Dacci oggi il nostro potenziatore del sistema immunitario quotidiano

 

Tempo di influenza, tempo di transumanza verso i supermercati, le erboristerie e le farmacie alla ricerca di qualcosa, qualche integratore, qualche pastiglietta che POTENZI il nostro sistema immunitario. Ovviamente naturale, ovviamente con un bel nome esotico, ovviamente inutile.

Per chi acquista questi prodotti il desiderio è quello che riducano le possibilità o addirittura impediscano l’insorgenza delle malattie infettive, ma per la scienza il concetto di “potenziamento” ha poco senso ed è una semplificazione eccessiva. Sarebbe come desiderare che le forze di polizia e tutti i loro dipartimenti crescano di numero e comincino a “punire” tutti indiscriminatamente, anche gli innocenti.

Il sistema immunitario, essendo un “sistema”, non è una lampadina che possiamo rendere più luminosa girando una manopola, ma semmai un insieme di luci, interruttori, colori e fili elettrici che cooperano in maniera congiunta per ottimizzare le difese dell’organismo contro gli invasori esterni, senza per questo cominciare a rivolgere le armi verso sè stesso.

E’ quindi un sistema in equilibrio, che non ha senso “potenziare”, ma che, tuttavia, ha senso “mantenere in forma”.

Dal punto di vista fisico il sistema immunitario è formato da barriere (pelle, liquidi corporei), cellule e molecole. Dal punto di vista funzionale esiste un sistema immunitario innato ed uno acquisito.

L’immunità innata è veloce, ampia e totalmente aspecifica. Quando un virus o batterio entra nel corpo e provoca malattia, la parte innata del sistema immunitario reagisce con sintomi tutti uguali, sempre: febbre, produzione di muco (naso che cola, catarro), tosse oppure diarrea e vomito. Tutte armi pesanti ma poco efficaci, messe in atto per cercare di buttare fuori l’estraneo e/o “cuocerlo” ben bene. Tutti sintomi fastidiosi che non vorremmo certo “potenziare” in qualche maniera, no? E infatti prendiamo l’aspirina (a volte troppo facilmente) che sopprime l’azione immunitaria innata migliorando i sintomi.

Pensate inoltre alle allergie: il sistema immunitario “esagera” nei confronti di qualcosa che altri invece tollerano bene. Vorremmo potenziare ancor di più questa risposta? forse un pazzo scatenato….

Insomma, aumentare l’intensità di questa parte del sistema è una pessima idea alla fine della fiera. Ma forse potrebbe essere utile migliorare l’efficacia del nostro sistema di difesa acquisito: questa divisione del sistema lavora di fino, con la collaborazione di cellule specifiche, produce anticorpi in grado di riconoscere e legarsi a una moltitudine di patogeni e distruggerli in maniera estremamente precisa e mirata. Inoltre si “ricorda” del nemico ed è in grado di combattere più efficacemente la battaglia la volta successiva.

Allo stato attuale delle conoscenze, non ci sono prove solide e definitive che prodotti erboristici, supplementi vitaminici e formulazioni di questo tipo abbiano qualche valore nel migliorare la risposta immunitaria acquisita.  La difficoltà sta proprio nel capire quali parti del sistema vengano attivate o inattivate da questi prodotti.

Perciò, le uniche possibilità che abbiamo attualmente per mantenere in forma il nostro sistema di difesa riguardano lo stile di vita generale e sono:

  1. Non fumare, non bere alcolici o moderarsi molto.
  2. Mantenere un peso adeguato: ingrassare mette “in allarme” il sistema immunitario. Le cellule adipose attivano la risposta immunitaria e producono citochine che mantengono l’organismo in uno stato infiammatorio cronico, che sarebbe meglio evitare.
  3. Fornire al nostro corpo tutta l’energia (ma non troppa sennò si ingrassa) e i nutrienti necessari perchè il sistema abbia tutti i “mattoni” per costruire le sue componenti (cellule, anticorpi, ecc). La malnutrizione per difetto o la ipernutrizione con carenza di alimenti vegetali porta a mancanze di micronutrienti fondamentali per il corretto funzionamento dell’immunità (ad esempio, carenze di zinco, selenio, ferro, rame, acido folico e vitamine A, B6, C, D ed E). Dati preliminari mostrano, inoltre, che l’assunzione di probiotici potrebbe mantenere l’equilibrio della flora batterica intestinale contribuendo così al corretto assetto immunitario.
  4. Fare attività fisica costante e non pesante: mantenere il corpo in salute aiuta a non ingrassare e a migliorare l’efficienza cardiocircolatoria in modo che tutte le componenti immunitarie possano “viaggiare” al meglio nel torrente sanguigno. Per ora non ci sono prove che l’esercizio migliori direttamente l’efficienza del sistema immunitario, lo fa solo in maniera indiretta. L’attività fisica pesante però aumenta il rischio di infezioni.
  5. Dormire bene: la mancanza di sonno (meno di 7/8 ore per notte) riduce la risposta alle infezioni.
  6. Ridurre lo stress: lo stress è difficile da misurare e non ci sono molte evidenze in merito, ma è molto probabile che condurre una vita tranquilla migliori la nostra capacità di combattere gli agenti infettivi.
  7. Ovviamente vaccinarsi. Ciò che davvero aiuta il nostro sistema immunitario in maniera diretta è la vaccinazione perchè prepara il nostro corpo a combattere i patogeni in maniera sicura e completa.
  8. Infine la immunoterapia contro il cancro che libera le armi immunitarie che sono “frenate” dalla malattia (ma spesso le libera anche contro organi sani e va quindi usata quando il gioco vale la candela).

