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Coronavirus

Sono un trapiantato renale. Sono immunodepresso perchè prendo farmaci che mi aiutano a fare in modo che il mio sistema immunitario non rigetti il rene che mi è stato donato quasi 17 anni fa, dopo 16 anni di dialisi.

Sono più a rischio di tumori, diabete, malattie cardiovascolari, osteoporosi, sia direttamente per la terapia immunosoppressiva che faccio, sia per gli effetti collaterali di altri farmaci che prendo per contrastare gli effetti collaterali dei farmaci antirigetto.

E, per gli stessi motivi, sono più a rischio di malattie infettive.

Queste patologie sono la causa principale di morte nei riceventi trapianto: più del 20% dei trapiantati muore a causa di infezioni (che salgono addirittura al 60% in chi ha avuto un trapianto di polmone).

Sono sottoposto frequentemente a controlli riguardanti virus dai nomi strani e poco conosciuti per controllare di non essere diventato positivo nel tempo.

In Italia ogni anno vengono trapiantate circa 3-4000 persone tra rene, fegato, pancreas, cuore, polmone).
Siamo tanti e siamo più a rischio anche di ammalarci di Covid-19.

Ma non ci siamo solo noi. Ci sono alcuni malati oncologici, alcune persone con malattie come la fibrosi cistica, i diabetici, i malati di cuore e in generale gli anziani (che nel nostro paese sono più di 20 milioni!).

Prendere atto di questi numeri e cominciare a pensare che dietro le cifre ci sono persone è importante per riuscire a cambiare abitudini.

Le abitudini sono molle. Immaginate di comprimere una molla. Cercherà di tornare alla posizione di riposo e dovrete spendere energia per mantenerla compressa. Allo stesso modo ogni tentativo di cambiare una abitudine ha come risultato il ritorno allo stato di “calma” precedente. Modificare una abitudine crea ansia, tensione, anche quando sappiamo benissimo che l’abitudine è sbagliata e che dovremmo cambiare per il nostro bene e la nostra salute.

Più difficile è cambiare pensando alla salute degli ALTRI.
Ci sono spinte che ci riportano indietro. Spinte sociali, biologiche, culturali, psicologiche.
Una abitudine è una strada tracciata, un sentiero cerebrale, fatto di connessioni neurali che si è formato nel tempo. Cambiarla significa cambiare il nostro cervello. Nel vero senso materiale della parola. Dobbiamo creare nuovi circuiti neuronali. E questo costa energia, volontà, motivazione.

Provare a cambiare abitudini non è facile, ma ne vale la pena, ed oggi è una questione di responsabilità verso la comunità intera.

Perciò state a casa, limitate i contatti sociali e lavatevi spesso le mani.

Spero solo che le parole di William James non debbano “collassare” nella loro versione negativa:

“Tutta la nostra vita, in quanto ha una forma definita, è soltanto una massa di abitudini pratiche, emozionali ed intellettuali, organizzate in modo sistematico per il nostro vantaggio o per il nostro danno, le quali ci trascinano irresistibilmente verso il nostro destino, qualunque esso sia.”

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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