Tassonomia dello yogurt e dei latti fermentati

Nutrizionalmente lo yogurt è latte. Nella PRATICA ha le stesse caratteristiche nutrizionali del latte e può essere consumato in alternativa ad esso in ragione dei gusti e delle preferenze personali. In una persona sana, non c’è nessuna indicazione ad utilizzare yogurt invece di latte e infatti le linee guida consigliano 2 o 3 porzioni al giorno (da 125g) di latte o yogurt, senza distinzioni (http://sapermangiare.mobi/download/LineeGuidaEstese/LineeGuida_Cap08Esteso.pdf).

Qui non parlerò delle proprietà salutistiche del latte/yogurt, ma solo delle caratteristiche nutrizionali e dei vari tipi di yogurt presenti sul mercato. Se siete curiosi e volete sapere se il latte/yogurt “fa male o bene”, potete andare qui: http://www.gabrielebernardini.it/chiarimenti-il-latte/ .

Caratteristiche nutrizionali del latte e dello yogurt

Quando si parla di latte, normalmente si considera il latte vaccino. Da ora in poi mi riferirò solo a questo.

Il latte è una emulsione (grassi), ma anche una dispersione colloidale (caseina) e pure una sospensione (micronutrienti e sieroproteine) ed è così composto nei suoi nutrienti principali (tinyurl.com/y5t9yndl):

  • Proteine: 3,3g per 100g
  • Grassi: 3,6g per 100g (di cui 2,1g di grassi saturi)
  • Carboidrati: 4,9g per 100g (tutti zuccheri e cioè lattosio)
  • Calorie: 64 per 100g

Lo yogurt è un latte fermentato (ma non tutti i latti fermentati sono yogurt, lo vediamo dopo). I batteri inoculati nel latte, fermentandolo, scindono il lattosio (un disaccaride formato da galattosio e glucosio) in galattosio e acido lattico. L’acidità perciò aumenta, le proteine precipitano e si forma un coagulo denso che dà la cremosità tipica. Le caratteristiche nutrizionali dello yogurt, partendo dal latte intero sono queste (tinyurl.com/yydzfkdl):

  • Proteine: 3,8g per 100g
  • Grassi: 3,9g per 100g (di cui 2,1g di grassi saturi)
  • Carboidrati: 4,3g per 100g (tutti zuccheri e cioè lattosio più un po’ di galattosio libero)
  • Acido lattico: circa 1g per 100g
  • Calorie: 66 per 100g

Come si vede, le differenze sono praticamente inesistenti. Lo yogurt NON ha meno lattosio del latte, ma la presenza dei fermenti può aiutare la digestione del lattosio stesso in coloro che ne sono intolleranti (http://www.gabrielebernardini.it/guida-minima-per-gli-intolleranti-al-lattosio/).

Lo yogurt può essere intero (stessi grassi del latte di origine), parzialmente scremato (1,7g di grassi invece di 3,9g) o totalmente scremato (0,9g di grassi totali) a seconda di quanto grasso viene tolto dal latte di partenza. Proteine e carboidrati non variano significativamente. C’è chi pensa che lo yogurt scremato o light non contenga lattosio, sbagliando: le scremature riguardano SOLO i grassi, come dice la parola stessa.

Gli yogurt “veri”

Dividiamo questi prodotti in grandi categorie omogenee

  • Yogurt legalmente detto (tinyurl.com/y324dwuh): il prodotto ottenuto dalla fermentazione del latte di origine con due ceppi di batteri PRECISI (Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus). Questi batteri devono essere vivi e nell’ordine di 10 milioni per grammo di prodotto (alla scadenza deve essere garantita la presenza di almeno 1 milione per grammo). Deve essere conservato a 4°C per garantire questa proprietà.
  • Latte fermentato: il prodotto ottenuto dalla fermentazione del latte di origine con ALTRI microrganismi (anche in associazione coi due classici). Ad esempio il Kefir.
  • I prodotti probiotici: sono NORMALI yogurt addizionati (“yogurt con…”) con batteri probiotici (microrganismi particolari definiti dalle linee guida ministeriali: tinyurl.com/nkr2jpm) oppure latti fermentati DIRETTAMENTE da questi microrganismi (“latte fermentato con…” il nome del probiotico).