Quindi risparmiate i vostri soldi, evitate gli integratori, i booster immunitari, le pappe reali e le erbette chè non servono a niente. Lavatevi spesso le mani, vaccinatevi e non state, se possibile, in posti affollati e molto caldi.

Ultima curiosità: l’esposizione al freddo moderato non aumenta la suscettibilità alle infezioni anche se tutti crediamo sia così perchè ce lo diceva la nonna. D’inverno ci ammaliamo di più, non perchè fa freddo, ma perchè stiamo più tempo in ambienti chiusi a contatto con altre persone che ci trasmettono virus e batteri con maggior efficienza.

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Riferimenti

https://www.health.harvard.edu/staying-healthy/how-to-boost-your-immune-system

https://www.health.harvard.edu/healthy-eating/what-can-you-do-to-improve-your-immune-system

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24499072

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0022030295767844

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3049752/

https://www.bmj.com/content/356/bmj.i6583

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/3440773

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23775705

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/eji.201040667

 

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Il pral e le diete alcaline

Non faccio altro che sentire discorsi sulle diete acide e alcaline!
Nessuno mai che dica COSA dovrebbe acidificarsi mangiando. COSA? il sangue, i liquidi cellulari? la pipì? l’umore? il latte nel frigorifero? COSA?

Viene spesso tirato fuori il PRAL (potenziale di carico acido renale) come indice della “bontà” della nostra dieta dal punto di vista acido-base.

Il PRAL però è l’espressione del funzionamento di un nostro sistema tampone, quello renale, NON indica se una dieta è acidificante o meno!

Se il PRAL di un alimento è positivo questo è indice del fatto che il tampone ha lavorato bene e il nostro pH ematico e tissutale E’ RIMASTO INVARIATO! cioè è rimasto nel range di compatibilità per la vita. E quindi dimostra che la dieta alcalina non serve a niente perchè i cibi non acidificano o alcalinizzano un bel nulla.
Semmai il PRAL indica quanto i cibi AVREBBERO acidificato il nostro sangue qualora il sistema tampone renale non avesse funzionato a dovere. E perciò in una situazione patologica grave come l’insufficienza renale in cui l’acidosi metabolica è una realtà, non in un organismo sano.

Poi forse sono io che non ho capito nulla e non ho ancora visto la luce.

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Le vie di mezzo: lectine e terrorismo

“Signora mia, non ci sono più le mezze stagioni…”.

E sono sparite anche le vie di mezzo….

Avevo in mente da qualche tempo di parlare di lectine negli alimenti, ma il “La” me lo ha dato una recente affermazione di un contatto Facebook, parlando della presenza di lectine nei cereali integrali. Una affermazione che non mi sarei mai aspettato.

Prima di arrivare al punto diciamo due parole per definire il contesto: cosa sono i cereali integrali e cosa le lectine.

I Cereali integrali

I frutti di alcune graminacee prendono il nome di cariossidi (i chicchi) e sono la parte della pianta di cui noi ci nutriamo e che possiamo consumare intera, oppure sotto forma di farina o sfarinati, semole (ma anche ridotti in fiocchi, frantumati, ecc).

Il chicco è composto da tre parti: una membrana protettiva esterna, il pericarpo, che una volta separata dal chicco prenderà il nome di crusca (ricca di fibra); una parte interna, il germe (o embrione, da cui prende origine una nuova piantina), che contiene sopratutto lipidi e proteine oltre a una certa quantità di microelementi e tutto il restante volume che è chiamato endosperma (o albume) che è formato per la maggior parte da amido.

