La pizza pascalina contro i tumori

In una ricetta, la somma di ingredienti sani (o perlomeno classicamente considerati tali) produce un piatto sano?

Per “sano” possiamo intendere un alimento (o preparazione) che DA SOLO previene qualche malattia, che non fa ingrassare pur mangiandone ad libitum, che ci fa passare un disturbo che ci affligge. Insomma qualunque cosa migliori la nostra salute, intesa come stato di benessere psicofisico generale.
Esiste un alimento/preparazione così?

Il marketing utilizza spesso questa tecnica per vendere: “Comprate questo: è ricco di calcio QUINDI previene l’osteoporosi”; “Non fatevi scappare questa: contiene betacarotene, precursore della vitamina A, PERCIO’ fa bene alla vista; “Acquistatelo subito! i polifenoli presenti nel nostro prodotto combattono i radicali liberi PERTANTO allungano la vita!

Sillogismi azzardati.

Le cose non stanno esattamente in questo modo perchè l’ingrediente o il componente miracoloso, anche quando ha dimostrato in qualche studio, dentro qualche provetta, la sua efficacia (e molto spesso non ha fatto neppure questo), entra in una realtà complessa che è lo stile di vita e l’alimentazione di una persona, composta da milioni di altri sostanze che interagiscono tra loro potenziandosi o annullandosi e interagendo persino col suo DNA.

Quindi, no, non ci sono alimenti sani, ma solo alimentazioni sane nel loro complesso. Questo lo sappiamo perchè i grandi lavori epidemiologici che hanno osservato milioni di persone per lunghi periodi di tempo ci hanno permesso di individuare l’alimentazione “a minor impatto di malattie” (che per inciso è quella di stampo mediterraneo, checché se ne dica…). Il fatto è che non sappiamo del tutto PERCHE’ questo modo di mangiare ci faccia bene, proprio perchè non siamo a conoscenza di tutte le sostanze che prendono parte al totale e meno che meno di come interagiscono tra loro.

Quindi una comunicazione come quella a cui siamo abituati oggi, una comunicazione “farmacologica” del cibo è del tutto errata, fuorviante e anche un pochino pericolosa perchè può indurre atteggiamenti ortoressici o semplicemente complicar la vita inutilmente alla gente.

Ma finchè sono le aziende ad agire così uno può sempre dire: “è il marketing bellezza! questi in qualche modo hanno da campà!”.

Però, quando un istituto di ricerca si mette in testa di proporre una pizza “anti tumore”, le cose un pochino cambiano. E’ notizia di qualche giorno fa che l’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale” di Napoli ha (letteralmente) sfornato questa pizza, costruendola sulla base di studi relativi agli INGREDIENTI che la compongono, studi secondo i quali:

“gli ingredienti della Pizza Pascalina hanno mostrato un beneficio contro i tumori: i pomodori con riduzione del 20% per tumore al colon-retto, 57% per tumore allo stomaco, 16% per tumore alla prostata; le crucifere (ovvero broccoli, friarielli, cime di rapa ecc) con riduzione del 15-17% per tumore al seno e colon-retto; l’olio d’oliva con riduzione del 20-40% per tumori al seno, stomaco, colon-retto, pancreas e vie respiratorie superiori. Inoltre studi epidemiologici italiani mostrano che la pizza italiana risulta protettiva nel ridurre il rischio di tumore al colon del 26%”.

Ecco quindi quanto dicevamo all’inizio: un prodotto sano perchè fatto da ingredienti sani. Giusto? Sbagliato.

Vediamola la ricetta della pizza:

160 g di farina Tipo 1
120 g di Friarielli campani/cime di rapa
120 g di pomodorini di Corbara o San Marzano
30 g di olive nere
20 g di noci
30 g di olio extra vergine d’oliva del Cilento
Aglio, Peperoncino

Una “pizzetta” da 1000 Kcal di cui circa la metà derivanti da grassi.

Ottima pizza non c’è che dire, ma è un piatto da “maneggiare con cura” per il suo notevole apporto calorico e non è migliore di una normale margherita del mio amico pizzaiolo, solo perchè ci sono i friarielli dentro o perchè è fatta di farina tipo 1. Non è nè buona nè cattiva. Dipende da quanto ne mangiamo.
Ma non previene nessun tumore, anzi potrebbe anche rischiare di aumentarne il rischio se ci prendiamo gusto e la mangiamo troppo spesso.
E’ del tutto errato pensare che, mettendo insieme ingredienti che da qualche parte hanno dimostrato un loro potere preventivo di qualche malattia, ne venga fuori un alimento preventivo.

Mi stupisce (anzi, no, non mi stupisce più nulla) che un Istituto di ricerca metta in giro comunicazioni del genere.
Nella loro “mission” hanno anche una proposta formativa con master di vario tipo, tra cui questo: “Master Universitario di II livello Comunicazione in ambito sanitario”.

Beh complimentoni eh!

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