Tutti questi prodotti hanno le STESSE caratteristiche nutrizionali del latte di origine: se si parte da latte intero sono latte intero, se si parte da latte scremato sono latte scremato.

Sono “latte” e sono intercambiabili. Lo ripeto, in una persona sana non c’è motivo di preferire l’uno all’altro se non per il gusto (tipi diversi di latte, fermentati con batteri diversi possono avere gusti diversi). Le funzioni “salutistiche” degli yogurt, compresi quelli probiotici sono elencate in questo articolo: http://www.gabrielebernardini.it/lamore-per-le-piccole-cose-pro-biotici-e-pre-giudizi/

Inoltre, in chi non ha particolari motivi medici, non c’è neppure bisogno di usare le versioni “scremate” o “light”. Uno yogurt light ha 27 calorie in meno da grassi (per 100g) rispetto a quello intero. I grassi scendono da 3,9 a 0,9g per 100ml (i saturi passano da 2,1 a 0,5).

Se consumiamo 2 porzioni al giorno di yogurt light (250g) abbiamo un “risparmio” di appena 67,5 calorie (7,5g di grassi e 4g di saturi). In una dieta di 2000 calorie abbiamo a “disposizione” 66g di grassi e 22g di saturi e ci resta un sacco di spazio prima di esagerare con questi ultimi sopratutto (che sono quelli più facili da sforare e a cui bisogna prestare più attenzione: http://www.gabrielebernardini.it/i-grassi-saturi/).

Tenuto conto che le fonti principali di saturi nella dieta sono i formaggi, le carni grasse e quelle conservate (che devono essere limitate anche per ben altri motivi), l’olio extravergine di oliva (ebbene si, il 15% dell’olio evo è fatto da saturi), e i prodotti da forno (biscotti e dolcetti vari) diciamo che scegliere yogurt (o latte) senza grassi è il nostro ultimo problema: ne perdiamo in sazietà e in bontà. La priorità è non abusare di carni, formaggi e dolci in primis.

Gli yogurt “finti”

Se poi, credendo di far bene, scegliamo yogurt che non solo sono privati del grasso, ma sono anche addizionati di zuccheri facciamo un doppio errore: perdiamo gusto e sazietà e aggiungiamo zuccheri inutili dei quali possiamo fare benissimo a meno.

Fino ad ora abbiamo parlato dei prodotti che hanno le STESSE caratteristiche del latte di origine. Gli yogurt “alla frutta” o con altre preparazioni dolciarie invece sono cosa diversa e possono essere di tanti tipi:

  • yogurt scremati a cui viene aggiunto zucchero
  • yogurt scremati a cui viene aggiunto dolcificante
  • yogurt interi a cui viene aggiunto zucchero
  • yogurt interi a cui viene aggiunto zucchero e altri grassi (panna)

Dal punto di vista calorico si passa da valori simili a quelli degli yogurt “veri” (ma con sostituzione di grassi con zuccheri) a valori anche molto più alti (anche il triplo, sia per il contributo degli zuccheri che dei grassi aggiunti).

Chi mangia questi prodotti non sta mangiando yogurt, ma “preparazioni a base di yogurt” che in alcuni casi si avvicinano moltissimo a dei veri e propri dessert. Dolci. La scelta a mio parere dovrebbe sempre ricadere sugli yogurt veri a cui si può aggiungere ciò che si vuole in quantità che possiamo però controllare.