 

Il chicco consumato tal quale è “naturalmente integrale” perchè noi assumiamo tutte le sue parti. Lo stesso dicasi quando mangiamo prodotti da forno o pasta costituiti da farine o semole derivanti dalla macinazione del cereale intero. Altri tipi di macinazione eliminano la crusca e producono farine/semole meno ricche di fibra e di micronutrienti e contenenti perlopiù amido. La normativa (https://goo.gl/xKhg7n) distingue le varie lavorazioni e miscele, ma non è questa la sede per approfondire questi aspetti. Ciò che più conta (ai fini di questo articolo) è che, dal punto di vista nutrizionale e salutistico il consumo del cereale intero è associato a una marea di benefici che possiamo riassumere così:

  1. Benefici riguardanti la riduzione del rischio di Diabete Tipo 2 (https://goo.gl/tuhsGH; https://goo.gl/mpw7Dd)
  2. Benefici legati alla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari (https://goo.gl/tuhsGHhttps://goo.gl/buZV6K)
  3. Benefici correlati alla riduzione del rischio di cancro (colon retto) (https://goo.gl/c2GuJb)
  4. Benefici associati ad un minor rischio di sovrappeso e obesità (https://goo.gl/tuhsGHhttps://goo.gl/mpw7Dd)

Voglio sottolineare che i lavori citati sono revisioni sistematiche e metanalisi, cioè grandi selezioni e analisi statistiche di numerosi studi scientifici effettuati su centinaia di migliaia di persone (a volte milioni) seguite nel tempo ed esprimono ciò che di meglio attualmente esiste in letteratura. Non stiamo quindi parlando di lavoretti sui topi o su 5 persone seguite per 3 giorni. Su questi lavori si basano le linee guida nutrizionali mondiali che forniscono suggerimenti pratici di comportamento alla popolazione. Per esempio le nostre linee guida (in particolare la numero 2: https://goo.gl/tNafJs) affermano: “Consuma regolarmente pane, pasta, riso e altri cereali (MEGLIO se integrali)…”. Non dice “Evita i cereali integrali perchè sono pericolosi o ricchi di anti-nutrienti”!

Ovviamente, come spesso ripeto (fino alla nausea in effetti), i cereali consumati integrali, non sono la panacea. DA SOLI non fanno miracoli, ma devono essere inseriti in un contesto che comprenda alimentazione corretta nel suo insieme, attività fisica, abolizione del fumo di sigaretta e molta limitazione (se non assenza) di consumo di alcolici. Come al solito è la somma che fa il totale e non è neppure necessario mangiare sempre e in maniera esclusiva prodotti integrali. Il consiglio pratico è di fare fifty fifity: perlomeno il pane e i prodotti da forno (fette biscottate, biscotti, crackers…) dovrebbero essere consumati nella forma intera, mentre per la pasta (o il riso) questo non è necessario. Va da sè che se abbiamo la (buona) abitudine di alternare il consumo della pasta con dei cereali in chicco (riso integrale, avena, orzo, segale, bulgur, ma anche pseudocereali come il grano saraceno o la quinoa) otterremo benefici ulteriori oltre ad avere un appagamento del gusto. Tutto questo per dire che non sono un “fan” dell’integrale a tutti i costi e non ho nulla da guadagnare nel consigliarne il consumo, ma le evidenze parlano chiaro.

Il cereale intero sazia maggiormente e, a parità di peso, contiene più fibra e quindi un po’ meno calorie. L’effetto “massa” è maggiore rispetto al consumo di cereali raffinati e in un mondo dove il consumo di fibra è bassissimo il semplice consiglio di introdurne di più può aiutare a introdurre meno energia, rimanere magri (o ritornare magri) e guadagnare salute. Non dimentichiamo ovviamente che una bella fetta della fibra che dovremmo introdurre giornalmente deve derivare anche da frutta, verdura e legumi, i cardini della dieta mediterranea.

Se l’aumento della sazietà (e la riduzione dell’introito calorico) è probabilmente l’effetto più importante per la nostra salute, i benefici legati all’assunzione quotidiana di cereali interi non si limitano a questo: sono state studiate e osservate le proprietà di numerose molecole bioattive presenti nel germe sopratutto, che possono spiegare alcuni effetti anti tumorali, antiossidanti cardioprotettivi, ecc.

Le lectine

Le lectine sono sostanze proteiche capaci di fare agglutinare i globuli rossi (infatti sono dette anche emo-agglutinine) e sono presenti in numerosi vegetali. Sono tossiche, ma una cottura adeguata è in grado di denaturarle e ridurre notevolmente il rischio di effetti avversi. E’ storicamente noto che estratti di alcuni legumi (che ne sono particolarmente ricchi, come i fagioli, i piselli e le lenticchie) agglutinano il sangue di molti mammiferi. Alcune lectine sono anche state identificate nel frumento.

Una lectina “famosa” è la ricina (https://goo.gl/Foi4xS), citata in numerosi film e serie tv, presente nei semi di ricino (Ricinus communis) è una potente tossina in grado di provocare morte cellulare in bassi dosaggi: 0,2mg, pari a 8 semi circa, possono uccidere un uomo (https://goo.gl/92gdCH).

