Grani antichi?

Che poi uno dice i grani antichi…..guardate la foto e ditelo al contadino.

Ecco un bellissimo compendio sui grani (http://goo.gl/uaoxVq).

Adeguatamente breve (come piace a me).

Un po’ di storia, di proprietà nutrizionali, di miti e bufale, di celiachia e sensibilità al glutine e di considerazioni agro economiche.
Bello. Semplice e comprensibile, basato sugli studi più recenti. C’è tutto.

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L’alimentazione per chi fa sport: focus sul fabbisogno proteico

La casalinga disperata

La composizione qualitativa della dieta nella persona che fa sport non è differente rispetto a chi ha una vita maggiormente sedentaria. Chi svolge una maggiore attività fisica ha sopratutto necessità di maggiore energia (per compensare quella spesa con l’aumentato lavoro muscolare) e, nella maggior parte delle persone, NON di più proteine.

Il fabbisogno di carboidrati e di grassi, pertanto, si assesta rispettivamente attorno al 55-60% e al 25-30% dell’energia introdotta ogni giorno. Più o meno gli stessi fabbisogni di un sedentario. E adesso vediamo quello proteico.

Il fabbisogno proteico in chi fa sport VERAMENTE (Fonte: LARN 2014)

Gli sportivi che si allenano con continuità (perlomeno 9-10 mesi l’anno) e regolarità (almeno un allenamento al giorno, 5-7 giorni la settimana, 2-3 ore per seduta di allenamento) e con una buona intensità hanno sicuramente bisogno di un incremento proteico che contribuisca a “riparare” i danni muscolari conseguenti all’intenso allenamento, ma che sia anche utilizzato per incrementare la massa muscolare.

Nelle prestazioni sportive di tipo aerobico (di almeno 60 minuti: corsa, nuoto…) si considera opportuno un fabbisogno pari a 1,2-1,4g per Kg di peso corporeo al giorno (laddove il soggetto sedentario ha necessità di 0,8-1g per Kg di peso).

Quando l’attività fisica diventa più intensa e sopratutto quando richiede più forza e resistenza muscolare è possibile arrivare a 1,7g pro Kg (sopratutto nell’allenamento, un po’ meno se il soggetto è allenato). Il limite massimo in atleti che desiderano un potenziamento e un accrescimento muscolare notevoli (in pratica i bodybuilder) è fissato in 2g pro Kg (anche qui sopratutto nella fase di allenamento). Importante è anche introdurre le proteine in una finestra temporale adeguata, nelle vicinanze della fine della sessione di allenamento per massimizzare l’accrescimento muscolare. In tutti questi casi è necessario affiancare anche un buon apporto di carboidrati (fino al 60% delle calorie introdotte quotidianamente).

TUTTI questi apporti proteici si possono raggiungere SENZA l’utilizzo di integratori, ma con la “semplice” dieta. Quindi con gli alimenti!

Questa è per esempio la posizione dell’American College of Sports Medicine (Position stand. Nutrition and athletic performance https://goo.gl/wTk68w):

“These recommended protein intakes can generally be met through diet alone, without the use of protein or amino acid supplements”

(Queste assunzioni di proteine raccomandate possono generalmente essere soddisfatte attraverso la sola dieta, senza l’uso di integratori di proteine o amminoacidi)

Per inciso, non servono neppure altri tipi di integrazione:

” In general, no vitamin and mineral supplements are required if an athlete is consuming adequate energy from a variety of foods to maintain body weight. Supplementation recommendations unrelated to exercise, such as folic acid for women of childbearing potential, should be followed. A multivitamin/mineral supplement may be appropriate if an athlete is dieting, habitually eliminating foods or food groups, is ill or recovering from injury, or has a specific micronutrient deficiency. Single-nutrient supplements may be appropriate for a specific medical or nutritional reason (e.g., iron supplements to correct iron deficiency anemia)”

