Hamburger impossibili

Negli USA impazza la moda dell’impossible hamburger (https://impossiblefoods.com/food), una “carne” vegetale a base di proteine della soia e del grano, patate, olio di cocco, estratto di lievito e “aromi” vari, tra i quali spicca l’ingrediente fondamentale: la leghemoglobina di soia (LH), un composto presente nelle radici dei legumi che, analogamente alla nostra emoglobina, trasporta ossigeno ai tessuti della pianta. La LH è aggiunta alla ricetta per simulare il “sanguinamento” e fornire aspetto e aroma più vicino alla vera carne. Chi ha assaggiato l’hamburger l’ha trovato delizioso.

La Food and Drug Administration (FDA) ha ritenuto sicura la LH (https://goo.gl/dHwKkG), ma questo non ha fermato le polemiche su di essa (anche perchè pare che sia modificata geneticamente). 
Fatto sta che l’hamburger impossibile è sicuro, buono e…sostenibile per l’ambiente? Non entro in questo aspetto anche se ho una mia opinione: per l’ambiente (e la nostra salute) basterebbe cominciare a ridurre il consumo di carne o eliminarlo del tutto, senza alcuna necessità di produrre questi surrogati.

Nutrizionalmente parlando, l’hamburger vegetale è praticamente identico alla carne bovina: manca ovviamente il colesterolo (cosa su cui il marketing punta, ma è un vantaggio da poco), però c’è qualche grasso saturo in più (e questo è peggio), contiene la stessa quantità di proteine (di valore però leggermente inferiore a quelle animali) e quindi alla fine pone anche i medesimi rischi.
Se pensiamo di poter consumare questa carne in quantità maggiori, siamo degli illusi: il ferro è presente nelle stesse quantità (il ferro è un fattore di rischio tumorale), i saturi sono maggiori (anche se di poco), la “carne” viene comunque consumata bruciacchiata (altro fattore di rischio) e messa dentro al solito panino pieno di salse…se ne mangiamo troppa vuol dire che mangiamo poco pesce per esempio (che invece è un alimento positivo)….in conclusione che ci cambia a noi?

Niente. O meglio….l’unico motivo sarebbe la possibile riduzione dello sfruttamento animale, che non è una cosa da poco, ma ci vado piano con le speranze….sarebbe troppo bello.


https://goo.gl/ydohgp

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Snack innovativi

Ieri si parlava di bambini, di fatto in casa e di confezionato. Di come, per esempio, i ragazzi siano abituati a fare uno “spuntino” mattutino in genere enorme. Pensate cosa gli viene proposto a scuola (o si portano da casa): focacce o panini con salumi che rappresentano più un pranzo che una merenda, spesso accompagnati da bibite zuccherate.

Lo spuntino, che dovrebbe rappresentare circa il 5-7% del fabbisogno calorico giornaliero (quindi 100-150 calorie per un fabbisogno di 2000) lievita fino a toccare le 500-600 calorie (estatè in brick: 80 calorie + 100g di focaccia: 300 calorie + 80g di prosciutto cotto: 160 calorie= 540 calorie e mi sono tenuto basso perchè ho visto mangiare cose ben peggiori).
ed è tutta roba “fatta in casa” a parte l’estatè, ma se la mamma prepara una spremuta le calorie sono anche maggiori.
Cosa c’è quindi di male nel mangiare uno snack confezionato? porzionato e con calorie ben definite? magari accompagnato da un frutto?

Oggi si trova di tutto: si può optare per una cosa semplice tipo frutta secca o barrette di cereali, ma anche cose diverse e un po’ più innovative come “patatine” di legumi e mais o altri cereali, che hanno una etichetta nutrizionale niente male.
Non faccio pubblicità ovviamente ma vi lascio la tabella nutrizionale e gli ingredienti per farvi capire che non è l’origine che conta dal punto di vista nutrizionale, ma la porzione e la composizione in nutrienti.

