Le vie di mezzo: lectine e terrorismo

“Signora mia, non ci sono più le mezze stagioni…”.

E sono sparite anche le vie di mezzo….

Avevo in mente da qualche tempo di parlare di lectine negli alimenti, ma il “La” me lo ha dato una recente affermazione di un contatto Facebook, parlando della presenza di lectine nei cereali integrali. Una affermazione che non mi sarei mai aspettato.

Prima di arrivare al punto diciamo due parole per definire il contesto: cosa sono i cereali integrali e cosa le lectine.

I Cereali integrali

I frutti di alcune graminacee prendono il nome di cariossidi (i chicchi) e sono la parte della pianta di cui noi ci nutriamo e che possiamo consumare intera, oppure sotto forma di farina o sfarinati, semole (ma anche ridotti in fiocchi, frantumati, ecc).

Il chicco è composto da tre parti: una membrana protettiva esterna, il pericarpo, che una volta separata dal chicco prenderà il nome di crusca (ricca di fibra); una parte interna, il germe (o embrione, da cui prende origine una nuova piantina), che contiene sopratutto lipidi e proteine oltre a una certa quantità di microelementi e tutto il restante volume che è chiamato endosperma (o albume) che è formato per la maggior parte da amido.

 

Il chicco consumato tal quale è “naturalmente integrale” perchè noi assumiamo tutte le sue parti. Lo stesso dicasi quando mangiamo prodotti da forno o pasta costituiti da farine o semole derivanti dalla macinazione del cereale intero. Altri tipi di macinazione eliminano la crusca e producono farine/semole meno ricche di fibra e di micronutrienti e contenenti perlopiù amido. La normativa (https://goo.gl/xKhg7n) distingue le varie lavorazioni e miscele, ma non è questa la sede per approfondire questi aspetti. Ciò che più conta (ai fini di questo articolo) è che, dal punto di vista nutrizionale e salutistico il consumo del cereale intero è associato a una marea di benefici che possiamo riassumere così:

  1. Benefici riguardanti la riduzione del rischio di Diabete Tipo 2 (https://goo.gl/tuhsGH; https://goo.gl/mpw7Dd)
  2. Benefici legati alla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari (https://goo.gl/tuhsGHhttps://goo.gl/buZV6K)
  3. Benefici correlati alla riduzione del rischio di cancro (colon retto) (https://goo.gl/c2GuJb)
  4. Benefici associati ad un minor rischio di sovrappeso e obesità (https://goo.gl/tuhsGHhttps://goo.gl/mpw7Dd)

Voglio sottolineare che i lavori citati sono revisioni sistematiche e metanalisi, cioè grandi selezioni e analisi statistiche di numerosi studi scientifici effettuati su centinaia di migliaia di persone (a volte milioni) seguite nel tempo ed esprimono ciò che di meglio attualmente esiste in letteratura. Non stiamo quindi parlando di lavoretti sui topi o su 5 persone seguite per 3 giorni. Su questi lavori si basano le linee guida nutrizionali mondiali che forniscono suggerimenti pratici di comportamento alla popolazione. Per esempio le nostre linee guida (in particolare la numero 2: https://goo.gl/tNafJs) affermano: “Consuma regolarmente pane, pasta, riso e altri cereali (MEGLIO se integrali)…”. Non dice “Evita i cereali integrali perchè sono pericolosi o ricchi di anti-nutrienti”!

Ovviamente, come spesso ripeto (fino alla nausea in effetti), i cereali consumati integrali, non sono la panacea. DA SOLI non fanno miracoli, ma devono essere inseriti in un contesto che comprenda alimentazione corretta nel suo insieme, attività fisica, abolizione del fumo di sigaretta e molta limitazione (se non assenza) di consumo di alcolici. Come al solito è la somma che fa il totale e non è neppure necessario mangiare sempre e in maniera esclusiva prodotti integrali. Il consiglio pratico è di fare fifty fifity: perlomeno il pane e i prodotti da forno (fette biscottate, biscotti, crackers…) dovrebbero essere consumati nella forma intera, mentre per la pasta (o il riso) questo non è necessario. Va da sè che se abbiamo la (buona) abitudine di alternare il consumo della pasta con dei cereali in chicco (riso integrale, avena, orzo, segale, bulgur, ma anche pseudocereali come il grano saraceno o la quinoa) otterremo benefici ulteriori oltre ad avere un appagamento del gusto. Tutto questo per dire che non sono un “fan” dell’integrale a tutti i costi e non ho nulla da guadagnare nel consigliarne il consumo, ma le evidenze parlano chiaro.

Il cereale intero sazia maggiormente e, a parità di peso, contiene più fibra e quindi un po’ meno calorie. L’effetto “massa” è maggiore rispetto al consumo di cereali raffinati e in un mondo dove il consumo di fibra è bassissimo il semplice consiglio di introdurne di più può aiutare a introdurre meno energia, rimanere magri (o ritornare magri) e guadagnare salute. Non dimentichiamo ovviamente che una bella fetta della fibra che dovremmo introdurre giornalmente deve derivare anche da frutta, verdura e legumi, i cardini della dieta mediterranea.