(In generale, non sono necessari integratori di vitamine e minerali se un atleta consuma energia adeguata da una varietà di alimenti per mantenere il peso corporeo. Devono essere seguite le raccomandazioni di integrazione non correlate all’esercizio fisico, come l’acido folico per le donne in età fertile. Un integratore multivitaminico/minerale può essere appropriato se un atleta è a dieta ed elimina abitualmente cibi o gruppi di alimenti, è malato o si sta riprendendo da un infortunio o presenta una specifica carenza di micronutrienti. I supplementi di singoli nutrienti possono essere appropriati per una specifica ragione medica o nutrizionale, ad es. supplementi di ferro per correggere l’anemia da carenza di ferro)


Il fabbisogno proteico in chi CREDE di fare sport (Fonte: LARN 2014)

I dilettanti (le casalinghe disperate, gli omarells in carriera…) che riescano ad allenarsi regolarmente per 1-2 ore al giorno 3-4 volte alla settimana, possono benissimo mangiare come il resto del mondo un po’ più sedentario….non hanno necessità di particolari incrementi, né tanto meno di polverine, pasticchette, beveroni e mangimi proteici vari. Nel loro caso è ampiamente sufficiente incrementare un pochino le calorie giornaliere e basta (sempre che non debbano anche perdere peso).

Ma troppe proteine fanno male?

A livello di tossicità acuta (con esiti anche mortali) bisogna raggiungere livelli di introduzione altissimi (sopra il 40-45% dell’energia) per avere problemi.

Per quanto riguarda le problematiche a lungo termine di un eccessivo introito proteico con la dieta, le cose sono di più difficile valutazione.

Malattie cardiovascolari/pressione arteriosa: conclusioni discordanti. Sembra che, più che le proteine, sia l’uso degli alimenti che le contengono (che nelle diete occidentali sono anche ricchi di grassi saturi e sale) ad essere legato ad un aumento dei problemi cardiaci e vascolari in genere. Di contro in chi mangia tante proteine vegetali (soia in particolare) pare esista un effetto protettivo.

Insulinoresistenza e diabete: diete con bassi carboidrati e un elevato apporto proteico sono associate ad un aumento del rischio di Diabete Tipo 2, ma i risultati non sono tutti pienamente concordi.

Tumori: anche in questo caso, non sembra esserci una forte correlazione tra proteine nella dieta e tumori, anche se certamente un abuso di carni conservate e carni grasse aumenta il rischio (probabilmente per altri motivi non legati alle proteine in sè). Inoltre alcuni lavori hanno evidenziato un aumento di marcatori tumorali (IGF-1) e apporto di proteine con la dieta.

Funzione renale: non sembra esserci evidenza di peggioramento della funzione renale con l’aumento del contenuto proteico nella dieta, perlomeno in soggetti sani (in chi ha già problemi renali il discorso cambia).

Osteoporosi: non c’è legame tra peggioramento del metabolismo osseo e l’introito proteico, anzi una assunzione adeguata sembra addirittura protettiva per l’osso.

Tossicità da integratori di aminoacidi/proteine: Se si rispettano le indicazioni fornite in etichetta e si conteggiano le proteine assunte con integratori (nei casi rari in cui fosse necessario assumerli) in modo da raggiungere il fabbisogno di cui abbiamo parlato sopra,
non ci sono particolari preoccupazioni (Circolare 5 novembre 2009: https://goo.gl/KW2R3H). Da sottolineare comunque che l’etichetta degli integratori deve riportare questa avvertenza: “In caso di uso prolungato (oltre le 6-8 settimane) è necessario il parere del medico. Il prodotto e’ controindicato nei casi di patologia renale, in gravidanza e al di sotto dei 14 anni” (Circolare 30 novembre 2005, n.3 – Linee guida sulla composizione, etichettatura e pubblicità’ dei prodotti dietetici per sportivi: https://goo.gl/feiJia).

Si veda anche qui: Altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico https://goo.gl/7Rvk1R)

Ma…in pratica?

Per “tradurre” in alimenti questi numeri e per far capire che non è necessario ingurgitare quintali di carne ogni giorno, neppure in chi fa sport anche ad alto livello, facciamo due conti. Prendiamo un adulto sano del peso di 70Kg che faccia uno sport in cui abbia bisogno di 1,5g/Kg/die di proteine (ho preso la via di mezzo tra il minimo, 1g e il massimo 2g), cioè 105g.