Gli yogurt colati

Gli yogurt concentrati o colati come quello greco sono semplicemente più concentrati e quindi hanno un po’ più di calorie, grassi e proteine rispetto al latte di partenza. Sono molto in voga tra chi si fissa di scegliere gli alimenti basando il proprio metro solo sul contenuto proteico di un alimento (mangiando per esempio yogurt greco magro). Scegliere il cibo sulla base del solo contenuto proteico lo trovo inutile e potenzialmente dannoso, ma questa è un’altra storia.

Sono yogurt veri ma essendo più concentrati possono avere anche molte calorie in più (si arriva a quasi il doppio).

Mito: lo yogurt non è un alimento per chi “sta a dieta”. Questa cosa non ha alcun senso.

p.s. non sapevo come concludere e ho detto questa scemata finale.

Riferimenti

LATTE E PRODOTTI FUNZIONALI: LA NUOVA GENERAZIONE: tinyurl.com/y42o9gkq

Condividi...

I Versi della Dieta Mediterranea

“Tre diete per il cuore infranto, nel giornale di tendenza,
Sette per curare il Grande Male, dentro il tuo televisore,
Nove per sciogliere quel grasso, nella rete dei pc

Una sola che non cura, non illude le persone

Nella terra delle diete, dove strisciano le bufale

Un modello per domarle, un modello per fermarle, un modello per ghermirle e nella fuffa rimandarle,

Nella terra delle diete, dove strisciano le bufale”

___

Vabbè addio….

Condividi...

Beorn il mutapelle, la panna e il miele

Shapeshifter Beorn from J.R.R. Tolkien’s The Hobbit

“Se volete saperne di più, si chiama Beorn. È molto forte ed è un mutatore di pelle.” […] “Vive in un querceto e ha una grande casa di legno; e come uomo alleva bestiame e cavalli, meravigliosi quasi quanto lui. Essi lavorano per lui e parlano con lui. Non li mangia; né caccia o mangia animali selvatici. Tiene alveari di api grandi e feroci, e per lo più vive di panna e miele”

Apparentemente la dieta di Beorn, il grande uomo/orso che appare ne “Lo hobbit” di Tolkien e che aiuta la compagnia di Thorin e Bilbo a raggiungere il limite di Bosco Atro, è alquanto sbilanciata. Ma Beorn è grosso e muscoloso e, a quanto ci è dato sapere, ha vissuto a lungo e in salute prima di lasciare la Terra di Mezzo.

Oggi definiremmo Beorn un vegetariano, ma probabilmente si nutriva saltuariamente anche di insetti. La sua dieta però era di certo a base di verdure e frutta selvatiche, nonché di semi e radici che andavano a completarla, perchè non avrebbe potuto vivere solo di miele e panna.

Essendo un mutapelle verosimilmente aveva un intestino simile a quello degli orsi (più lungo degli esseri umani), il che gli permetteva di estrarre molta energia dai vegetali e anche molte proteine. Ma era in fin dei conti pur sempre un essere umano e trasformava il suo cibo: allevava api e bestiame ricavando molte calorie dai prodotti di questi animali pur non mangiandone la carne. Probabilmente quindi non doveva “ruminare” piante tutto il giorno (come farebbe un erbivoro) perchè otteneva molta energia da miele, latte e panna.

Di certo si nutriva in modo molto vario e non aveva carenze di micronutrienti. Anche supponendo non mangiasse per nulla insetti, otteneva la vitamina B12 (l’unico nutriente davvero critico) dai batteri del terreno che introduceva assieme ai vegetali. Il calcio lo prendeva dai semi e dall’acqua, gli omega3 (ma anche gli omega6) sempre dalla frutta secca (il che bilanciava i grassi saturi che otteneva dalla panna). Nessun problema neppure per il ferro che otteneva da molti vegetali aumentandone la biodisponibilità con la vitamina C della frutta.

Le proteine derivavano sopratutto dai vegetali che di certo mangiava nell’ordine di molti chili al giorno. In questo modo ricavava gli aminoacidi necessari alla sintesi proteica. Inoltre, non lo sappiamo con certezza, ma forse mangiava anche cereali dato che Gandalf, suo ospite, descrive un pasto in cui si finisce “due enormi filoni di pane (con una montagna di burro, miele e fiocchi di crema di latte)”.