Se l’aumento della sazietà (e la riduzione dell’introito calorico) è probabilmente l’effetto più importante per la nostra salute, i benefici legati all’assunzione quotidiana di cereali interi non si limitano a questo: sono state studiate e osservate le proprietà di numerose molecole bioattive presenti nel germe sopratutto, che possono spiegare alcuni effetti anti tumorali, antiossidanti cardioprotettivi, ecc.

Le lectine

Le lectine sono sostanze proteiche capaci di fare agglutinare i globuli rossi (infatti sono dette anche emo-agglutinine) e sono presenti in numerosi vegetali. Sono tossiche, ma una cottura adeguata è in grado di denaturarle e ridurre notevolmente il rischio di effetti avversi. E’ storicamente noto che estratti di alcuni legumi (che ne sono particolarmente ricchi, come i fagioli, i piselli e le lenticchie) agglutinano il sangue di molti mammiferi. Alcune lectine sono anche state identificate nel frumento.

Una lectina “famosa” è la ricina (https://goo.gl/Foi4xS), citata in numerosi film e serie tv, presente nei semi di ricino (Ricinus communis) è una potente tossina in grado di provocare morte cellulare in bassi dosaggi: 0,2mg, pari a 8 semi circa, possono uccidere un uomo (https://goo.gl/92gdCH).

La funzione di queste agglutinine nella pianta non è bene compresa, ma pare sia legata alla difesa nei confronti di funghi e batteri. Esiste anche l’ipotesi che partecipino a meccanismi di accumulo di sostanze di riserva e di comunicazione tra pianta e organismi simbionti (“Additivi e tossici negli alimenti” – Marinella Melis, Ed. Libreria Universitaria, 2014).

Le lectine hanno una speciale affinità per i carboidrati (il loro nome deriva dal latino legere: scegliere, riconoscere), compresi quelli presenti sulla membrana dei globuli rossi, il che spiega la loro capacità agglutinante, ma spiega anche la capacità di legarsi alle strutture glicoproteiche intestinali danneggiandole, inibendo l’assorbimento di nutrienti e provocando iperplasia e ipertrofia dei tessuti.

Se cercate in rete “lectine e malattie” vi sembrerà che queste sostanze siedano accanto a Satana in persona da tanti risultati negativi che otterrete. La demonizzazione delle lectine, fra le altre cose, sta alla base della paleodieta ed è anche legata alla dieta dei gruppi sanguigni. I paleodietisti (o come diavolo si chiamano) giustificano l’esclusione dalla dieta di cereali e legumi anche in base al fatto che questi alimenti contengano lectine. Per rafforzare il loro pregiudizio di conferma (selezionare solo i lavori che tirano acqua al loro mulino escludendo gli altri) citano alcuni studi. Uno di questi lo potete trovare qui: https://goo.gl/7pXAGA. Al capitolo 4 si parla di “agglutinina del germe di grano” o WGA. Viene citata tutta una serie di lavori a favore della tesi “le lectine fanno male, molto male”, ma sono tutti lavori su animali o in vitro e in tutti viene utilizzato estratto di WGA somministrato su cellule in una piastra o direttamente nell’intestino di un ratto in elevati dosaggi, notando tutta una serie di conseguenze negative. Questi lavori possono essere spunti di riflessione per successivi studi, ma non “dimostrano” un bel nulla. La stessa review a un certo punto infatti dice “Mancano dati umani che mostrano l’influenza dell’assunzione di WGA sui marcatori infiammatori“. E grazie. Tutti gli altri lavori trovati in letteratura sono del medesimo tenore: analisi in vitro o su animali, nessuna prova su esseri umani nella VITA REALE. Questo è un altro articolo che spesso viene citato: https://goo.gl/pQNXpY. Anche qui, tante ipotesi, ma nessuna certezza. Nessuna prova che il consumo di cereali integrali, nello specifico, possa provocare un qualche tipo di danno a causa del contenuto di lectine. E mettiamo il primo punto.

Avviciniamoci alla conclusione citando finalmente questo lavoro: https://goo.gl/oJ26CR . Questa revisione sistematica del 2014 si è occupata di analizzare tutte le possibili relazioni tra la assunzione di lectine presenti nei cereali (in particolare la WGA) e varie condizioni patologiche come il cancro, l’obesità, la autoimmunità, la tossicità in generale, ecc.

Ormai dovrebbe essere chiaro, ma anche qui gli autori affermano che “Sebbene i dati provenienti da studi sull’essere umano che utilizzino cibi trattati termicamente manchino, ci sono prove che le lectine purificate influenzano lo stato di salute. Diversi studi di ricerca in vitro sono stati descritti in letteratura“; e ancora “Inoltre, gli studi che descrivono gli effetti di alte dosi di lectine vegetali purificate sulla salute degli animali sono stati elencati in database scientifici“. Quindi: estratti purificati, alte dosi, prove in vitro e su animali. Cioè voi capite: prendono i fagioli CRUDI, estraggono le lectine e li sparano dentro a un topo. E il topo sta male! Urca!

