto è più o meno grave a seconda della patologia coinvolta.

Una cosa è certa: se la ritenzione è importante (per esempio se si vede a occhio nudo) e persistente (se non va via nel giro di qualche giorno) è un problema medico perché può essere un segno di roba seria.

Se invece l’accumulo di liquidi è leggero (per esempio ci sentiamo gonfi ma non si vede all’esterno) e transitorio (passa semplicemente aspettando un po’) non c’è nulla di particolare da fare.

Si può agevolare la perdita di fluidi bevendo tanto, camminando, limitando il sale e aspettando, appunto.
Ma questo è quanto.

Le tisane drenanti, drenano soltanto il portafoglio.

Non c’è niente da drenare perché prima o poi l’acqua viene drenata da sola.
E se questo non accade la tisana o l’integratore non faranno nulla. Il medico magari si.

Noi nutrizionisti sbagliamo quando ci improvvisiamo medici decidendo di “prescrivere” un beverone drenante.

Sbagliamo perché, prima di tutto non lo sappiamo se la ritenzione esiste davvero (ci basiamo solo sulla sensazione del paziente?) e sbagliamo anche quando la vediamo a occhio nudo.

La tisana drenante nel primo caso non serve perché i liquidi se ne vanno da soli e coi metodi semplici visti sopra e nel secondo caso non serve perché il paziente va inviato al medico perché potrebbe essere qualcosa di più grave che non si risolverà bevendo un estratto di finocchio.

Facciamo i bravi, colleghi. Facciamo i nutrizionisti. Occupiamoci di alimentazione e stile di vita. Non consigliamo quei prodotti assurdi che si chiamano drenaqui e asciugalà.

Ché è una roba deprimente vedere che siamo diventati venditori di fuffa.

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1992

Correva l’anno 1992. Correvano i miei 23 anni pieni di sete e solitarie sudate, come tanti altri a venire.
Passava un inverno di corruzione e arrivavano pomeriggi primaverili di bombe e estati di morti le cui immagini resteranno saldamente impresse nei nostri occhi.
Fra canzoni al karaoke, primi “smartphone” e auguri di natale inviati tramite novelli sms, inizio di una storia che ci ha un po’ preso la mano, millesettecento scienziati e molti premi nobel mettevano in guardia l’umanità da sè stessa.

Chiedevano al mondo di cambiare la politica di gestione delle risorse del pianeta per evitare “un’enorme miseria umana” futura.

Quello strano primate bipede che chiamiamo uomo stava moltiplicandosi a dismisura impoverendo lo strato di ozono atmosferico, riducendo la disponibilità di acqua dolce, esaurendo la vita marina, disboscando intere foreste, abbattendo biodiversità e cambiando il clima a livelli preoccupanti per la sua stessa sopravvivenza e quella di milioni di altre specie.

Nel 1992 quegli uomini di scienza fecero la loro chiamata all’umanità, ma l’umanità non rispose.

Venticinque anni dopo, nel 2017, l’uomo non ha messo freno alla sua opera di distruzione e la maggior parte delle sfide ambientali che avrebbe dovuto risolvere sono invece peggiorate fino a livelli allarmanti.

L’aumento dei gas serra in atmosfera, legato all’uso di combustibili fossili, alla deforestazione e alla produzione agricola (in particolare quella destinata ai mangimi per animali di cui ci cibiamo) sta raggiungendo livelli potenzialmente catastrofici. Inoltre abbiamo dato vita ad un enorme evento di estinzione, favorendo la scomparsa di moltissime specie viventi. Tanto da provocare la sesta grande estinzione di massa, questa volta causata da noi e non da modifiche climatiche naturali.
L’unico evento positivo è stata la progressiva eliminazione di quelle sostanze che aumentano il buco dell’ozono. Magra consolazione.

Oggi gli scienziati che ammoniscono nuovamente l’umanità sono diventati quindicimila.
C’è una nuova chiamata. Ci viene chiesto di rivedere i nostri stili di vita, di sprecare meno, di usare meno combustibili fossili, di mangiare meno carne e di regolare il numero delle nascite.

Ci viene chiesto di essere lungimiranti.

Per il bene nostro e di tutte le altre specie viventi su questa palla verde azzurra che viaggia veloce nello spazio, ci viene chiesto di renderci conto che la Terra è la nostra unica casa.

Veniamo chiamati. Anche questa volta non risponderemo.