I muscoli di Beorn erano molto sviluppati, non perchè mangiasse tante proteine, ma perchè faceva molto sforzo fisico dato che doveva badare ai suoi animali e alla sua casa, spaccando legna, costruendo recinti e percorrendo decine di chilometri al giorno per sorvegliare i suoi possedimenti e tenere alla larga gli orchetti delle Montagne Nebbiose.

Mangiava molti zuccheri semplici, è vero, ma li bruciava tutti (e pure i grassi saturi della panna). Non aveva problemi di insulinoresistenza perchè l’attività muscolare “risucchiava” lo zucchero nei tessuti senza bisogno dell’intervento dell’insulina e analogamente i grassi saturi della panna non avevano modo di far danni perchè non rimanevano “in giro” nel sangue ma venivano totalmente ossidati.

Non mangiando quasi alimenti animali, non introduceva un eccesso di ferro (nel latte il ferro non abbonda) e non aveva quindi problemi ossidativi legati a questo nutriente e non introduceva sostanze pericolose derivanti dalla grigliatura della carne.

Beh, in fin dei conti Beorn aveva una dieta invidiabile perchè prima di tutto rispettava i due principi fondamentali per avere più chance di rimanere in salute a lungo: mangiare in modo adeguato al fabbisogno (introducendo tutti i micronutrienti necessari ed evitando sostanze dannose) e muoversi molto ma non in maniera troppo intensa.

Il tutto teneva a bada stress ossidativo e infiammazione, allungando la vita e lasciando molto tempo per far fuori un sacco di orchetti. Ditemi voi se è poco!

Condividi...

La 44 magnum multifunzione

Se uno che maneggia armi per mestiere (che quindi DEVE sapere che sono pericolose) vi dicesse che una 44 magnum (carica e senza sicura, ma fatta rigorosamente in modo artigianale) ha anche dei lati positivi perchè il calcio può essere comodamente usato come martello per battere i chiodi, che la canna lunga offre un comodo aiuto per grattarsi la schiena e che il cane può diventare un pratico schiaccianoci, voi probabilmente pensereste che questo omino sia pazzo furioso.

Uno che consiglia di maneggiare un’arma da fuoco carica per utilizzi che si possono molto più efficacemente compiere con ben altri mezzi, in modo estremamente più sicuro…ha qualche rotella fuori posto.

Se poi, il signore esperto di armi concedesse una intervista a un giornale in cui lavorano giornalisti ignoranti o compiacenti o fuori di testa anch’essi e la notizia della pistola multifunzione si spargesse ai quattro venti tanto da diventare virale e da fare in modo di ridurre le vendite di martelli, grattini per la schiena e schiaccianoci perchè con un solo strumento si possono fare più cose (ma male) e contemporaneamente ammazzarsi o ammazzare qualcuno anche solo accidentalmente….voi pensereste: “ma in che cazzo di mondo sto vivendo???”

O forse no, forse, indotti dal fatto che a parlare sia stato un “esperto”, vi convincereste che, si, in effetti la cosa si può fare, perchè no? Tanto in fondo, ci sto attento, se sparo ogni tanto non è mica così pericoloso, io sparo in sicurezza, vado al poligono di tiro e quando sono in casa la pistola la tengo al sicuro come adess…..aspè….dove l’ho messa? ah! la sta usando mio figlio per rompere qualche mandorla (che fa bene alla salute!)…

PierGiorgino stai attento eh..stai attento, frena, ciao (cit.)

—-

Adesso fatemi il piacere, sostituite la parola “pistola” con “birra” (o altra bevanda alcolica) e chiedetevi se sia possibile che medici, associazioni culturali, giornalisti, nel 2019 possano ancora scrivere puttanate del genere senza pagarne MAI le conseguenze.