Gli autori concludono che “I risultati di una ricerca aggiornata sui meccanismi che le lectine del grano hanno su fattori di salute, come l’obesità, le malattie autoimmuni e la malattia celiaca, sono sottoposti a revisione critica. Concludiamo che ci sono molte ipotesi infondate fatte. Gli attuali dati sugli effetti sulla salute delle lectine alimentari, come consumate in cibi cotti, al forno o estrusi, non supportano effetti negativi sulla salute negli esseri umani. Al contrario, il consumo di alimenti contenenti WGA, come cereali e prodotti integrali, ha dimostrato di essere associato a rischi significativamente ridotti di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro e una gestione del peso a lungo termine più favorevole.“.

Ed ecco che torniamo magicamente al punto di partenza: consumare cereali interi è talmente positivo per la salute da superare qualunque rischio derivante dalla assunzione possibile (ma non dimostrata) di lectine.

E’ la solita vecchia storia: si prende un tossico presente in un alimento (o un agrofarmaco che viene usato come diserbante sulle colture…), se ne “dimostrano” gli effetti negativi in assoluto (le lectine messe in quantità a contatto col nostro intestino bene non fanno, l’agrofarmaco bevuto a litri non è un toccasana) e ci si scorda poi di valutare l’esposizione a queste sostanze (le lectine vengono perlopiù inattivate dal calore, dalla fermentazione, dall’ammollo; l’agrofarmaco non ci arriva nei nostri cibi in quantità significative…).

La dose fa il veleno, ma l’esposizione al veleno conta ancora di più. Se non c’è esposizione, non c’è veleno e quindi danno.

Concludendo, allo stato attuale dell’evidenza scientifica, le lectine alimentari sono un non-problema. Qualunque valutazione seria sulla tossicità di una sostanza presente nei cibi deve essere fatta mettendo sulla bilancia rischi e  benefici. In questo caso specifico i rischi non sono neppure dimostrati. Perciò consumate tranquillamente e senza paure il pane scuro che va benissimo.

Fra l’altro mi sorge spontanea una considerazione: da una parte c’è uno con la barbetta bianca che ci dice che i cereali raffinati sono il male assoluto; dall’altra parte c’è una intera categoria di pseudo-dietologi, amanti della paleo e della dieta Mozzi (e anche i panificatori, per motivi che mi sfuggono totalmente) che ci dicono che i cereali integrali sono il male assoluto.  Ma porca miseria, cosa dobbiamo fare?

Ma non esistono più le vie di mezzo?

“Signora mia, non ci sono più le mezze stagioni….”

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Una dieta, non mille

L’alimentazione sana e corretta per la prevenzione delle malattie non trasmissibili è UNA.

Non esistono le diete “per il cuore”, “per prevenire i tumori”, “contro il diabete”, “per combattere l’osteoporosi”.

Non ci sono differenze, per ridurre il nostro rischio di ammalarci si dovrebbe mangiare sempre nello stesso modo:

1. In modo da non INGRASSARE (questo E’ il punto fondamentale). Perchè è ingrassare, a prescindere da COSA si mangia, che aumenta il rischio di infarto, ictus, tumori, diabete, osteoporosi, ecc., aumentando l’infiammazione sistemica di basso grado (http://www.gabrielebernardini.it/fiamma/) e l’insulinoresistenza (http://www.gabrielebernardini.it/linsulino-resistenza/) nel nostro organismo.
La PANCIA mette a rischio la nostra salute, anche se aumenta mangiando quinoa, bacche di Goji, zucchero integrale, sale himalayano e verdure bio.
2. In modo da introdurre ogni giorno sopratutto alimenti vegetali (frutta, verdura, legumi, cereali integrali).
3. In modo da introdurre pochi alimenti di origine animale (sopratutto poche carni grasse e pochissime carni trasformate).
4. In modo da non eccedere col sale.
5. In modo da non bere alcolici (o limitarli al massimo)
6. In modo da non mangiare (o limitare al massimo) alimenti con elevata densità energetica (bevande zuccherate, dolci).

Questo è il modo. C’è solo un modello che rispetta questi punti ed è il modello mediterraneo (http://www.gabrielebernardini.it/la-alimentazione-mediterranea-dieta-modello/). Quello che vi raccontano i vari guru, che esaltano il SINGOLO ingrediente, facendolo diventare un farmaco E’ FUFFA!

Le erbe miracolose, gli integratori fantasmagorici, i beveroni detox, gli antiossidanti e i supercibi sono FUFFA! Quand’anche ci siano evidenze consolidate su alcuni alimenti rispetto ad altri sono SEMPRE da considerarsi un tassello che PARTECIPA alla visione di insieme, ma che DA SOLO non fa NULLA!