Come ci arriviamo a 105g?

250g di pane: 25g

100g di pasta: 13g

50g di biscotti: 4g

300ml di latte: 10g

200g di pesce: 35g

150g di legumi: 10g

30g di noci: 3g

400g di verdura: 8g

450g di frutta: 2g

30g di olio extravergine di oliva

Totale 110g per un fabbisogno di circa 2700 calorie, con una ripartizione dei macro-nutrienti più che adeguata (CHO 52%; LIP 32%; PROT 17%).

Come si vede, a parte pesce e latte, la gran parte degli alimenti che compongono questa dieta è di origine vegetale e la porzione di pesce non è neppure enorme. Il 50% del fabbisogno proteico arriva dai vegetali. Il restante 50% è necessario per “tappare i buchi” legati alla qualità proteica più bassa delle proteine vegetali e per far si che il nostro organismo possa avviare la sintesi delle proteine senza mancanze (http://www.gabrielebernardini.it/cosa-dobbiamo-sapere/).

E ovviamente non abbiamo usato integratori di sorta!

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Riferimenti

Larn 2014 (tabelle): https://goo.gl/2vuqjC

L’alimentazione nella pratica motoria e sportiva: https://goo.gl/jbyuPA

Fabbisogni nell’esercizio fisico: https://goo.gl/mSRxq2

Integratori negli sportivi: https://goo.gl/uvEASg

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Alcol, cosa dovremmo sapere. Un Bignami (parte 2: valutare il rischio)

Appurato (https://goo.gl/yG3TTg) che non esistono quantità sicure di alcol e che l’unica maniera per azzerare il rischio legato al suo consumo è non bere alcolici, dobbiamo porci la domanda di come “stratificare” il rischio.

In Italia si definisce Unità Alcolica una certa quantità di bevanda che contenga 10-12g di alcol.

1 unità alcolica equivalente
  • 330ml di birra (4,5 gradi)
  • 125ml di vino (12 gradi)
  • 80ml di aperitivo (18 gradi)
  • 40ml di superacolico (36 gradi)

contengono tutti 10-12g di alcol. In base a questi valori, un consumo si definisce A RISCHIO se in maniera continuata un soggetto assume più di 20g (donne) o 40g (uomini) di alcol al giorno (OMS). Si deve comunque ribadire che qualsiasi livello di consumo è a rischio. Diciamo che il rischio diventa CONCRETO sopra quei valori.

Il consumo DANNOSO (che causa DANNO alla salute fisica o mentale) di alcol è definito quando su superano i 40g e i 60g rispettivamente per donne e uomini (OMS).

Poi c’è il Binge Drinking (molto comune tra i giovani) che corrisponde all’assunzione di almeno 60g di alcol in un’unica occasione (OMS). Scientificamente è definito come “Consumo eccessivo episodico”.

Infine l’alcol-dipendenza: “un insieme di fenomeni fisiologici, comportamentali e cognitivi in cui il consumo di alcol riveste per l’individuo una priorità crescente, rispetto ad abitudini che in precedenza erano più importanti. Caratteristica centrale è il desiderio (spesso molto forte, talvolta percepito come insopportabile) di bere ” (Classificazione Internazionale ICD-10 – Classification of Mental and Behavioural Disorders elaborata dall’OMS nel 1992).

Esiste poi una serie di definizioni ambigue di cui si sconsiglia l’uso:

  • Assunzione moderata. Non è una definizione chiara, può avere accezione positiva (mi modero, bevo poco). Una descrizione migliore potrebbe essere quella di assunzione a rischio minore.
  • Consumo sensibile, consumo responsabile e consumo sociale. Modalità impossibili da definire e che dipendono da valori sociali, culturali ed etici che possono differire enormemente da una nazione all’altra, da una cultura o da un’epoca all’altra.
  • Consumo eccessivo. Eccessivo rispetto a cosa? a un consumo leggero?
  • Alcolismo. Il termine da privilegiare è alcoldipendenza.
  • Abuso di alcol. Molto usato, ma di significato variabile. Meglio “consumo a rischio” o “dipendenza”.

