La nutrizione non è algebra

Vediamo le cose in maniera settoriale. Che si tratti di chi deve fornire consigli nutrizionali (me compreso) o che si tratti di chi li deve ricevere, c’è la tendenza a fornire e desiderare la formuletta matematica, l’equazione che, date certe premesse, fornisca quei determinati risultati, sempre e comunque.

Nei sistemi complessi come quelli biologici (peggio che mai nelle vicende umane) non si può pretendere che le cose siano così lineari perché in mezzo ci sono un sacco di variabili, dalle differenze genetiche alle emozioni.

Me ne accorgo sempre più spesso quando leggo affermazioni apodittiche su cosa dovremmo mangiare per raggiungere un determinato risultato.

Esempio classico preso da un commento di un post recente (ma è opinione ampiamente diffusa e di queste presunte ricette incontrovertibili ce ne sono decine): la colazione fatta con latte e cornetto (o biscotti o merendina o cereali…) è “sbagliata” perchè avrebbe troppi carboidrati, poche proteine, niente fibra, un indice glicemico elevato (il cornetto) e pure un indice insulinemico elevato (il latte). Tutto ciò provocherebbe un eccessivo rialzo della glicemia e dell’insulina che fra l’altro porterebbe ad avere presto fame di altri dolci con conseguente peggioramento della situazione.

A parte che anche le premesse sono sbagliate perchè:

1. troppi carboidrati e poche proteine rispetto a cosa?? Se la colazione è “giusta” rispetto al resto della giornata e al proprio fabbisogno energetico non esiste il troppo o il poco. Per quanto riguarda le proteine, sono sia nei prodotti da forno che nel latte e contribuiscono alla sazietà.
2. indice glicemico elevato: non è neppure vero, perchè i prodotti da forno contendendo una buona percentuale di grassi NON possiedono un IG così alto.
3. indice insulinemico elevato: il terrore del rialzo dell’insulina è uno dei fraintendimenti peggiori che colpiscono i nutrizionisti. L’abbiamo già spiegato, l’insulina DEVE alzarsi. il problema è quando si alza troppo e troppo spesso per ANNI interi, il che ci porta nuovamente al punto 1. Se mangiamo il giusto problemi non ce ne sono.
4. niente fibra: non c’è dubbio, non è un delitto inserire della fibra a colazione, anzi. Perciò se aggiungiamo un frutto va benissimo. Fra l’altro apporta anche liquidi che contribuiscono alla sazietà. Ma non è un obbligo! Possiamo anche mangiarlo più tardi. Inoltre se la paura è quella della eccessiva risposta glicemica, ai gluco-fobici faccio presente che esiste quello che si chiama “second meal effect” (effetto secondo pasto): in breve, consiste in una migliore risposta glicemica del “secondo pasto” se il “primo” (che può distare dal secondo anche molte ore) è ben composto, cioè se è ricco di verdura, legumi, frutta, cereali integrali e con le giuste quantità di grassi e proteine. Ecco, se la cena, per esempio, è fatta bene, i benefici si riflettono a colazione, la quale può pure essere povera di fibre. La risposta glicemica sarà comunque migliore. Il che ci porta a rammentare il solito mantra “è la somma che fa il totale”. Non è sempre necessario che un pasto sia perfetto! Conta l’insieme.

Quindi, premesse errate.

Ma c’è di più, qualcosa di più impalpabile che va al di là della biologia e della matematica, qualcosa di legato a considerazioni meno oggettive, forse meno scientifiche e più “umane”.
Qualcosa di legato alle nostre emozioni, al nostro vissuto, ai nostri ricordi e alle nostre motivazioni.
Non voglio fare lo psicologo improvvisato, ma è banale, a tutti è capitato di non pensare al cibo in situazioni di “felicità” (certo, esiste anche chi mangia di più in quei frangenti, è vero…). La serenità, l’innamoramento, il desiderio di portare a termine un progetto in cui si crede, ci “sazia” e ci impedisce di pensare al cibo.

Prendersi cura di sé nutre il nostro io e ci allontana dal desiderio di mangiare troppo e male. Avere un lavoro che ci soddisfa, degli amici, degli affetti, degli interessi, delle forti motivazioni, migliora il nostro rapporto col cibo e lo relega a qualcosa di accessorio e non così fondamentale.

Ecco che in questi casi uno può pure mangiare zucchero puro a colazione che non gli verrà nessuna fame dopo.
Perchè i nostri pensieri e le nostre emozioni, quando sono positive, sono più potenti di qualunque “rialzo di insulina”.
Mi direte: “qual è la ricetta per avere pensieri positivi?”. Non lo so, non ho la ricetta, ma provare a cambiare atteggiamento non può altro che fare bene. Magari c’è una vecchia passione, seppellita da anni o un vecchio amore che ritorna o uno che è bene abbandonare per tornare a vivere.

Non lo so, ma cercate. Qualcosa troverete.

(e non date tropo ascolto all’algebra dei nutrizionisti, a volte dicono un sacco di stupidaggini)

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One thought on “La nutrizione non è algebra

  1. Finalmente leggo cose giuste e ..cosa che nonmi guasta mai…di buon senso. Le sue sono considerazioni equilibrate…più di qualsiasi dieta🙌

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