E forse sarà soltanto un bene.

https://academic.oup.com/bioscience/advance-article/doi/10.1093/biosci/bix125/4605229

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Ingordigia portami via (la salute)

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C’era una volta la nonna che diceva “mastica ogni boccone 33 volte prima di buttarlo giù”.
Probabilmente la nonna diceva così perchè se mangiavi troppo veloce poi ti toccava digiunare perchè, ai tempi della nonnina, il cibo scarseggiava.
 
Ma oggi che il cibo lo troviamo anche in bagno, ha un senso mangiare lentamente?
 
L’ingordigia pare non sia una alleata della salute, nel senso che le evidenze scientifiche sembrano mostrare come un elevato tasso di consumo del cibo sia associato al sovrappeso e all’obesità.
 
In questa revisione sistematica del 2014 (http://ajcn.nutrition.org/content/100/1/123.full) sono stati controllati tutti gli studi che mettevano in relazione la velocità di assunzione di cibo con l’introduzione di calorie e le sensazioni riferite di fame e sazietà.
 
Si è visto che le persone obese mangiano a un ritmo più veloce di quelle magre (fra l’altro ci sono anche indicazioni che l’ingordigia sia un comportamento ereditabile) e che mangiare lentamente è legato ad un introduzione minore di energia attraverso il cibo.
 
I meccanismi coinvolti possono includere modificazioni di ormoni legati alla regolazione delle sensazioni di fame e sazietà (come l’insulina, la colecistochinia, il peptide YY ecc.), ma un consumo lento del cibo può anche influire sulla distensione dello stomaco e aumentare i tempi di svuotamento gastrico.
Inoltre si è trovato un nesso tra “esposizione sensoriale” e sazietà. In pratica più ci gustiamo il cibo e più siamo sazi.
Si è anche visto che (a parità di velocità di consumo) più morsi o sorsi si fanno, più la sensazione di sazietà aumenta.
 
In conclusione, mangiare lentamente sembra non essere un consiglio astruso per chi vuole perdere peso (o per chi non desidera acquistarlo).
 
A livello pratico tutto questo prende forma nelle “solite” indicazioni che i nutrizionisti fanno:
 
1. Mettiti comodo, apparecchia la tavola anche quando sei solo in casa.
2. Gusta il cibo, assaporalo con tranquillità (per fare questo meglio non avere distrazioni “televisive” e non fare troppi discorsi a tavola).
3. Mastica bene e fai piccoli bocconi
4. Appoggia le posate (che se si chiamano così ci sarà un motivo ;)) spesso per fare passare tempo.
5. Consuma gli alimenti nella loro interezza e preferisci quelli ricchi in fibra. Sopratutto frutta e verdura devono essere presenti ad ogni pasto e devono essere consumati integri (perciò al bando i centrifugati e le spremute se vuoi perdere peso). Più gli alimenti sono “integrali” e più impegnano la masticazione oltre ad avere un pochino meno calorie di per sè. (Capito adesso perchè mangiare al Mac Donald’s non è amico della linea? Gli hamburger e gli altri prodotti del Mac sono “predigeriti” e ovviamente anche ipercalorici, e vanno giù che è una bellezza con una masticazione minima. Se aggiungiamo calorie liquide come le bevande zuccherate, con un menù medio raggiungiamo e superiamo le 1000 calorie senza neppure sentirle).
 
Regole di buon senso insomma e molto importanti sopratutto per i bambini che oggi invece mangiano in velocità e addirittura saltano i pasti importanti come la colazione….Eh si, la colazione è un pasto fondamentale. Ma questo magari lo vedremo un’altra volta.
 
Nell’attesa ringraziamo la nonna che in questo caso…aveva ragione.
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Triptofano e sonno

Perché dovrebbe essere il latte a “favorire il sonno” coi suoi miseri 63,5mg di triptofano per porzione e non la bottarga di muggine che ne possiede 547?

O il daino che ne ha 252. O una 50ina di grammi di fagioli crudi (113).

Anzi no, il pesce gatto. Ecco, una bella porzione di pesce gatto prima di andare a letto apporta circa 300mg di triptofano che va tutto in serotonina, si sa.

E buonanotte.

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Dell’inutilità del semplice concetto di “presenza” in nutrizione (o “della porzione”)

Vorrei chiarire brevemente un semplice concetto.

Nota: parlerò di zucchero, ma è possibile estendere il discorso a un sacco di altri alimenti (e non solo, la storia vale, nel senso contrario, anche per i pesticidi, i fattori antinutrizionali, i contaminanti e i microrganismi).