C’è solo UNA dieta per la salute, non 1000.
Poi ci sono le dietoterapie per chi una malattia ce l’ha GIA’. Ma è tutta un’altra faccenda.

Una bilancia e un nastro da sarta (per misurare la circonferenza vita) è quello di cui avete bisogno. Non di complicarvi la vita con mille diete farlocche o di credere ad ogni libro che esce in libreria o ad ogni ragazzina che sui social si inventa la dieta o l’alimento miracoloso.

Ah! avete bisogno anche di un paio di scarpe da jogging ovviamente. L’attività fisica è l’unico farmaco che non ha effetti collaterali e che non costa niente.

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Le emozioni caloriche di Marco Bianchi

Ci sono quelle giornate sfigate in cui ti capita di imbatterti in trasmissioni televisive che mai avresti voluto vedere. Oggi è una di queste giornate.

Il caro Bianchi, il cuoco del Cheshire che fa tendenza e che vorrebbe fare anche informazione nutrizionale, ha inaugurato un nuovo programmino tv su una nota rete dove si parla solo di ricette e cibo (che non vi dirò mai, ma che troverete in fretta, lo so). Si chiama “La mia Cucina delle Emozioni” ed è solo un contenitore di ricette riviste secondo il suo approccio salutistico che consiste semplicemente nel dire, nell’ordine:

1. che le farine integrali fanno bene, quelle raffinate no
2 che gli zuccheri fanno male, ma quelli che stanno dentro l’uvetta no
3. che il cibo x fa bene a y perchè contiene il nutriente z
4. che le calorie non contano se vengono da alimenti buoni (buoni per lui)
5. poco altro (e sempre comunque sbagliato)

Bene, mi sono imbattuto in questa ricettina da lui definita “leggera”

Per 1 persona:

80g di pasta (integrale ovviamente, perchè fa bene alla glicemia)
45g di noci (chè ci sono gli omega3 e gli omega6 e fanno bene al colesterolo)
15g di olio (extra vergine di oliva, of course)
50ml di latte di mandorla (perchè vegetale e quindi meglio)

Il piattino che ne viene fuori, leggero (!), ricco di fibre, grassi buoni e micronutrienti fantasmagorici ha circa 760 calorie……

Ma è leggero e ci sono gli omega3.

A Marco Bià, ma vaffannoce!

p.s. sia chiaro il piatto va benissimo, ma deve essere contestualizzato. Per un fabbisogno di circa 2400calorie (considerando che ci manca la verdura e la frutta per completare il pasto) è perfetto. Ma questo nessuno lo dice mai.

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Le bevande “zero”

L’Associazione Americana di Cardiologia (AHA) ha pubblicato un parere scientifico sul consumo delle bevande dolcificate negli adulti e nei bambini. Il parere è mirato in particolare alla gestione del peso e alla salute cardiovascolare ed è un compendio di tutti i pareri delle varie associazioni scientifiche e governative degli Stati Uniti.

L’opinione della AHA è calata nella realtà americana, paese in cui il consumo di bevande dolcificate a calorie zero rappresenta rispettivamente il 32% e il 19% (adulti e bambini) di tutte le bevande consumate. Non ci sono distinzioni tra i vari dolcificanti per mancanza di evidenze particolari: le bevande dolcificate (BD) vengono quindi considerate come gruppo unico.

Si parte dalla considerazione che il consumo di bevande zuccherate (BZ) pone tutta una serie di rischi per la salute (è per esempio uno dei determinanti maggiori del sovrappeso nei bambini) e che tali prodotti dovrebbero essere molto limitati, se non eliminati, dalla dieta delle persone. Cosa che, pare, stia comunque avvenendo (almeno in america).

Gli zuccheri aggiunti non dovrebbero superare il 10% (meglio il 5%) del fabbisogno calorico quotidiano e il consumo di bevande zuccherate rende praticamente impossibile raggiungere questo goal. Posto che bere acqua (frizzante o meno) sarebbe l’abitudine migliore da mantenere sempre, ci si è chiesto se le BD potessero fornire un aiuto nel passaggio da BZ a acqua semplice.

I risultati sono i seguenti:

  1. I bambini non dovrebbero avere come abitudine costante quella di bere BD (meno che meno BZ). Ci sono ancora alcuni dubbi sulla sicurezza di certi dolcificanti ed è prudente che ne venga evitato l’uso in organismi non ancora sviluppati pienamente e non pienamente in grado di metabolizzarli. Bambini con diabete, però, potrebbero trarre vantaggio dal loro utilizzo se questo serve a evitare le BZ e se è utile per stabilizzare la glicemia.
  2. Gli adulti che sono abituati a bere quantità elevate di BZ possono trarre vantaggio dal bere BD se, per esempio, questo può far loro perdere peso.
  3. L’acqua è chiaramente il “gold standard” e chiunque dovrebbe abituarsi a bere principalmente quella per dissetarsi.
  4. I benefici del passaggio da BZ a BD crollano inesorabilmente se questo passaggio è accompagnato da un incremento di zuccheri e calorie da altre fonti. Ovvio.
  5. Il “permesso” ad utilizzare BD è subordinato ad avere sane abitudini alimentari. Se si mangia male, ma si beve Coca Zero non serve a niente. Ovvio al quadrato.