Abituatevi a leggere le etichette e scegliete quei prodotti che hanno i valori espressi PER PORZIONE, non su 100g. Perchè è la porzione che mangiate effettivamente.

Queste “legumine” (neologismo) apportano una 80ina di calorie, 2g di fibra, 5 di proteine e una decina di carboidrati, con 2g di grassi. Poco sale. Lasciate perdere le aggiunte in micronutrienti, anche loro devono vendere e sulle confezioni ci sono tanti claim che alimentano il marketing del “senza”: senza uova e altri allergeni, senza glutine (ma questo è utile per i celiaci), vegano, biologico, ecc. ma non importa. Ciò che conta è la tabella nutrizionale, le calorie e la quantità.
Se si aggiunge un frutto (una banana per esempio) si arriva a circa 150 calorie. Poi si beve un po’ di acqua e siamo a posto per arrivare a pranzo non troppo affamati.

Basta poco.

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Caramelle, ogm e crispr

Immaginate di dover pescare caramelle di vari gusti all’interno di un sacco. Voi volete le caramelle alla fragola e nel sacco di sicuro ce n’è qualcuna che fa al caso vostro.
Avete fondamentalmente 4 modi per cercare di ottenere ciò che desiderate:

1. Prelevare alla cieca un pugno di caramelle e aspettare un sacco di tempo prima di poter controllare se avete pescato quelle alla fragola. In caso negativo, ripetere il procedimento e aspettare ancora.
2. Come al punto 1, ma con la possibilità di vedere i risultati del vostro prelievo in tempi molto più brevi, ma comunque non immediati.
3. Cercare di tirare fuori le caramelle giuste inserendo nel sacco sensori e macchinari sofisticati e costosi che cerchino di individuare le caramelle dal colore, anche qui senza totale garanzia di avere successo, ma comunque con una probabilità e velocità maggiori rispetto ai metodi 1 e 2.
4. Aprire il sacco, guardare coi vostri occhi e tirar fuori le caramelle che vi interessano con le vostre mani, una a una, in maniera precisa ed economica.

Immaginate che, chi detta le regole di questo giochino vi permetta di agire nei modi 1 e 2 senza chiedervi particolari dimostrazioni di efficacia dei metodi: potete prelevare, aspettare e mangiare tranquillamente le vostre caramelle. Per il metodo 3 invece vi viene chiesto di valutare l’adeguatezza e la sicurezza degli strumenti con cui decidete di entrare nel sacco e addirittura la sicurezza delle caramelle alla fragola che tirerete fuori, come se potessero essere diverse da quelle tirate fuori con le mani, come se gli strumenti potessero modificarle e farle diventare improvvisamente al limone.
Ma la cosa più bella avviene con il quarto metodo: l’omino che fa le regole dice che questa metodica dovrà seguire lo stesso iter seguito dalla numero 3 e sarà classificata nello stesso gruppo, nonostante le uniche differenze coi primi due metodi siano la maggior precisione e il tempo di realizzazione notevolmente inferiore e, a rigor di logica, questo metodo dovrebbe essere paragonato a queste.

Insomma, abbiamo la possibilità di dar da mangiare caramelle alla fragola a tutti, con poca spesa e senza rischi e non lo faremo perché alla fine dei conti costerà troppo dato che l’omino che fa le regole vuole così.

Non potremo esportare caramelle fatte col metodo 4, però magari le importeremo (perdendoci) e nessuno se ne accorgerà.
A me pare una cosa incomprensibile. All’omino forse sembra una furbata, per motivi che io non arrivo a capire.

p.s. chiedo perdono agli esperti per l’azzardata metafora delle caramelle.

https://agrariansciences.blogspot.com/2018/07/leuropa-fa-la-scelta-sbagliata-sulle.html?m=1

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Breve storia dell’agricoltura

L’abbiamo idealizzata. L’agricoltura dico.

Il fatto è che l’agricoltura è cambiata così velocemente che non ce ne siamo accorti.