L’assioma è il seguente: “l’alimento x è più sano dell’alimento y perché contiene vitamine/sali minerali/altra roba buona che x non possiede” oppure “l’alimento x è dannoso perché contiene quel pesticida/microrganismo/altra roba cattiva che x non possiede”

Nel nostro caso la frase diventa il classico tormentone che tutti conosciamo: “lo zucchero scuro/integrale è più sano dello zucchero bianco/raffinato perché contiene preziosi (preziosi c’è sempre) nutrienti utili alla nostra salute. Ci sono sali minerali e vitamine in quantità, perciò è certamente da preferire al terribile zucchero bianco che è un alimento morto (anche morto c’è sempre).

Li facciamo due conti? E li caliamo nelle abitudini di ogni giorno? Perché senza conti non se ne uscirà mai.

Sappiamo che lo zucchero scuro è saccarosio perlomeno al 95%, perciò la percentuale di melassa non supera il 5%. Siccome è la melassa quella che vanta le meravigliose caratteristiche nutrizionali, voglio esagerare e prendere in considerazione questa componente, pura al 100%, per fare i conti.

Quindi consideriamo 100g di melassa pura (che per esempio si trova in commercio come Panela lo zucchero considerato veramente integrale dai puristi: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Panela) e NON 95g di saccarosio più 5g di melassa. Un vero colpo di scena!

Qui le proprietà nutrizionali della melassa dal sito dell’USDA: https://goo.gl/VWt3cK

Per non diventare scemo faccio i conti solo su 3 minerali (le vitamine proprio NON ci sono per cui eviterei di perdere tempo): calcio, ferro e potassio.

100g di melassa contengono:

Calcio 205mg
Ferro 4,72mg
Potassio 1464mg (scelto apposta perché, col manganese, è il minerale più rappresentato).

Secondo i nostri larn a noi servono ogni giorno le seguenti quantità di questi 3 minerali:

Calcio (adulti) 1000mg
Ferro (maschi/femmine) 10/18mg (faccio i calcoli con il valore di 10)
Potassio (adulti) 700mg

Problema: Pierino compra la melassa dal droghiere. Quanta ne serve per soddisfare i fabbisogni dei 3 minerali?

Soluzione

Calcio: 488g di melassa
Ferro: 212g di melassa
Potassio: 48g di melassa

Quindi con circa mezzo chilo di melassa ci prendiamo tutto il calcio di cui abbiamo bisogno. E ce ne bastano “solo” una cinquantina per il potassio e 200 per il ferro.

Ma 50g di melassa sono 145calorie e anche 37g circa di zuccheri semplici (cioè circa il 50% del quantitativo permesso per un fabbisogno di 2000calorie che è pari a 75g di zuccheri). Per il calcio i valori diventano 10 volte tanto (1450calorie e 370g di zuccheri cioè il 500% del valore massimo accettabile) e per il ferro 4 volte tanto (580calorie e 148g di zuccheri, il 200%).

Piccolo intoppo: per soddisfare i fabbisogni di tutti e tre contemporaneamente siamo costretti a scegliere il valore del calcio. Vabbè, solo 1500calorie circa.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma come? Ci sono altri alimenti da cui prendere quei micronutrienti, mica dobbiamo prenderli tutti dalla melassa?
Giusto. Vogliamo prendere solo il 10% del fabbisogno? Ok allora ci vogliono solo 50g di melassa. Che mica sono pochi.

Ma attenzione! Con tutti questi calcoli abbiamo perso di vista che….nessuno mangia melassa pura (ricordate all’inizio? Volevo esagerare). Noi mangiamo zucchero scuro che al massimo contiene 5g di melassa per 100g. Cioè 19 volte meno.

Ah! Ma allora ci vogliono 950g di zucchero scuro per soddisfare il 10% del fabbisogno di calcio!

E 3800calorie. E un chiletto circa di zuccheri semplici, il 1200% della quantità massima permessa in una giornata.
Beh ce la possiamo fare, basta camminare a passo svelto per circa 19 ore.

Se per concludere volessimo fare il calcolo inverso e avere un’idea di quanto calcio assumeremmo con una quantità di zucchero scuro “umana” (facciamo 15g, cioè 3 cucchiaini?), Il conto è presto fatto: sono 0,72mg di calcio pari allo 0,072% del fabbisogno. Un affarone.

Dal che si deduce che la porzione conta. Inutile prendere come riferimento i valori per 100g se poi di quell’alimento ne mangiamo pochi grammi. Se poi in 100g già ci sono pochissimi nutrienti, cosa vogliamo ricavarci?