Affermare che la birra contenga vitamine, antiossidanti, sali minerali e che funga da ottimo integratore è una roba aberrante.

Non condividete MAI notizie del genere, non date visibilità a questa gente. Non c’è altro da fare purtroppo. Non spammate in giro questa robaccia.

Dite che la birra è buona, esaltate il vostro luppolo, parlate del flavour del vino, discutete dell’aroma fruttato e di incenso oro e mirra del liquore dei frati, ma evitate di accostare considerazioni salutistiche a queste “pistole”.

Ma cosa cazzo vi costa farlo?

Condividi...

Il mondo è cambiato

Come sono cambiati i consumi degli italiani dall’inizio del 1960 fino ad oggi?

Quanta dieta mediterranea abbiamo perduto finora?

Qui sotto vedete qualche grafico che mostra la disponibilità al consumo delle CALORIE pro capite al giorno, negli anni, per ogni gruppo alimentare.

Precisazione: la disponibilità al consumo, non è il consumo effettivo, ma la somma della produzione interna + l’importazione – l’esportazione. Perciò sono valori in eccesso rispetto a quelli che effettivamente si introducono perchè una parte di cibo “disponibile” potrebbe essere buttata, ma rendono l’idea ugualmente dato che dobbiamo valutare le modifiche nel tempo.

In questo caso chiaramente le quantità sono state trasformate in calorie. I dati si estraggono dai Data Sheet della FAO ( http://www.fao.org/faostat/en/#data )

Ribadisco che i valori sono CALORIE e non grammi perchè sennò si fa confusione.

A fronte di un consumo pressoché stabile (ma con tendenza a diminuire) del gruppo cereali, si notano principalmente due cose:

1. L’enorme aumento del consumo di carne (+247%)
2. L’altrettanto enorme aumento dei grassi (+213%)

Di buono c’è un leggero incremento del pesce e una notevole diminuzione degli alcolici. Anche il consumo di frutta e verdura è leggermente aumentato, ma questo consola poco perchè l’incremento di prodotti animali e di grassi la fa da padrone.

Come valori assoluti calorici questi due gruppi sovrastano gli altri, il che significa anche che l’introito calorico totale è aumentato (se si pensa che ci sono 350 calorie in più da oli vegetali al giorno e 218 dal gruppo carne…). Lo zucchero è solo di poco aumentato (una 60ina di calorie) a riprova del fatto che il vero veleno oggi sono proteine e grassi, non i dolci, perlomeno in Italia.

Nel 1961 su 2914 calorie disponibili al giorno, 2462 provenivano dai vegetali (l’85%!). In Gran Bretagna, per esempio, solo il 60% aveva origine vegetale.

Oggi invece mangiamo carne come grandi felini (quindi troppe proteine), molti più grassi e un po’ più di calorie e contemporaneamente siamo diventati tremendamente sedentari. E chiaramente siamo anche più malati.

La dieta mediterranea è morta e sepolta e la nostra salute pure. Qualcuno lo dica a Coldiretti.

Nel mondo si salva il Giappone che è il vero detentore della “tradizione mediterranea”. 
Benché i giapponesi non sappiano cosa sia l’olio di oliva, la pizza e il mandolino, sono molto più mediterranei di noi.

Qualcuno lo dica a ColdiLetti!

Condividi...

ChickenRunner – L’UOVO SI MANGIA INTERO!

“IO NE HO VISTE COSE CHE VOI AVICOLI NON POTRESTE IMMAGINARVI:

ALBUMI DA SBATTIMENTO IN BRICK, AL LARGO DELLE PALESTRE DI FROSINONE,

E HO VISTO I RAGGI X COAGULARE BIANCHI NEL BUIO, DIETRO SPORTELLI DI FORNETTI A MICROHONDE(R),

E TUTTI QUEI MOMENTI (SPERO) ANDRANNO PERDUTI NEL TEMPO,
COME BODYBUILDER A CHIOGGIA.

È TEMPO DI RIUNIRE.”