Conclusioni di buon senso alla fine, ma che ribadiscono una attenzione maggiore nei confronti di una popolazione “debole” come quella dei bambini (che fino a 2 anni nemmeno dovrebbero assaggiarlo il dolce dello zucchero o dei dolcificanti, ricordiamolo).

I primi anni di vita sono fondamentali per acquisire buone abitudini e cominciare a selezionare gli alimenti che dovrebbero essere introdotti con più o meno frequenza. Il sapore dolce in generale porta una sorta di “dipendenza” che è difficile perdere da adulti, anche se deriva da alimenti che non possiedono calorie. L’estatè zero non fa ingrassare, ma può portare ad avere voglia di un dolce…..E siccome i genitori di oggi sono quello che sono, i figli vengono di norma accontentati. Anche perchè così stanno zitti e la mamma può agevolmente tornare a farsi un selfie per Instagram.

Statemi bene.

 

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Le analisi PERFETTE!

“Le analisi sono tutte perfette, QUINDI per ora non faccio nulla, non modifico la mia dieta, non comincio a muovermi di più, non smetto di bere”.
 
Quante volte ho sentito questa affermazione! E’ uno dei tanti alibi per non cambiare abitudini, ma non ha molto senso. Le analisi vanno bene FINCHÉ’ vanno bene. Quando la colesterolemia comincia ad aumentare, quando la glicemia va fuori limite o quando la pressione arteriosa si alza, è un segnale che è stato prodotto un danno nell’organismo. Questo danno si è sviluppato nel tempo, non è un interruttore che si accende di colpo.
 
L’esempio classico è quello dell’iperglicemia: una alimentazione sovrabbondante, ricca di alimenti ipercalorici, di bevande zuccherate, di prodotti animali in eccesso, di sale in abbondanza, di dolci in sovrappiù e povera di alimenti protettivi porta ad ingrassare e a una progressiva insulinoresistenza che all’inizio è silente perchè il pancreas compensa la ridotta sensibilità dei tessuti all’insulina con una maggior produzione di insulina stessa, mantenendo così STABILE la glicemia nel sangue. Quindi, dalle analisi non si vede nulla! Quando, dopo decenni (non 5 minuti) di vita così, il pancreas si stanca di lavorare come un dannato, solo allora comincerà a produrre meno insulina nei confronti di tessuti che sono progressivamente diventati ancora più resistenti e SOLO ALLORA la glicemia si alzerà e noi vedremo l’asterisco stampato sul foglio del laboratorio di analisi. Ma a questo punto il pancreas è danneggiato ed è molto difficile tornare indietro. Si innescano allora circoli viziosi che portano ad incrementare il rischio cardiovascolare e tumorale.
Tutto questo NON PUÒ’ essere predetto dalle analisi mentre sta avvenendo nelle sue fasi precoci.
 
A questo si aggiunge lo stato infiammatorio di basso grado (di cui ho detto qualcosa qui: http://www.gabrielebernardini.it/fiamma/) che lavora in sottofondo e non è evidenziabile da una analisi di laboratorio.
 
Si chiamano fattori di rischio perchè vanno prevenuti, sennò sarebbe inutile qualunque forma di prevenzione se fosse sufficiente agire quando il danno si è manifestato.
 
Mi viene in aiuto un proverbio: “Chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati”. Direi che calza a pennello.
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La pellagra e l’abbondanza

“Trattato della Pellagra – Malattia che desola le popolazioni di campagna.”

Questo libretto del 1807, conservato a Palazzo Pfanner a Lucca (luogo splendido) contiene le più aggiornate conoscenze scientifiche dell’epoca su una delle malattie che più affliggeva la popolazione italiana di quei tempi: la pellagra. Detta la malattia delle tre D (dermatite, diarrea, demenza), la pellagra era causata da una MANCANZA: la mancanza di vitamina PP (pellagra prevention) o niacina.

Allora la dieta dei contadini dell’Italia settentrionale era basata sopratutto sul consumo di mais (polenta) ed era deficitaria di alimenti freschi contenenti questa vitamina. La pellagra portava spesso alla morte.

In effetti il mais contiene la vitamina, ma questa non è disponibile se non attraverso un processo, detto nixtamalizzazione e conosciuto dalle popolazioni dell’America Centrale (che usavano anch’esse mais come alimento principale ma non soffrivano di pellagra) da tempi antichi. Il processo consiste nel “liberare” la vitamina attraverso un trattamento con sostanze alcaline come la calce. I dettagli potete leggerli qui https://goo.gl/YNKTTP

Nell’800 erano le carenze ad uccidere. Oggi uccide l’abbondanza. Siate grati per ciò che avete e non sprecatelo mangiando in eccesso.