Sulla base di queste definizioni ci si può fare un’idea del proprio consumo di alcolici, tendendo però ben presente che tutto quanto detto vale per persone SANE e che ci sono situazioni in cui è raccomandabile NON BERE:

  • Se si ha meno di 16 anni di età
  • Se è stata programmata una gravidanza
  • Se si è in gravidanza o si sta allattando
  • Se si assumono farmaci
  • Se si soffre di una patologia acuta o cronica
  • Se si è alcolisti
  • Se si hanno o si sono avuti altri tipi di dipendenza
  • Se si è a digiuno o lontano dai pasti
  • Se ci si deve recare al lavoro o durante l’attività lavorativa
  • Se si deve guidare un veicolo o usare un macchinario

Riferimenti

Alcol, sai cosa bevi?: https://goo.gl/rTDU2x

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Ovviamente

Avete fatto caso di quanti “ovviamente ” ascoltiamo ogni giorno?

Quante affermazioni sono ormai entrate nel sentito dire, tanto da darle per scontate come “giuste, opportune, corrette”?

“Dobbiamo mangiare tanta frutta e verdura, OVVIAMENTE bio e OVVIAMENTE italiana e OVVIAMENTE di stagione”

“Il cioccolato fondente OVVIAMENTE è un toccasana”

“Bevete tè verde quotidianamente perchè OVVIAMENTE l’epigallocatechina che contiene fa bene alla salute”

“OVVIAMENTE lo zucchero integrale va preferito a quello bianco”

“Il vino rosso? OVVIAMENTE fa bene al cuore”

“Evitare OVVIAMENTE la frutta a fine pasto”

“Se hai i crampi OVVIAMENTE manca il potassio”

“Il Glifosate è OVVIAMENTE ovunque e OVVIAMENTE ce lo mangiamo anche con la pasta e col prosecco e OVVIAMENTE vogliamo un mondo senza pesticidi”

“La farina raffinata è OVVIAMENTE infiammatoria”

….

OVVIAMENTE ‘sto caxxo.

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Alcol, cosa dovremmo sapere. Un Bignami (parte 1: alcol e salute)

Bere alcolici è piacevole per molti e la convinzione che le bevande alcoliche facciano bene alla salute è molto radicata nelle persone. L’associazione tra alcolici e benessere soggettivo è anche un fatto culturale e dipende in parte dalle aspettative che uno ha. Alcuni lavori hanno evidenziato come le persone diventino più socievoli persino quando non bevono alcolici, ma sono convinte di farlo! (https://goo.gl/hzFZh8; https://goo.gl/LfxhUn). A parte questo, l’alcol produce davvero sensazioni di euforia e allegria e svolge un ruolo sociale innegabile (si beve ai matrimoni, ai funerali, per festeggiare le nascite…), benché oltre un certo livello i problemi che si sviluppano superino i benefici percepiti (https://goo.gl/eFZAGv).

Danni sociali

Più si beve è più aumentano i danni sociali che coinvolgono sè stessi (danneggiare la vita familiare, il lavoro, le amicizie, il matrimonio) e gli altri (violenza, violenza sessuale, abuso sui minori, danni sul lavoro e verso i nascituri, per le donne in gravidanza). Questa correlazione è lineare e senza che si evidenzi un effetto soglia (https://goo.gl/J3F4sy; https://goo.gl/bjD3nf).

In Italia ogni anno muoiono oltre 30000 persone sopra i 20 anni per cause legate al consumo di alcolici fra cui circa 5000 per incidenti stradali (più di 300000 persone subiscono danni di diversa gravità ). I ricoveri si aggirano intorno ai 100000 l’anno. Il 45% degli incidenti stradali e il 41% degli omicidi è in qualche modo legato al consumo di alcolici (https://goo.gl/rTDU2x; https://goo.gl/S7BJaA).