La funzione di queste agglutinine nella pianta non è bene compresa, ma pare sia legata alla difesa nei confronti di funghi e batteri. Esiste anche l’ipotesi che partecipino a meccanismi di accumulo di sostanze di riserva e di comunicazione tra pianta e organismi simbionti (“Additivi e tossici negli alimenti” – Marinella Melis, Ed. Libreria Universitaria, 2014).

Le lectine hanno una speciale affinità per i carboidrati (il loro nome deriva dal latino legere: scegliere, riconoscere), compresi quelli presenti sulla membrana dei globuli rossi, il che spiega la loro capacità agglutinante, ma spiega anche la capacità di legarsi alle strutture glicoproteiche intestinali danneggiandole, inibendo l’assorbimento di nutrienti e provocando iperplasia e ipertrofia dei tessuti.

Se cercate in rete “lectine e malattie” vi sembrerà che queste sostanze siedano accanto a Satana in persona da tanti risultati negativi che otterrete. La demonizzazione delle lectine, fra le altre cose, sta alla base della paleodieta ed è anche legata alla dieta dei gruppi sanguigni. I paleodietisti (o come diavolo si chiamano) giustificano l’esclusione dalla dieta di cereali e legumi anche in base al fatto che questi alimenti contengano lectine. Per rafforzare il loro pregiudizio di conferma (selezionare solo i lavori che tirano acqua al loro mulino escludendo gli altri) citano alcuni studi. Uno di questi lo potete trovare qui: https://goo.gl/7pXAGA. Al capitolo 4 si parla di “agglutinina del germe di grano” o WGA. Viene citata tutta una serie di lavori a favore della tesi “le lectine fanno male, molto male”, ma sono tutti lavori su animali o in vitro e in tutti viene utilizzato estratto di WGA somministrato su cellule in una piastra o direttamente nell’intestino di un ratto in elevati dosaggi, notando tutta una serie di conseguenze negative. Questi lavori possono essere spunti di riflessione per successivi studi, ma non “dimostrano” un bel nulla. La stessa review a un certo punto infatti dice “Mancano dati umani che mostrano l’influenza dell’assunzione di WGA sui marcatori infiammatori“. E grazie. Tutti gli altri lavori trovati in letteratura sono del medesimo tenore: analisi in vitro o su animali, nessuna prova su esseri umani nella VITA REALE. Questo è un altro articolo che spesso viene citato: https://goo.gl/pQNXpY. Anche qui, tante ipotesi, ma nessuna certezza. Nessuna prova che il consumo di cereali integrali, nello specifico, possa provocare un qualche tipo di danno a causa del contenuto di lectine. E mettiamo il primo punto.

Avviciniamoci alla conclusione citando finalmente questo lavoro: https://goo.gl/oJ26CR . Questa revisione sistematica del 2014 si è occupata di analizzare tutte le possibili relazioni tra la assunzione di lectine presenti nei cereali (in particolare la WGA) e varie condizioni patologiche come il cancro, l’obesità, la autoimmunità, la tossicità in generale, ecc.

Ormai dovrebbe essere chiaro, ma anche qui gli autori affermano che “Sebbene i dati provenienti da studi sull’essere umano che utilizzino cibi trattati termicamente manchino, ci sono prove che le lectine purificate influenzano lo stato di salute. Diversi studi di ricerca in vitro sono stati descritti in letteratura“; e ancora “Inoltre, gli studi che descrivono gli effetti di alte dosi di lectine vegetali purificate sulla salute degli animali sono stati elencati in database scientifici“. Quindi: estratti purificati, alte dosi, prove in vitro e su animali. Cioè voi capite: prendono i fagioli CRUDI, estraggono le lectine e li sparano dentro a un topo. E il topo sta male! Urca!

Gli autori concludono che “I risultati di una ricerca aggiornata sui meccanismi che le lectine del grano hanno su fattori di salute, come l’obesità, le malattie autoimmuni e la malattia celiaca, sono sottoposti a revisione critica. Concludiamo che ci sono molte ipotesi infondate fatte. Gli attuali dati sugli effetti sulla salute delle lectine alimentari, come consumate in cibi cotti, al forno o estrusi, non supportano effetti negativi sulla salute negli esseri umani. Al contrario, il consumo di alimenti contenenti WGA, come cereali e prodotti integrali, ha dimostrato di essere associato a rischi significativamente ridotti di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro e una gestione del peso a lungo termine più favorevole.“.

Ed ecco che torniamo magicamente al punto di partenza: consumare cereali interi è talmente positivo per la salute da superare qualunque rischio derivante dalla assunzione possibile (ma non dimostrata) di lectine.

E’ la solita vecchia storia: si prende un tossico presente in un alimento (o un agrofarmaco che viene usato come diserbante sulle colture…), se ne “dimostrano” gli effetti negativi in assoluto (le lectine messe in quantità a contatto col nostro intestino bene non fanno, l’agrofarmaco bevuto a litri non è un toccasana) e ci si scorda poi di valutare l’esposizione a queste sostanze (le lectine vengono perlopiù inattivate dal calore, dalla fermentazione, dall’ammollo; l’agrofarmaco non ci arriva nei nostri cibi in quantità significative…).