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Cancro e bufale

Questo è il Codice Europeo contro il Cancro. E’ composto da 12 raccomandazioni pratiche per ridurre il nostro rischio tumorale (https://cancer-code-europe.iarc.fr/index.php/it/).
Si basa sulle maggiori evidenze scientifiche ad oggi disponibili (in pratica ricalca i consigli del Fondo Europeo per Ricerca sul Cancro: https://www.wcrf.org/dietandcancer/about).
 
Dategli una occhiata, il sito è fatto molto bene. Per quanto riguarda l’alimentazione e lo stile di vita le raccomandazioni sono quelle che ripetiamo ogni giorno: rimanere magri, muoversi, evitare gli alcolici e seguire una dieta a base vegetale (modello mediterraneo). Ma non è questo di cui volevo parlare.
 
Il Codice fornisce consigli per la PREVENZIONE (quindi non dà raccomandazioni per i pazienti che hanno già avuto una DIAGNOSI), ma sul sito ci sono numerose FAQ, tra cui questa:
 
“Mi è stato DIAGNOSTICATO un cancro. Seguire una dieta sana può essermi utile?”
 
Risposta: “Purtroppo vi sono molti meno elementi a sostegno degli effetti della dieta sulla progressione del cancro rispetto a quelli sulla probabilità di svilupparlo. Inoltre molto dipende dal tipo di tumore.
Per le persone affette da cancro al seno, prove sostanziali dimostrano che un peso sano e attività fisica e un migliorano entrambi la qualità della vita e sono legati alla maggiore sopravvivenza.
Non esistono sufficienti prove per formulare rigorose raccomandazioni in merito ad altri tipi di cancro, né per confermare gli effetti benefici di un particolare tipo di cibo o di dieta, ma le autorità tendono a consigliare alle persone a cui è già stato diagnosticato un tumore di seguire le raccomandazioni generali per la prevenzione del cancro (salvo diversamente indicato per ragioni mediche o di altro tipo). Infine, è sempre bene evitare di assumere qualsiasi integratore senza aver prima consultato il proprio medico, poiché è stato dimostrato che alcuni di essi potrebbero interferire con i trattamenti contro il cancro.”
 
Mi pare chiaro no? in assenza di prove forti, seguite le raccomandazioni per la prevenzione.
 
Siccome in rete (e in TV, sui giornali…) si trova di tutto e le persone malate vanno (comprensibilmente) in cerca di ogni speranza possibile, volevo avvisarvi: se siete malati, evitate le magie, gli imbonitori, i prodotti che promettono miracoli e sopratutto, con TUTTA la vostra forza, evitate i “professionisti” medici e biologi che si vantano di aver trovato delle soluzioni per trattare il tumore con la dieta!

Ci sono associazioni che pubblicizzano diete allucinanti, difficilissime e strampalate.

Il maggior pericolo sta nel fatto che se a questi “scienziati” glielo chiedi, ti forniscono tutte le referenze bibliografiche a supporto e apparentemente sembra roba seria, ma è un puzzle messo insieme da studi slegati tra loro (spesso sono solo “prove” in vitro o su animali). Costoro si ingegniano (per denaro ovviamente, mica te la danno gratis la dieta e il supporto con altre “terapie”) e costruiscono queste cose secondo il loro estro personale.

Beware!

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Quanto è facile ingrassare!

Qui: http://www.gabrielebernardini.it/laderenza-alla-dieta/ ho tentato di farvi vedere come non sia semplice portare avanti una alimentazione per perdere peso se manca la costanza e la disciplina, a causa delle molteplici “distrazioni” che possono intervenire durante il percorso.

Le stesse distrazioni rendono invece semplicissimo prendere peso nel tempo.

La enorme disponibilità di cibo moderna (a costi bassissimi), la nostra naturale propensione all’accumulo di grasso (per le antiche carestie che oggi però non ci sono più: http://www.gabrielebernardini.it/3-cervelli-gli-uomini-mortali-puntata/) e l’aggiunta del fattore P (piacere) che è legato all’assunzione di particolari alimenti (ricchi di grassi, zuccheri e sale) i quali vanno a stimolare il circuito della ricompensa (http://www.gabrielebernardini.it/3-cervelli-per-gli-uomini-mortali-seconda-puntata/) ci rendono facilissimo accumulare peso nel tempo tramite piccole aggiunte alla nostra dieta che spesso sfuggono alla coscienza e che invece dovremmo abituarci a “intercettare” prima che facciano i loro danni nel tempo.