Pensiamo ancora di poter vivere con l’idea del contadino/agricoltore, cappello di paglia e camicia a quadri, che zappa allegramente la terra con gli uccellini che gli cinguettano attorno. Se anche l’agricoltura fosse stata così (e non lo è mai stata, ve lo assicuro), possiamo pensare di tornare a quei tempi là? No, non possiamo. All’epoca era tutto “biologico”, ah si. Niente fertilizzanti, niente agro-farmaci, niente macchine agricole, ma le piante erano soffocate dalle malerbe, aggredite dagli insetti e il lavoro del contadino era massacrante e spesso non si riusciva a produrre neppure quel che serviva alla propria sussistenza.

Oggi la memoria è persa. Quel mondo idealizzato non esiste più. È un bene o un male?

Forse è il caso di fare una cronologia minima dell’evoluzione agricola nel tempo.
Possiamo partire dalle rese (cioè dalla quantità di prodotto raccolto riferito alla superficie coltivata espresso di solito come tonnellata per ettaro). questa è facile:

Età romana: 1 tonnellata per ettaro

Medioevo: 1 tonnellata per ettaro

Età dei lumi: 1 tonnellata per ettaro

Diciannovesimo secolo: 1 tonnellata per ettaro

Dalla nascita della agricoltura, l’uomo ha sudato tanto, fatto la fame e subíto le malattie peggiori per raccogliere sempre le stesse quantità di prodotto.

Comincia a intravedersi qualche cambiamento attorno agli anni 20 del ‘900 (qualche innovazione c’era stata anche prima, ma nulla che fosse stato in grado di far cambiare faccia all’agricoltura). I contadini hanno maggiore disponibilità di azoto (che fa crescere le piante), fosforo e potassio (che influiscono sulla loro “qualità”).

Le rese aumentano

Poi arrivano i primi insetticidi, i primi erbicidi (che tolgono dai campi una intera generazione di donne, costrette in precedenza ad una vita di torture e soprusi).

Le rese aumentano

E’ la volta poi del miglioramento genetico per come lo intendiamo oggi.
Attenzione: l’uomo ha SEMPRE migliorato i geni delle piante incrociandole tra loro (o sfruttando mutazioni spontanee) e selezionando i caratteri che più gli servivano. Gli alimenti naturali non esistono. Selezionare un carattere utile significa scegliere i geni che lo producono. E questa è ingegneria genetica. Nè più nè meno.

Ma nel secolo scorso si comincia a fare sul serio e a lavorare in maniera scientifica e mirata con incroci che rendono le piante più produttive. I cereali per esempio acquistano una taglia più bassa: inutile sprecare energie per alzare il grano fino a 1 metro e mezzo o più. Le varietà a taglia bassa e resistenti alla siccità convogliano le forze verso la maggiore produzione del chicco senza sprechi inutili. Queste e altre innovazioni in Italia sono avvenute grazie a una agronomo, Nazareno Strampelli. In America compare Norman Borlaug, un altro agronomo, responsabile della cosiddetta “rivoluzione verde” che col suo lavoro di miglioramento genetico arriva a guadagnarsi il Nobel per la pace per aver salvato dalla fame milioni e milioni di persone. Letteralmente.

Le rese aumentano in modo incredibile, la fame si riduce, l’economia cresce, il mondo conosce un boom economico mai visto prima. I contadini cominciano ad affrancarsi dalla terra. E l’analfabetismo, l’ignoranza diminuiscono.
L’innovazione in campo agricolo porta a un benessere sconosciuto prima di allora.

Ma non è tutto oro…No, non lo è. Non lo è stato. È vero, ci siamo anche fatti prendere un po’ la mano. Sennò che esseri umani saremmo? Abbiamo cominciato a usare gli agrofarmaci in maniera un po’ troppo leggera, falde acquifere si sono inquinate, l’ambiente ne ha risentito. Abbiamo anche cominciato a perdere un po’ di diversità andando a preferire poche colture, perdendone altre. L’innovazione ci ha presentato il conto negli anni ’70-’80. Sì doveva reagire.