La dose fa il veleno, ma l’esposizione al veleno conta ancora di più. Se non c’è esposizione, non c’è veleno e quindi danno.

Concludendo, allo stato attuale dell’evidenza scientifica, le lectine alimentari sono un non-problema. Qualunque valutazione seria sulla tossicità di una sostanza presente nei cibi deve essere fatta mettendo sulla bilancia rischi e  benefici. In questo caso specifico i rischi non sono neppure dimostrati. Perciò consumate tranquillamente e senza paure il pane scuro che va benissimo.

Fra l’altro mi sorge spontanea una considerazione: da una parte c’è uno con la barbetta bianca che ci dice che i cereali raffinati sono il male assoluto; dall’altra parte c’è una intera categoria di pseudo-dietologi, amanti della paleo e della dieta Mozzi (e anche i panificatori, per motivi che mi sfuggono totalmente) che ci dicono che i cereali integrali sono il male assoluto.  Ma porca miseria, cosa dobbiamo fare?

Ma non esistono più le vie di mezzo?

“Signora mia, non ci sono più le mezze stagioni….”

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O voi

O voi che pensate che l’olio extravergine di oliva sia il cardine, l’emblema, la bandiera della dieta mediterranea; o voi che ci raccontate che è come un farmaco e che dovremmo berlo a garganella per vivere 100 anni; o voi che sputate sugli altri oli perchè non sono all’altezza di competere col Re.

O voi.

Guardate un po’ questo grafichino che vi mostra il consumo di olio di oliva nell’anno 1961 (il primo anno disponibile) nei paesi che si affacciano sul mediterraneo (ci mettiamo anche il Portogallo).

Fonte: Food Balance Sheet FAO (http://www.fao.org/faostat/en/#data/FBS)

Guardate come, nel momento di massima “esplosione” della dieta mediterranea, cioè quando si faceva DAVVERO, su 16 paesi solo 5 ne consumavano una quantità degna di nota (la Grecia ci faceva il bagno), 3 così così e 8 consumavano tutt’altro PUR SEGUENDO IL MODELLO MEDITERRANEO nella sua essenza.

O voi, quando lo capirete che la dieta mediterranea non è olio, pasta, pizza e mandolini, ma un modello, una somma, un insieme che prescinde dal singolo alimento?

O voi, ma vedete d’annà….(censored)

—–

http://alimenzogne.blogspot.com/…/la-dieta-mediterronea.html

http://www.gabrielebernardini.it/la-alimentazione-mediterr…/

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Una dieta, non mille

L’alimentazione sana e corretta per la prevenzione delle malattie non trasmissibili è UNA.

Non esistono le diete “per il cuore”, “per prevenire i tumori”, “contro il diabete”, “per combattere l’osteoporosi”.

Non ci sono differenze, per ridurre il nostro rischio di ammalarci si dovrebbe mangiare sempre nello stesso modo:

1. In modo da non INGRASSARE (questo E’ il punto fondamentale). Perchè è ingrassare, a prescindere da COSA si mangia, che aumenta il rischio di infarto, ictus, tumori, diabete, osteoporosi, ecc., aumentando l’infiammazione sistemica di basso grado (http://www.gabrielebernardini.it/fiamma/) e l’insulinoresistenza (http://www.gabrielebernardini.it/linsulino-resistenza/) nel nostro organismo.
La PANCIA mette a rischio la nostra salute, anche se aumenta mangiando quinoa, bacche di Goji, zucchero integrale, sale himalayano e verdure bio.
2. In modo da introdurre ogni giorno sopratutto alimenti vegetali (frutta, verdura, legumi, cereali integrali).
3. In modo da introdurre pochi alimenti di origine animale (sopratutto poche carni grasse e pochissime carni trasformate).
4. In modo da non eccedere col sale.
5. In modo da non bere alcolici (o limitarli al massimo)
6. In modo da non mangiare (o limitare al massimo) alimenti con elevata densità energetica (bevande zuccherate, dolci).

Questo è il modo. C’è solo un modello che rispetta questi punti ed è il modello mediterraneo (http://www.gabrielebernardini.it/la-alimentazione-mediterranea-dieta-modello/). Quello che vi raccontano i vari guru, che esaltano il SINGOLO ingrediente, facendolo diventare un farmaco E’ FUFFA!

Le erbe miracolose, gli integratori fantasmagorici, i beveroni detox, gli antiossidanti e i supercibi sono FUFFA! Quand’anche ci siano evidenze consolidate su alcuni alimenti rispetto ad altri sono SEMPRE da considerarsi un tassello che PARTECIPA alla visione di insieme, ma che DA SOLO non fa NULLA!