Attenzione, non sto parlando di una vacanza o delle feste natalizie che ci fanno portare a casa un paio di chili di ciccia , mi riferisco a minuscoli sgarri quotidiani (o quasi) che fanno in modo di ritrovarci con 20Kg in più sulle spalle (e sul cuore, sui vasi, sulle ossa, sul rischio tumorale e metabolico) in 20 o 30 anni! Come aggravante dobbiamo aggiungere che il nostro metabolismo perde naturalmente i colpi col tempo e l’attività fisica si riduce sempre più negli anni e con essa la massa muscolare. Infine, anche dal punto di vista psicologico, più passa il tempo e più siamo portati a tralasciare la manutenzione della “macchina” quando dovremmo semmai prendercene più cura con la speranza di invecchiare il più possibile in salute.

Insomma, col tempo le entrate aumentano, le uscite si riducono, il metabolismo si abbassa e la bilancia si sposta piano piano verso l’accumulo di massa grassa.

Ecco un esempio

Partiamo dal nostro classico fabbisogno di 2000Kcal giornaliere e ammettiamo di avere 20 anni. Ammettiamo di mangiare in media 2040Kcal ogni giorno per 20 anni. “In media” vuol dire che qualche volta mangeremo meno di 2000Kcal, qualche altra volta di più, a volte ne bruceremo di più col movimento, a volte ci muoveremo molto meno.

40Kcal medie in più ogni giorno fanno 210Kcal settimanali, 840 mensili, 10080 annuali. Anche nell’improbabile caso che il nostro metabolismo non si abbassi in 20 anni (non è improbabile, è impossibile), noi a 40 anni ci ritroviamo con una 30ina di kg in più.

Voi mi direte: “ma perchè non tutti ingrassano, sembra così facile!”. Beh, fondamentalmente perchè chi non ingrassa NON mangia IN MEDIA 2040Kcal ogni giorno, ma, che so, 1960. Inoltre incrementa l’attività fisica nel tempo, non la riduce e mantiene una buona massa muscolare. Tutto ciò gli permette di compensare il fisiologico calo del metabolismo e mantenere il peso (o acquistarne molto meno).

Tutto qui? si tutto qui, ma ovviamente senza motivazione, organizzazione e costanza non è mica facile. E senza educazione è impossibile. Si deve cominciare da bambini.

Intanto potreste evitare quel biscotto che mangiate senza neanche pensarci (40Kcal), quel bicchiere di vino in più (70Kcal), quel mezzo cucchiaio di olio in eccesso (50Kcal). C’è SEMPRE qualcosa da togliere, il che non vuol dire ridurre il piacere che il cibo ci porta, anzi semmai dovremmo abituarci ad assaporare ed apprezzare di più il “meno” che mangiamo. Volendo si può.

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Metterci una pezza

Quando ingrassiamo, le nostre cellule adipose cominciano a produrre un ormone chiamato leptina, la cui quantità è proporzionale alla nostra massa grassa (più ne abbiamo, maggiori quantità di leptina entrano in circolo). La leptina è un messaggero, ha il compito di raggiungere l’ipotalamo, una piccola regione cerebrale deputata, fra l’altro, allo smistamento e alla regolazione dei segnali di fame e sazietà di cui ho parlato più diffusamente qui: http://www.gabrielebernardini.it/3-cervelli-gli-uomini-mortali-puntata/.

In condizioni normali l’arrivo della leptina al cervello segnala che le scorte adipose sono aumentate e che è il momento di mangiare meno. L’ipotalamo pertanto produce segnali di sazietà (sarebbe meglio dire che riduce i segnali della fame), noi riduciamo l’introito calorico, ci muoviamo di più e dimagriamo o manteniamo il peso a livelli corretti. Questo semplice circuito di feedback va in tilt quando la fame viene soppiantata dall’appetito. L’appetito inteso come “voglia di qualcosa di buono”, cioè di piacere, fa saltare tutto e ci fa mangiare nonostante i segnali della leptina cerchino di frenare l’assunzione calorica. Ne ho parlato qui: http://www.gabrielebernardini.it/3-cervelli-per-gli-uomini-mortali-seconda-puntata/

Ciò che ci porta fin qui sono le nostre scelte. Nessuno ci mette patatine e dolcetti a forza in gola, nessuno ci obbliga a bere litri di bevande zuccherate, nessuno ci impedisce di alzarci dal divano. Siamo noi che decidiamo di farlo, perchè è piacevole farlo. Libero arbitrio.

Quando però si va oltre si instaurano circoli viziosi che rendono il tutto più complicato. Generalmente il problema peggiora quando superiamo la soglia dell’obesità.

Un nuovo studio (http://stm.sciencemag.org/content/10/455/eaah6324) ha messo in luce e parzialmente confermato ciò che si ipotizzava da tempo: oltre una certa soglia di massa grassa il nostro cervello diventa “resistente” alla leptina. Perciò continuiamo a produrne tanta, ma l’ipotalamo non risponde con un aumento di sazietà e un incremento dei segnali che ci stimolano a muoverci maggiormente. E’ diventato sordo. Pare che questo sia dovuto all’incremento di un enzima detto metalloproteinasi della matrice 2, o MMP-2 che “spezza” i recettori della leptina impedendo così che questa si leghi al sito di attacco e metta in atto la cascata di segnali che portano a mangiare meno. Ma come mai l’espressione dell’enzima MMP-2 aumenta quando ingrassiamo? sembra che fattori infiammatori favoriscano la sua espressione. E cos’è l’obesità se non uno stato infiammatorio di basso grado (ne ho parlato qui: http://www.gabrielebernardini.it/fiamma/)?