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“Elogio” del cornetto/brioche/croissant

E’ davvero così scandaloso mangiare cappuccio e brioche a colazione? E’ così terribile fare colazione al bar?
 
L’indignazione serpeggia quando si parla di questi argomenti (perlomeno tra i nutrizionisti, non certo tra i baristi). Sembra proprio che questo tipo di colazione sia una vergogna nazionale. Pare che ormai se non ci sono “le proteine” la colazione non valga. Se non apriamo la giornata con uova, prosciutto, noci, bevande mandorlate, spremute di cocco e segatura integrale siamo destinati a una vita terribile.
 
Beh vi propongo una simulazione per dimostrare che non è così.
Per farvi capire la solita solfa che vi ripeto sempre, che è la somma che fa il totale, che il singolo alimento PARTECIPA soltanto alla creazione di una dieta che può essere buona o meno, ma che dipende da tutto il resto non dal singolo componente.
 
Per cui ho creato una giornata alimentare su www.sapermangiare.mobi (potete verificare) che prevede la brioche a colazione. Brrrr.!
 
L’idea è… verificare le somme. 🙂
 
La giornata è basata sul mio fabbisogno di circa 2400 calorie. Nell’immagine vedete la composizione in alimenti ripartita in 5 pasti. I risultati sono i seguenti:
 
Carboidrati totali: 322,6g di cui zuccheri semplici 59,2g
Grassi totali: 80,6g di cui grassi saturi 18,7g
Proteine totali: 81,7g
Fibre totali: 42,6g
 
Questi numeri ci dicono che:
 
I carboidrati rappresentano il 55,1% dell’energia
I grassi il 31%
Le proteine il 14%
 
Questa ripartizione rispecchia le percentuali della dieta mediterranea e le raccomandazioni dei nostri LARN (45-60% carboidrati; 20-35% grassi; 10-15% proteine).
 
Inoltre c’è un ottimo quantitativo di fibre (pure troppo) e gli zuccheri semplici (calcolati come somma di quelli presenti in latte/yogurt, brioche, frutta e anche il pane) stanno abbondantemente sotto il 15% dell’energia raccomandato dai LARN. In effetti stanno addirittura sotto il 10% che sarebbero 62,4g.
Per quanto riguarda i grassi saturi (somma di quelli presenti in brioche, latte/yogurt e olio di oliva) si assestano sui 18,7g molto al di sotto del massimo indicato dai LARN e cioè il 10% dell’energia che sarebbero 27,7g nel mio caso.
 
Tutto questo per dire che:
 
1. Se l’alimentazione è basata su alimenti vegetali sopratutto e se fra quelli animali si dà la precedenza al pesce, un cornetto a colazione non fa nessun danno. Sopratutto se rimane L’UNICO DOLCE della giornata, come dovrebbe essere.
2. Se invece la giornata è composta da carne, salumi, dolci, formaggi come abitudine giornaliera non sarà il cornetto a sballare i conti. Saranno la carne, i salumi e i formaggi (per i grassi saturi) e i gli altri dolci oltre al cornetto (sempre per i saturi e anche per gli zuccheri).
3. Finchè l’energia (le calorie) che si introduce giornalmente è INFERIORE a quella che si spende (quindi se rimaniamo magri e facciamo attività fisica costante) poco ce ne importa del cornetto, dei saturi e degli zuccheri.
 
Conclusione: non rompete. 😉
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Una chetogenica ci salverà? Questo non credo

Risultati immagini per chetosi

Il nostro corpicino va “a carboidrati” e precisamente a glucosio.

Finchè i carboidrati arrivano con gli alimenti la principale fonte di energia è rappresentata da questi nutrienti, ma nel momento in cui cominciano a scarseggiare e ad andare sotto una certa soglia (circa 50g al giorno), ecco che entrano in gioco le nostre riserve di grasso che sono una fonte di energia notevole e disponibile.

Accade quindi che quando stiamo a digiuno per un po’ di ore (una notte per esempio) oppure quando decidiamo volontariamente di eliminare i carboidrati dalla nostra dieta, l’organismo comincia ad attingere l’energia che gli serve dai grassi di riserva e fa fronte alle richieste dei nostri organi in questo modo (in effetti, perlomeno all’inizio vengono “smontati” un pochino anche i muscoli che contribuiscono all’apporto energetico con alcuni aminoacidi e questa non possiamo dire che sia una bella cosa) .