Poy Sbatty

Condividi...

Studi scientifici, somme e salute: l’influenza degli alimenti sulla mortalità

Se è vero che una associazione tra due variabili non necessariamente implica un nesso di causa-effetto tra di esse (come potete vedere qui: https://www.tylervigen.com/spurious-correlations ), è anche vero che in nutrizione è molto complicato, dispendioso e spesso inutile, a causa della natura complessa della “matrice” che si va ad esaminare (e cioè la dieta delle persone) mettere in piedi studi controllati e randomizzati come si fa per esempio per testare l’efficacia e la sicurezza di un farmaco.

I fattori confondenti e le variabili che possono interferire quando si va ad esaminare il modo di mangiare e lo stile di vita delle popolazioni sono numerosi ed è per questo che la maggior parte dei lavori scientifici si è concentrata sulle evidenze epidemiologiche, seguendo, per esempio, decine di migliaia (a volte anche milioni) di soggetti per moltissimi anni in quelli che vengono chiamati studi prospettici. Esaminando le abitudini alimentari e di vita (spesso riferite dai partecipanti tramite questionari) di queste “coorti”, si possono estrapolare informazioni sui fattori di rischio mettendole a confronto con dei “controlli” che spesso non sono altro che la popolazione generale. In questo modo si può arrivare a definire il rischio relativo (aumentato o diminuito) rispetto al gruppo di “controllo”.

Se per esempio metto a confronto un gruppo di persone che non mangiano mai frutta, con un gruppo che ne mangia una tot quantità al giorno e vedo che i componenti del primo gruppo muoiono statisticamente prima di quelli appartenenti al secondo, posso dire che mangiare tot grammi di frutta al giorno è positivamente associato ad una aspettativa di vita maggiore, sebbene non possa affermare direttamente che sia la frutta in sé a far vivere di più perchè altri fattori non esaminati potrebbero essere sfuggiti o non essere stati controllati (magari non è la frutta o le sue componenti che hanno questo “potere”, magari è solo il fatto che mangiare frutta fa introdurre meno calorie e aiuta a non ingrassare e QUESTO ci fa vivere di più).

Se però facciamo un passo avanti e selezioniamo in maniera rigorosa NUMEROSI lavori di questo tipo, separando il grano dal loglio e mettendo a confronto con tecniche statistiche avanzate gli studi di più elevata qualità, arriviamo a definire quella che si chiama METANALISI e cioè un grande “studio di studi” che possiede il massimo valore scientifico possibile al momento.

Come esempio di metanalisi, vi voglio parlare di questo grosso lavoro pubblicato nel 2017: “Food groups and risk of all-cause mortality: a systematic review and meta-analysis of prospective studies (https://is.gd/rwr6Lz).

Sono stati esaminati 17579 lavori che, dopo adeguata “filtrazione”, sono diventati 103! Quando si cercano relazioni tra diete e malattie o rischio di morte è opportuno fare riferimento a lavori che prendano in considerazione gli ALIMENTI (perchè noi quelli mangiamo) e non i NUTRIENTI (noi non mangiamo solo grassi o fibre o proteine) e in questa metanalisi si è seguito questo approccio, anche per poter fornire informazioni per la stesura di linee guida dietetiche alla popolazione generale. Questi 103 studi rimasti sono stati sottoposti ad esame minuzioso, ricercando le associazioni tra 12 gruppi alimentari (cereali integrali, cereali raffinati, verdure, frutta, frutta secca, legumi, uova, latticini, pesce, carne rossa, carne lavorata e bevande zuccherate) la mortalità generale per tutte le cause cercando anche di definire il legame con le quantità (porzioni giornaliere) e il rischio di morte.

I risultati sono particolarmente evidenti già solo dando una occhiata ai grafici seguenti, che mettono in relazione l’aumentato o diminuito rischio di morte a seconda delle quantità di alimenti introdotti nella dieta giornalmente, ma qualche precisazione in più per ciascun gruppo alimentare si rende comunque necessaria.