C’è solo UNA dieta per la salute, non 1000.
Poi ci sono le dietoterapie per chi una malattia ce l’ha GIA’. Ma è tutta un’altra faccenda.

Una bilancia e un nastro da sarta (per misurare la circonferenza vita) è quello di cui avete bisogno. Non di complicarvi la vita con mille diete farlocche o di credere ad ogni libro che esce in libreria o ad ogni ragazzina che sui social si inventa la dieta o l’alimento miracoloso.

Ah! avete bisogno anche di un paio di scarpe da jogging ovviamente. L’attività fisica è l’unico farmaco che non ha effetti collaterali e che non costa niente.

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Le emozioni caloriche di Marco Bianchi

Ci sono quelle giornate sfigate in cui ti capita di imbatterti in trasmissioni televisive che mai avresti voluto vedere. Oggi è una di queste giornate.

Il caro Bianchi, il cuoco del Cheshire che fa tendenza e che vorrebbe fare anche informazione nutrizionale, ha inaugurato un nuovo programmino tv su una nota rete dove si parla solo di ricette e cibo (che non vi dirò mai, ma che troverete in fretta, lo so). Si chiama “La mia Cucina delle Emozioni” ed è solo un contenitore di ricette riviste secondo il suo approccio salutistico che consiste semplicemente nel dire, nell’ordine:

1. che le farine integrali fanno bene, quelle raffinate no
2 che gli zuccheri fanno male, ma quelli che stanno dentro l’uvetta no
3. che il cibo x fa bene a y perchè contiene il nutriente z
4. che le calorie non contano se vengono da alimenti buoni (buoni per lui)
5. poco altro (e sempre comunque sbagliato)

Bene, mi sono imbattuto in questa ricettina da lui definita “leggera”

Per 1 persona:

80g di pasta (integrale ovviamente, perchè fa bene alla glicemia)
45g di noci (chè ci sono gli omega3 e gli omega6 e fanno bene al colesterolo)
15g di olio (extra vergine di oliva, of course)
50ml di latte di mandorla (perchè vegetale e quindi meglio)

Il piattino che ne viene fuori, leggero (!), ricco di fibre, grassi buoni e micronutrienti fantasmagorici ha circa 760 calorie……

Ma è leggero e ci sono gli omega3.

A Marco Bià, ma vaffannoce!

p.s. sia chiaro il piatto va benissimo, ma deve essere contestualizzato. Per un fabbisogno di circa 2400calorie (considerando che ci manca la verdura e la frutta per completare il pasto) è perfetto. Ma questo nessuno lo dice mai.

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Le analisi PERFETTE!

“Le analisi sono tutte perfette, QUINDI per ora non faccio nulla, non modifico la mia dieta, non comincio a muovermi di più, non smetto di bere”.
 
Quante volte ho sentito questa affermazione! E’ uno dei tanti alibi per non cambiare abitudini, ma non ha molto senso. Le analisi vanno bene FINCHÉ’ vanno bene. Quando la colesterolemia comincia ad aumentare, quando la glicemia va fuori limite o quando la pressione arteriosa si alza, è un segnale che è stato prodotto un danno nell’organismo. Questo danno si è sviluppato nel tempo, non è un interruttore che si accende di colpo.
 
L’esempio classico è quello dell’iperglicemia: una alimentazione sovrabbondante, ricca di alimenti ipercalorici, di bevande zuccherate, di prodotti animali in eccesso, di sale in abbondanza, di dolci in sovrappiù e povera di alimenti protettivi porta ad ingrassare e a una progressiva insulinoresistenza che all’inizio è silente perchè il pancreas compensa la ridotta sensibilità dei tessuti all’insulina con una maggior produzione di insulina stessa, mantenendo così STABILE la glicemia nel sangue. Quindi, dalle analisi non si vede nulla! Quando, dopo decenni (non 5 minuti) di vita così, il pancreas si stanca di lavorare come un dannato, solo allora comincerà a produrre meno insulina nei confronti di tessuti che sono progressivamente diventati ancora più resistenti e SOLO ALLORA la glicemia si alzerà e noi vedremo l’asterisco stampato sul foglio del laboratorio di analisi. Ma a questo punto il pancreas è danneggiato ed è molto difficile tornare indietro. Si innescano allora circoli viziosi che portano ad incrementare il rischio cardiovascolare e tumorale.
Tutto questo NON PUÒ’ essere predetto dalle analisi mentre sta avvenendo nelle sue fasi precoci.
 
A questo si aggiunge lo stato infiammatorio di basso grado (di cui ho detto qualcosa qui: http://www.gabrielebernardini.it/fiamma/) che lavora in sottofondo e non è evidenziabile da una analisi di laboratorio.
 
Si chiamano fattori di rischio perchè vanno prevenuti, sennò sarebbe inutile qualunque forma di prevenzione se fosse sufficiente agire quando il danno si è manifestato.
 