Rischio di malattie

L’alcol è un tossico ed è legato a più di 60 problematiche di salute per la maggior parte delle quali si evidenzia una progressione lineare tra quantità consumata e gravità dei sintomi e delle conseguenze. Per molte malattie non c’è un effetto soglia al di sotto del quale il rischio si azzera, ma qualsiasi quantità di alcolici è associata a un incremento del rischio per la salute.

Ecco una lista non esaustiva dei problemi legati al consumo di alcolici

  • Ansia e disturbi del sonno
  • Depressione
  • Alcol dipendenza
  • Danni al sistema nervoso
  • Demenza e deficit cognitivi
  • Cirrosi epatica
  • Pancreatite
  • Diabete Tipo2
  • Tumori del tratto gastrointestinale, del fegato, del seno, bocca, esofago, laringe….
  • Ipertensione
  • Ictus
  • Cardiopatie
  • Problemi ossei
  • Infertilità
  • Mortalità generale

Benefici

Piccole quantità di alcolici (sotto i 20g di alcol al giorno, cioè meno di due bicchieri di vino da 125ml) hanno evidenziato (https://goo.gl/nXdXVa) una riduzione del 20% del rischio cardiovascolare (infarti), ma lavori seguenti di più alta qualità hanno mostrato che la riduzione è minore e avviene a quantitativi più bassi ancora (https://goo.gl/q92adX). I possibili problemi al cuore però aumentano velocemente all’aumentare della dose.

L’alcol a piccole dosi aumenta effettivamente il colesterolo buono (HDL) e riduce il rischio di coagulazione del sangue. I tanto decantati polifenoli del vino rosso (resveratrolo) non sembrano avere alcun effetto: quando si assume vino dealcolizzato (o direttamente uva rossa) si perdono tutti i benefici (https://goo.gl/qswMhU). Perciò questi piccoli vantaggi paiono essere dati direttamente dall’alcol (quindi anche da birra e superalcolici: https://goo.gl/JS9GnH).

Conclusioni

Il rapporto “Global Burden of Disease” (GBD, l’impatto delle più importanti patologie sui sistemi sanitari in tutto il mondo) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo in evidenza che, dopo il fumo e l’ipertensione, l’alcol è il terzo maggiore fattore di rischio di malattia e morte prematura nell’Unione Europea (https://goo.gl/UmD4Vr).

La riduzione o la cessazione del consumo di alcol produce sempre effetti benefici sulla salute. In assenza di alcol tutti i rischi acuti e parte di quelli cronici sono immediatamente reversibili.

Nel 2016 l’alcol ha causato quasi 3 milioni di morti nel mondo (https://goo.gl/L4ynir) ed è uno dei principali fattori di rischio per la mortalità prematura e l’invalidità.

Non esiste una quantità di consumo sicura. NON BERE è l’unico modo per non correre nessun rischio.

Seconda parte (la valutazione del rischio): https://goo.gl/sTmKdQ

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Hamburger impossibili

Negli USA impazza la moda dell’impossible hamburger (https://impossiblefoods.com/food), una “carne” vegetale a base di proteine della soia e del grano, patate, olio di cocco, estratto di lievito e “aromi” vari, tra i quali spicca l’ingrediente fondamentale: la leghemoglobina di soia (LH), un composto presente nelle radici dei legumi che, analogamente alla nostra emoglobina, trasporta ossigeno ai tessuti della pianta. La LH è aggiunta alla ricetta per simulare il “sanguinamento” e fornire aspetto e aroma più vicino alla vera carne. Chi ha assaggiato l’hamburger l’ha trovato delizioso.

La Food and Drug Administration (FDA) ha ritenuto sicura la LH (https://goo.gl/dHwKkG), ma questo non ha fermato le polemiche su di essa (anche perchè pare che sia modificata geneticamente). 
Fatto sta che l’hamburger impossibile è sicuro, buono e…sostenibile per l’ambiente? Non entro in questo aspetto anche se ho una mia opinione: per l’ambiente (e la nostra salute) basterebbe cominciare a ridurre il consumo di carne o eliminarlo del tutto, senza alcuna necessità di produrre questi surrogati.