Cosa è accaduto? È arrivata una nuova generazione di agrofarmaci, infinitamente meno tossici e meno persistenti nell’ambiente. Un abisso di differenza rispetto ai primi. Più labili e degradabili. E sono arrivate anche nuove tecniche come la lotta integrata, ma sopratutto nuove armi genetiche. Adesso abbiamo studiato (anche grazie ai pionieri, alla prima guardia che ha dato origine alla rivoluzione verde), sappiamo più cose, conosciamo meglio cosa avviene quando facciamo un incrocio e possiamo fare in modo di prendere un gene da una pianta o organismo e farlo esprimere in un’altra per sviluppare un carattere che ci interessa. Arrivano gli enzimi di restrizione e nascono gli OGM. Invece di bombardare le piante a casaccio con le radiazioni e sperare che salti fuori qualcosa di buono dal mucchio, possiamo agire in maniera selettiva.

È cambiato qualcosa rispetto a quando l’uomo incrociava e aspettava? Aspettava e selezionava? Selezionava e sperava? No. Concettualmente niente. Siamo solo diventati più precisi.

Prendiamo un gene che codifica per una tossina di un batterio e lo infiliamo nella pianta. La pianta comincerà a produrre la tossina. La tossina ucciderà gli insetti dannosi, quelli che rovinano la pianta, ma la tossina è totalmente innocua per l’uomo perché viene inattivata dalla acidità gastrica. Che colpo! Il cotone OGM che esprime questo insetticida ha risollevato le sorti di milioni di contadini in un colpo solo.

Chi riesce a fare questo miracolo? Le multinazionali. Perché? Perché gli OGM costano un sacco di soldi. E ci vuole la sperimentazione (la creazione non è cosi dispendiosa), bisogna controllare, verificare, essere certi che non siano pericolosi per l’uomo, l’ambiente e gli animali. È una trafila incredibile. Ci vogliono anni e anni perché un OGM possa essere messo in commercio. Lo stesso iter che subiscono i farmaci!

Ma in Italia la ricerca pubblica è bloccata. Non si possono studiare, produrre e sperimentare in campo. Però con la consueta ipocrisia che ci contraddistingue, si possono importare e utilizzare come mangimi per alimentare gli animali che poi ci daranno il parmigiano reggiano e il prosciutto di Parma. I simboli dell’Italia nel mondo.

Nel frattempo la popolazione mondiale aumenta. Saremo nove miliardi nel 2050. Ci sono bocche da sfamare e non verranno sfamate col biologico (che ha rese inferiori anche del 40%, ci vorrebbe mezza Terra in più). Non verranno sfamate col Km0 e neppure continuando a osteggiare l’innovazione. Stanno arrivando nuove tecniche di miglioramento genetico, sempre più “pulite” e semplici.

Le biotecnologie sono il vero biologico del futuro perché permetteranno di ridurre l’uso degli agrofarmaci (che per quanto sicuri hanno pur sempre dei risvolti negativi).

Possiamo scegliere. Possiamo tornare a zappare la terra come un tempo, possiamo arruolare di nuovo le mondine per strappare le erbacce.

Oppure possiamo andare avanti, con attenzione, ma senza paura.

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Grano Verna

Nel grande mondo dei grani antichi va abbastanza il Verna (che non è antico ovviamente, infatti si è diffuso in coltura solo dal 1953). Questo grano toscano viene citato ovunque come praticamente privo di glutine! Cioè se lo si cerca in rete si trova sempre la stessa frase ripetuta sui vari siti che lo pubblicizzano o lo vendono: “La farina “Verna” contiene solo lo 0,9% di glutine rispetto al 14% di media delle farine tradizionali e potrebbe rappresentare una buona oppotunità nutrizionale per migliorare le funzionalita’ digestive e quindi il benessere di molte persone non direttamente celiache, ma comunque con intolleranza verso il frumento”!!!!
0.9% di glutine! 😊