Mi viene in aiuto un proverbio: “Chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati”. Direi che calza a pennello.
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Cancro e bufale

Questo è il Codice Europeo contro il Cancro. E’ composto da 12 raccomandazioni pratiche per ridurre il nostro rischio tumorale (https://cancer-code-europe.iarc.fr/index.php/it/).
Si basa sulle maggiori evidenze scientifiche ad oggi disponibili (in pratica ricalca i consigli del Fondo Europeo per Ricerca sul Cancro: https://www.wcrf.org/dietandcancer/about).
 
Dategli una occhiata, il sito è fatto molto bene. Per quanto riguarda l’alimentazione e lo stile di vita le raccomandazioni sono quelle che ripetiamo ogni giorno: rimanere magri, muoversi, evitare gli alcolici e seguire una dieta a base vegetale (modello mediterraneo). Ma non è questo di cui volevo parlare.
 
Il Codice fornisce consigli per la PREVENZIONE (quindi non dà raccomandazioni per i pazienti che hanno già avuto una DIAGNOSI), ma sul sito ci sono numerose FAQ, tra cui questa:
 
“Mi è stato DIAGNOSTICATO un cancro. Seguire una dieta sana può essermi utile?”
 
Risposta: “Purtroppo vi sono molti meno elementi a sostegno degli effetti della dieta sulla progressione del cancro rispetto a quelli sulla probabilità di svilupparlo. Inoltre molto dipende dal tipo di tumore.
Per le persone affette da cancro al seno, prove sostanziali dimostrano che un peso sano e attività fisica e un migliorano entrambi la qualità della vita e sono legati alla maggiore sopravvivenza.
Non esistono sufficienti prove per formulare rigorose raccomandazioni in merito ad altri tipi di cancro, né per confermare gli effetti benefici di un particolare tipo di cibo o di dieta, ma le autorità tendono a consigliare alle persone a cui è già stato diagnosticato un tumore di seguire le raccomandazioni generali per la prevenzione del cancro (salvo diversamente indicato per ragioni mediche o di altro tipo). Infine, è sempre bene evitare di assumere qualsiasi integratore senza aver prima consultato il proprio medico, poiché è stato dimostrato che alcuni di essi potrebbero interferire con i trattamenti contro il cancro.”
 
Mi pare chiaro no? in assenza di prove forti, seguite le raccomandazioni per la prevenzione.
 
Siccome in rete (e in TV, sui giornali…) si trova di tutto e le persone malate vanno (comprensibilmente) in cerca di ogni speranza possibile, volevo avvisarvi: se siete malati, evitate le magie, gli imbonitori, i prodotti che promettono miracoli e sopratutto, con TUTTA la vostra forza, evitate i “professionisti” medici e biologi che si vantano di aver trovato delle soluzioni per trattare il tumore con la dieta!

Ci sono associazioni che pubblicizzano diete allucinanti, difficilissime e strampalate.

Il maggior pericolo sta nel fatto che se a questi “scienziati” glielo chiedi, ti forniscono tutte le referenze bibliografiche a supporto e apparentemente sembra roba seria, ma è un puzzle messo insieme da studi slegati tra loro (spesso sono solo “prove” in vitro o su animali). Costoro si ingegniano (per denaro ovviamente, mica te la danno gratis la dieta e il supporto con altre “terapie”) e costruiscono queste cose secondo il loro estro personale.

Beware!

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Germogli e bugie

I germogli sono i semi germogliati di cereali, legumi o altri vegetali. Hanno fama di superfood, ma è una fama mal riposta perchè non c’è niente di speciale in loro. E’ vero, alcuni nutrienti, in alcuni casi, sono rappresentati in maniera maggiore nel germoglio rispetto al seme non germogliato o alla pianta adulta, ma avviene anche il contrario, la pianta adulta o il seme a volte ne hanno di più rispetto al germoglio. Bisogna vedere caso per caso, come spesso accade.
 
Detto ciò, non ci importa neppure niente di andare a vedere caso per caso e calcolare dove ci guadagniamo e dove ci perdiamo. C’è di meglio da fare che mettersi a fare i ragionieri del germoglio. Se nel pisello germogliato c’è qualche mg in più di vitamina C rispetto al pisello non germogliato, a noi che ci interessa? andiamo di kiwi o di un frutto qualsiasi e abbiamo tutta la vitamina C di cui abbiamo bisogno. Nel mondo moderno abbiamo abbondanza di fonti da cui attingere micronutrienti, non ci mancano, state tranquilli.
 