Nutrizionalmente parlando, l’hamburger vegetale è praticamente identico alla carne bovina: manca ovviamente il colesterolo (cosa su cui il marketing punta, ma è un vantaggio da poco), però c’è qualche grasso saturo in più (e questo è peggio), contiene la stessa quantità di proteine (di valore però leggermente inferiore a quelle animali) e quindi alla fine pone anche i medesimi rischi.
Se pensiamo di poter consumare questa carne in quantità maggiori, siamo degli illusi: il ferro è presente nelle stesse quantità (il ferro è un fattore di rischio tumorale), i saturi sono maggiori (anche se di poco), la “carne” viene comunque consumata bruciacchiata (altro fattore di rischio) e messa dentro al solito panino pieno di salse…se ne mangiamo troppa vuol dire che mangiamo poco pesce per esempio (che invece è un alimento positivo)….in conclusione che ci cambia a noi?

Niente. O meglio….l’unico motivo sarebbe la possibile riduzione dello sfruttamento animale, che non è una cosa da poco, ma ci vado piano con le speranze….sarebbe troppo bello.


https://goo.gl/ydohgp

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Scienza, fake news e nutrizione

www.eufic.org

Sei belle infografiche su come proteggersi dalle notizie false, su come funziona il metodo scientifico e su alcuni aspetti metodologici della ricerca. Il tutto applicato alla nutrizione. Carine.

1. Sapete come trovare informazioni affidabili online?
https://goo.gl/jve8Ts

2. Come leggere un articolo scientifico in maniera accurata. https://goo.gl/1onKVq

3. Pericolo e rischio a confronto. https://goo.gl/3yRsSs

4. Causa e correlazione. https://goo.gl/t9rrHY

5. Rischio assoluto e relativo. https://goo.gl/XbvZ6U

6. Gerarchia delle evidenze scientifiche. https://goo.gl/Joivmu

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I wish you a fatty Christmas…

Questa notizia potrebbe rovinarvi il Natale, ma non prendetevela con me, non li faccio io certi studi…

Molti lavori scientifici hanno investigato l’aumento di peso durante le vacanze natalizie. In particolare, una revisione del 2014 (https://goo.gl/8GwVQG) ha messo insieme tutti gli studi disponibili al momento (questo è uno dei più significativi: https://goo.gl/V8ULNy) e ha concluso che

  • l’aumento di peso medio durante le vacanze è, in media, di circa 500g (con una variazione di 400g in più o in meno) che per fortuna è più basso di quanto si pensi o di quanto viene normalmente scritto sulla stampa generalista (e questa è una buona notizia).
  • che l’incremento di peso è sopratutto a carico della massa grassa (speravate che vi crescessero i muscoli mangiando pandoro eh?).
  • che chi è normopeso aumenta meno di chi è già sovrappeso o obeso il quale invece mostra incrementi maggiori.
  • che durante le vacanze natalizie si registra l’aumento di peso più significativo rispetto ai mesi precedenti.
  • che questo incremento di peso in genere NON viene perduto durante l’anno successivo (e questa è un BRUTTA notizia).
  • che perciò, le feste di Natale contribuiscono più di ogni altro periodo dell’anno all’epidemia di obesità e all’incremento di peso che le persone hanno durante tutta la loro vita: ammettendo di ingrassare solo 400g all’anno e di partire da un livello di normopeso a 20 anni, si raggiungono i 60 anni con circa 16 Kg in più. E questo solo col contributo del Natale. 

Ci possiamo consolare pensando che questi lavori si riferiscono alla realtà americana e che noi siamo più virtuosi, ma la verità è che ingrassare è molto facile (http://www.gabrielebernardini.it/quanto-e-facile-ingrassare/) e in Italia una volta c’era la dieta MEDIterranea, mentre oggi c’è solo quella MAXIterranea.

E con questo abbiamo buttato nel cassonetto anche il proverbio “Non si ingrassa tra Natale e Capodanno, bla bla bla….” che viene sostituito col nuovo detto: “Si ingrassa SEMPRE!”.

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