Ovviamente non può essere. Una farina del genere è impanificabile ma le gente evidentemente ci casca e compra il pane convinta sia utile per “trattare” la sensibilità al glutine non celiaca. Mi domando quanta gente che si crede intollerante lo mangi senza aver problemi nonostante il glutine ci sia eccome.
Son riuscito a trovare un documento che mi sembra attendibile, che mette a confronto vari grani tra cui il Verna.

http://www.semirurali.net/modules/wfdownloads/visit.php?cid=1&lid=421

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Sfere, barrette e Ogm

Avete presente quei giochi per bambini (ma che piacciono anche agli adulti!) composti da sfere e barrette magnetiche di vari colori con le quali è possibile costruire strutture e forme anche molto complesse?

Bene, immaginate di metterne un numero adeguato in una scatola chiusa e…cominciare a scuoterla, con l’intento di ottenere questa struttura.

Quanto tempo pensate che sia necessario per raggiungere il vostro scopo? Non è impossibile, ma forse ci vorrebbero migliaia se non milioni di anni. Questo se ci affidassimo solo al caso (lo scuotimento a scatola chiusa). Adesso immaginate di mettervi voi al lavoro cercando di ottenere lo stesso risultato prendendo i pezzi giusti, coi colori giusti e mettendoli insieme. Ovviamente il tempo per terminare sarebbe decisamente inferiore.

Ma quello che conta è che il risultato finale sarà indistinguibile e la struttura sarà sempre e comunque composta dalle stesse barrette e da nient’altro. Nessuno potrà mai capire, di fronte a due costruzioni separate, se sono state ottenute tramite il caso o la “mano” di qualcuno.

Il nostro compito adesso sarà unicamente quello di verificare la “bontà” o meno della costruzione. È utile per noi? È pericolosa? Lo vedremo, ma di certo non ci importa il processo attraverso cui si è formata, ci interessa unicamente ciò che è, adesso che c’è. 

Questo è quanto (grosso modo) avviene quando si parla di mutazioni e di ogm.

Le barrette (che sono solo una metafora per rappresentare i geni di un organismo) posso essere rimescolate dal caso (e sottoposte a pressione evolutiva, caratteristica fondamentale che nel mio esempio della scatola chiusa ho tralasciato per semplicità) oppure essere messe insieme in maniera mirata da una intelligenza esterna che ovviamente accelera tutta la faccenda.

Nel primo caso parliamo di evoluzione naturale, nel secondo di ogm. Ovviamente in mezzo c’è tutta una ampia serie di sfumature. Al di fuori di metafora, se ci riferiamo alle piante per esempio, gli agricoltori da migliaia di anni hanno imparato a selezionare caratteristiche favorevoli ai loro scopi attraverso gli incroci lavorando su quanto il caso produceva e accelerando la costruzione della “forma” voluta. In tempi più recenti sono state usate sostanze chimiche o radiazioni per indurre un mescolamento dei geni/barrette più massiccio e rapido. Fino ad arrivare a lavorare “di fino” con gli ogm (e con nuove tecniche ancora più mirate).

L’uomo ha sempre sfruttato la natura a suo favore e la ha sempre modificata per i suoi scopi ottenendo risultati che in alcuni casi ha scartato, in altri mantenuto.

L’avversione nei confronti degli ogm è istintiva e comprensibile, ma una pianta ogm resistente ad un erbicida non è diversa da una pianta che ha acquisito la resistenza casualmente nel tempo e con meccanismi “naturali”. Questo è un fenomeno che infatti avviene abbastanza normalmente e che i contadini conoscono da tempi pre-ogm.

L’argomento è vastissimo e ci tornerò, magari per sfatare i miti più comuni. Nel frattempo vi lascio qualche riferimento a letture interessanti e più approfondite.

Riferimenti

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/category/ogm/

http://www.libreriauniversitaria.it/contro-natura-ogm-bio-falsi/libro/9788817088213

http://www.libreriauniversitaria.it/ogm-leggende-realta-chi-ha/libro/9788808062413

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