I risultati

Su 12 gruppi alimentari analizzati, 6 (cereali integrali, verdura, frutta, frutta secca, legumi e pesce) hanno evidenziato una chiara associazione inversa tra assunzione e diminuzione del rischio di morte per tutte le cause.

Invece, 4 gruppi (uova, carne rossa, carne lavorata e bevande zuccherate) hanno mostrato un aumento della mortalità all’incrementare delle dosi giornaliere.

Gli ultimi 2 gruppi alimentari (cereali raffinati e latticini) non hanno invece mostrato una correlazione significativa.

Cereali integrali: per ogni 30g di assunzione di cereali integrali si è notata una chiara relazione dose-risposta e la mortalità generale è diminuita del 25% attorno ai 100g consumati al giorno. Questa associazione ha evidenziato un elevato grado di “forza”.

Cereali raffinati: non è stata trovata nessuna associazione, nè positiva, nè negativa tra mortalità e consumo di cereali raffinati.

Verdure: il rischio di morte diminuisce di circa l’11% attorno ad un consumo di 300g giornalieri. Al di sopra di queste quantità il rischio non decresce in modo significativo.

Frutta: stesso risultato in pratica per questa categoria. Il rischio si riduce di un 10% per un consumo giornaliero di 300g. Oltre non ci sono benefici aggiuntivi.

Frutta secca: forte associazione con riduzione del rischio di un 17% per un consumo di 15-20g al giorno. Oltre, nessun beneficio.

Legumi: riduzione del 16% con circa 150g al giorno.

Uova: aumento del rischio del 10% per ogni uovo consumato al giorno

Latticini: il rischio non cresce in modo significativo fino a 750g al giorno, mentre aumenta significativamente di un 15% fino a 1000g al giorno.

Pesce: il rischio si riduce di un 10% per una assunzione crescente di 200g al giorno.

Carne rossa: la mortalità aumenta linearmente per ogni 100g di carne al giorno in più. Non c’è una chiara evidenza di quantificazione dose-risposta.

Carni lavorate: L’assunzione di carni lavorate arriva ad aumentare il rischio di un 60% per 200g al giorno.

Bevande zuccherate: il rischio aumenta del 7% per ogni 250ml al giorno in più.

E’ stato calcolato che il consumo di 4 porzioni di carne rossa (da 100g) + 2 di carne lavorata (da 50g) + 1 di uova (1 uovo) + 1 di bevande zuccherate (250ml) aumentano di 2 volte il rischio di morte e che se si smettesse di mangiare questi gruppi alimentari il rischio verrebbe ridotto del 52%!

Se oltre a fare questo, aumentassimo il consumo degli altri alimenti che si sono rivelati protettivi potremmo ridurre il rischio relativo di morte dell’80!

Lo ripeto, queste sono associazioni, ma associazioni potenti. Se mettiamo questo ed altri lavori nella loro giusta prospettiva, ci avviciniamo sempre di più alla conclusione che il modello mediterraneo sia il modello vincente per vivere in salute e che nessuno alimento di per sè sia migliore di altri, ma che tutti concorrono alla costruzione di una dieta sana, sopratutto i vegetali. I prodotti animali un po’ meno.

Perciò rimanete, magri, attivi, non andate in cerca di magie e mangiate sopratutto piante. E’ la somma che fa il totale.

Condividi...

Grani antichi?

Che poi uno dice i grani antichi…..guardate la foto e ditelo al contadino.

Ecco un bellissimo compendio sui grani (http://goo.gl/uaoxVq).

Adeguatamente breve (come piace a me).

Un po’ di storia, di proprietà nutrizionali, di miti e bufale, di celiachia e sensibilità al glutine e di considerazioni agro economiche.
Bello. Semplice e comprensibile, basato sugli studi più recenti. C’è tutto.

Condividi...