Il lavoro che ha messo in luce questo meccanismo è stato fatto sui topi, con tutte le limitazioni del caso quindi, ma si affianca a numerosi altri lavori di ricerca tutti mirati a trovare una “cura” farmacologica per l’obesità. Un farmaco che bloccasse l’espressione dell’enzima MMP-2 potrebbe ripristinare la normale azione della leptina, aiutando a dimagrire, interrompendo uno dei tanti circoli viziosi che si attivano sopra una certa soglia di peso.

Riflessione finale: sacrosanta la ricerca e la spesa per “mettere una pezza” al danno che si è fatto, ma quanto sarebbe importante spendere soldi in EDUCAZIONE e permettere alle persone (sopratutto ai ragazzi) di NON arrivare al punto di non ritorno? Abbiamo visto che fino a un certo punto siamo NOI, con le nostre scelte (sbagliate) a farci del male. Perchè non intervenire a quel livello? Quanto bisogna aspettare affinchè si prenda maggiore coscienza di questo banale fatto?

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L’obesità infantile

Vedo un florilegio di ricette della nonna, genuine, fatte in casa, dall’orto alla tavola. Le mamme influencer pubblicano preparazioni sfavillanti, buone, pulite, sane e giuste per i loro bambini e i bambini delle loro follower. Le dietiste in carriera consigliano di allontanarsi dai prodotti industriali: “Vade retro merendina! solo roba genuina per i nostri figli!”. I nutrizionisti moderni suggeriscono prodotti “naturali” e non contaminati dalla brutta chimica e ci propongono spuntini trendy per i nostri pargoletti, spuntini che ci vuole mezz’ora per preparare e lunghi viaggi verso negozietti di prodotti Bio-natural, per una merenda “senza”: senza lattosio, senza glutine, senza uova e senza mezzo stipendio, tanto costano gli ingredienti.
 
E vedo un bambino su tre sovrappeso (21,3%) o obeso (9,3).
Vedo che in Campania gli obesi arrivano al 17,9%! e i sovrappeso al 26,2%. E non va meglio nelle altre regioni del Sud.
Si, le cose sono un pochino migliorate rispetto a 10 anni fa, ma è una magra consolazione perchè l’Italia è ancora ai primi posti in Europa in questa gara al contrario, in cui chi vince, perde. Perde in salute e perde anni di vita futura.
 
Vedo che più del 40% dei bambini fa una colazione inadeguata o la salta del tutto e più della metà fa uno “spuntino” a metà mattina che nemmeno Obelix quando era in forma.
Vedo che il 20% dei bambini non mangia frutta e verdura ogni giorno e vedo circa 4 genitori su 10 dichiarare che i loro figli bevono bevande zuccherate quotidianamente.
Sono gli stessi genitori di bambini sovrappeso o obesi che dichiarano nel 38% dei casi di “vedere” il loro figlio sotto o normopeso! Solo il 30% dichiara che il loro figlio mangia troppo, gli altri pensano mangi il giusto.
E per finire vedo bambini sedentari. Solo 1 su 4 va a scuola a piedi o in bicicletta, però, eh caspita!, il 44% ha la TV in camera e il 41% sta più di 2 ore davanti a uno schermo per giocare ai videogiochi!
 
E vedo che tutto ciò ha conseguenze: più del 30% dei bambini obesi ha già trigliceridi e colesterolo elevati e ha i primi segni di steatosi epatica (fegato grasso). Il 5% ha la glicemia elevata e un problema col metabolismo degli zuccheri (prediabete) e il 10% ha valori di pressione arteriosa fuori norma.
 
Più o meno il 50% dei ragazzi obesi diventerà un adulto obeso, con tutte le conseguenze del caso.
 
Vedo un sacco di cose, vedo numeri enormi e vedo anche che di tutto questo non si parla. Anzi, Youtube è invaso di video di ragazzi che si abbuffano e fanno tendenza. Vengono seguiti da centinaia di migliaia di follower che sono coloro che seguono anche le influencer di instagram che parlano di dimagrimento localizzato, di bacche di goji e di diete superveloci.
Vedo che la scuola e le istituzioni non esistono, che i media si occupano di altro e che c’è poco da fare.
 
 
Riferimenti
 
http://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/dati2016.asp
 
https://www.sip.it/2017/12/18/obesita-infantile-quello-devi-sapere/
 
https://www.sip.it/2017/12/04/decalogo-anti-obesita-dal-concepimento-lintera-vita/
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