Perciò cominciamo a dimagrire (e a perdere un pochino di massa magra) e siamo contenti. Un po’ meno contenti sono il nostro cervello, il sistema nervoso centrale e i globuli rossi del sangue. Questi tre amici proprio non ne vogliono sapere di accettare acidi grassi come moneta energetica. Loro pretendono lo zucchero, ma se proprio non c’è, possono accontentarsi di alcune sostanze alternative dette corpi chetonici.

I corpi chetonici sono “sottoprodotti” del metabolismo dei grassi e fanno andare tutta la macchina mettendoci in qualche modo una pezza. Essendo sostanze acide cominciano ad abbassare il pH del sangue che deve essere tamponato. L’eccesso di “acidità” viene espulso da una parte con le urine, dall’altra con il fiato, che diventa mortifero. Nelle persone sane questo non comporta particolari problemi, ma ci sono un sacco di situazioni patologiche o “limitrofe” in cui questa condizione deve essere evitata. Il caso classico è quello del diabetico di tipo 1 che può andare incontro alla cheto-acidosi, situazione potenzialmente molto pericolosa che può portare a come e anche alla morte.

Ma, anche rimanendo nel mondo dei sani, la chetosi non è una situazione piacevole: dopo un po’ che si è instaurata si ha nausea, perdita di appetito che aiuta certamente a protrarre la dieta, ma non possiamo dire che sia un divertimento.

Non lo è anche perchè la dieta chetogenica è molto restrittiva. Si deve rinunciare a un sacco di alimenti (anche quelli che apparentemente non contengono zuccheri, ma che invece sono presenti sotto forma nascosta) e vengono chiaramente a mancare micronutrienti importanti (la vitamina C in primis) che devono spesso essere introdotti con integratori (che costano tanti bei soldini). Inoltre manca quasi del tutto la fibra nella dieta, il che provoca spesso stipsi.

Certo, dal punto di vista psicologico ci sono persone che pur di perdere peso velocemente si “adattano” e la seguono per qualche tempo. Sia chiaro però: questa modalità di alimentazione non può durare ad libitum! Un mese o due sono il massimo consentito.

I propugnatori di questo tipo di dieta stravincono in partenza perchè esaltano la caratteristica di poter mangiare senza limitazioni il che ovviamente è vero fino a un certo punto. Le diete chetogeniche, come qualunque altra dieta, funzionano perchè sono IPOCALORICHE (di solito si aggirano al di sotto delle 1000 calorie al giorno)., non perchè siano magiche!
Solo che la perdita di appetito e la nausea impediscono di mangiare troppo e anche la scarsa varietà alimentare non permette grandi banchetti! Dopo una fiorentina da mezzo chilo, chi ha voglia di salame e wurstel a volontà?

Ricapitolando, per perdere qualche chilo in velocità si deve:

1. Puzzare
2. Avere nausea
3. Diventare stitici
4. Prendere integratori (e spendere soldi)
5. Perdere un pochino di massa muscolare
6. Mangiare sempre le stesse cose

e sopratutto…

7. Non avere la minima idea di come continuare a mangiare dopo. Le diete chetogeniche sono DISEDUCATIVE. Inducono nelle persone il pensiero che ci si possa strafogare, mangiare in modo schifoso, ingrassare e poi “porre rimedio” con uno sforzo breve e solo apparentemente risolutivo.
Sovrappeso e obesità si combattono con l’educazione, non in questo modo.

Eppure vedo un fiorire di proposte dietetiche cheto-qualcosa da parte di guru, ciarlatani e, mi rincresce, colleghi nutrizionisti. “Hai 3 Kg da perdere? Una bella chetosi e via!”.

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Nota obiettiva finale (per non cadere nel pregiudizio di conferma): esistono alcune situazioni in cui la dieta chetogenica può aiutare o addirittura salvare la vita.

1. Grandi obesi candidati a chirurgia bariatrica e con fattori di rischio importanti che devono perdere peso velocemente.
2. Soggetti che devono subire altri tipi di operazioni che sarebbero rischiose se effettuate con un sovrappeso importante
3. Alcuni soggetti con patologie come il Parkinson e l’Alzheimer potrebbero trarre giovamento da questo tipo di alimentazione (ma gli studi sono ancora in divenire)

4. Epilessia

Ma la ragazzina che si sposa a Giugno e che deve perdere 5Kg no. La signora che deve prepararsi alla prova costume, no.

Vi prego, no.

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