Però i germogli vengono spesso definiti “una miniera di nutrienti”. Non solo, ci sono anche trasmissioni meravigliose come quella in cui sono incappato stamani sull’ammiraglia della Rai in cui emuli berriniani magnificano le virtù di questi vegetali affermando cose del tipo:
 
1. Favoriscono la digestione: siccome i germogli sono piantine in divenire, esprimono numerosi enzimi adibiti alla costruzione di nuovi nutrienti per la pianta adulta. Ora, non è che basta dire “enzima” per farci digerire meglio! Gli enzimi dei germogli non sono i NOSTRI enzimi e anche se passassero indenni la tremenda acidità gastrica che tutto smonta e livella (e non la passano) non servirebbero a un emerito piffero.
2. Contrastano la stanchezza stagionale: ma che vi devo dire…ha qualche senso compiuto questa affermazione?
3. Aiutano il fegato: (!) A FARE CHE? forse per i famosi enzimi che si trasferiscono nelle cellule epatiche per grazia ricevuta?
4. Controllano il colesterolo: come TUTTI i vegetali, le loro fibre rallentano l’assorbimento e sequestrano un pochino di colesterolo, ma da soli fanno poco se non mettiamo in ordine tutta la nostra alimentazione. Inutile insomma mangiare germogli ogni giorno come contorno a una bistecca da mezzo chilo o come accompagnamento di qualche etto di formaggio.
5. Rallentano l’invecchiamento cellulare: è noto che chi mangia germogli è più giovane di chi non li mangia, non lo sapevate?
 
Quindi: affermazioni generiche, alcune false, alcune esagerate e superflue, altre appartenenti a tutta la categoria “verdura”.
 
Vi piacciono i germogli? mangiateli per il gusto e per variare la dieta, ma attenti! non sempre sono da considerarsi verdura: perlomeno dovete fare attenzione alle calorie. Se una porzione di verdura apporta in media una cinquantina di calorie, la stessa quantità di germogli (in alcuni casi, non in tutti) potrebbe anche arrivare a 200.
 
Vi lascio l’esempio delle lenticchie e dei loro germogli, come potete vedere le differenze sono praticamente inesistenti.
 
Lenticchie cotte: https://is.gd/6plyXq
Germogli di lenticchie: https://is.gd/gPUukx
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Le carote e l’abbronzatura

Stamani ascoltando la radio è arrivata alle mie orecchie la vocina di una dermatologa che consigliava allegramente cibi ricchi in caroteni (melone, albicocche, pomodori, carote, verdure a foglia verde…) per proteggere la pelle dal sole.

La dermatologa non è una voce fuori dal coro. Chiedete a chiunque, dal farmacista all’erborista, al biologo nutrizionista, al medico e molti di loro vi diranno che, si, certamente le carote proteggono la pelle dai raggi ultravioletti. Fate un giro in rete e troverete pioggia di consigli per migliorare l’abbronzatura mangiando cocomeri e proteggerla dalle scottature bevendo centrifugati di broccolo e melograno.

Nel 2011 l’EFSA ha pubblicato una valutazione riguardante il beta-carotene presente naturalmente nei cibi o aggiunto ad essi. Si trattava di approvare o non approvare un “claim”, cioè una affermazione salutistica, che, in questo caso era: “protegge la pelle dal danno indotto dai raggi UV, compreso il danno foto-ossidativo”, e “promuove la pigmentazione e l’abbronzatura della pelle”.

La promozione della pigmentazione della pelle è un meccanismo attraverso il quale la pelle può essere protetta dai danni indotti dai raggi UV.

Viene quindi chiesto all’EFSA di valutare le prove inerenti questa affermazione in modo tale da consentire o proibire la scritta in etichetta da parte delle aziende alimentari.

L’EFSA risponde così:

“Nel valutare le prove, il gruppo di esperti scientifici ha tenuto conto del fatto che la maggior parte degli studi sull’intervento umano forniti erano non controllati o venivano utilizzate misure inadeguate di danno UV alla pelle, e che gli studi che hanno valutato il danno indotto da UV sulla pelle non hanno trovato un effetto significativo di supplementazione di carotene rispetto al placebo. Sulla base dei dati presentati, il gruppo di esperti scientifici conclude che non è stato stabilito un rapporto di causa ed effetto tra l’assunzione dietetica di beta-carotene e la protezione della pelle dal danno indotto dai raggi UV (incluso il danno foto-ossidativo)”.
Indi per cui, questo claim non può essere usato.
Le carote non “abbronzano” e non proteggono dal sole. Se vi esponete ai raggi solari ci vuole una protezione esterna. La “protezione dall’interno” non funziona. Non vi venisse in mente di mangiare un melone e non usare la crema!
Il beta carotene e gli altri carotenoidi presenti nei cibi possono, se assunti in grandi quantità, provocare la cosiddetta carotenodermia, una colorazione arancio-giallastra degli ultimi strati epidermici, che ovviamente sparisce quando si smette di mangiare roba arancione (anche se ci vuole del tempo), ma che non va confusa con l’abbronzatura.
Chi glielo dice alla dermatologa adesso?
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