La farina della minchia ®

Odio fare pubblicità a certe fanfaronate e quindi userò uno pseudonimo per raccontarvi di un marchio registrato, una farina bianca ma integrale (Sic!), denominata

FARINA DELLA MINCHIA®

che viene prodotta con un particolare tipo di lavorazione (anch’esso marchio registrato) detto

LAVORAZIONE DEL PIFFERO ®

che promette mirabolanti effetti nutrizionali, indici glicemici bassissimi, impatti minori sulla glicemia e altre puttanate del genere.

Nella pratica, prendi una farina integrale, togli crusca e germe. Dalla crusca separa le fibre solubili da quelle insolubili. Butta le insolubili (perché!?) rimetti le solubili (arabinoxilani in particolare) nel mucchio assieme al germe e ottieni una farina meno ricca di fibre totali rispetto a una integrale vera, ma più ricca di fibre solubili. Tutto questo dispendioso processo per cosa? Per potersi fregiare di un claim Efsa che dice che gli arabinoxilani in una certa percentuale contribuiscono ad abbassare la risposta glicemica rallentando l’assorbimento dello zucchero nel sangue….

Come fare per ottenere la stessa cosa senza spendere un patrimonio (non so quanto costi questa farina ma sono certo che costi tanto)?

Mangiare normale pane integrale E condurre una alimentazione banale, quella che ripetiamo spesso qui. Cioè adeguata al fabbisogno (non ingrassare!) ricca di frutta e verdura e legumi e cereali integrali (le fibre solubili stanno anche lì in maniera naturalissima e sopratutto economica).

Conclusione? La vogliamo dare al sorcio la farina magica?

Si

Condividi...

Hamburger impossibili

Negli USA impazza la moda dell’impossible hamburger (https://impossiblefoods.com/food), una “carne” vegetale a base di proteine della soia e del grano, patate, olio di cocco, estratto di lievito e “aromi” vari, tra i quali spicca l’ingrediente fondamentale: la leghemoglobina di soia (LH), un composto presente nelle radici dei legumi che, analogamente alla nostra emoglobina, trasporta ossigeno ai tessuti della pianta. La LH è aggiunta alla ricetta per simulare il “sanguinamento” e fornire aspetto e aroma più vicino alla vera carne. Chi ha assaggiato l’hamburger l’ha trovato delizioso.

La Food and Drug Administration (FDA) ha ritenuto sicura la LH (https://goo.gl/dHwKkG), ma questo non ha fermato le polemiche su di essa (anche perchè pare che sia modificata geneticamente). 
Fatto sta che l’hamburger impossibile è sicuro, buono e…sostenibile per l’ambiente? Non entro in questo aspetto anche se ho una mia opinione: per l’ambiente (e la nostra salute) basterebbe cominciare a ridurre il consumo di carne o eliminarlo del tutto, senza alcuna necessità di produrre questi surrogati.

Nutrizionalmente parlando, l’hamburger vegetale è praticamente identico alla carne bovina: manca ovviamente il colesterolo (cosa su cui il marketing punta, ma è un vantaggio da poco), però c’è qualche grasso saturo in più (e questo è peggio), contiene la stessa quantità di proteine (di valore però leggermente inferiore a quelle animali) e quindi alla fine pone anche i medesimi rischi.
Se pensiamo di poter consumare questa carne in quantità maggiori, siamo degli illusi: il ferro è presente nelle stesse quantità (il ferro è un fattore di rischio tumorale), i saturi sono maggiori (anche se di poco), la “carne” viene comunque consumata bruciacchiata (altro fattore di rischio) e messa dentro al solito panino pieno di salse…se ne mangiamo troppa vuol dire che mangiamo poco pesce per esempio (che invece è un alimento positivo)….in conclusione che ci cambia a noi?

Niente. O meglio….l’unico motivo sarebbe la possibile riduzione dello sfruttamento animale, che non è una cosa da poco, ma ci vado piano con le speranze….sarebbe troppo bello.


https://goo.gl/ydohgp

Condividi...