L’amore per le piccole cose: pro-biotici e pre-giudizi

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Sono piccoli, invisibili e piacciono tanto.  Li trovi nelle erboristerie, nei supermercati, dal medico e online. Sono i probiotici, microrganismi che promettono tanto e su cui si sta concentrando la ricerca e….il marketing.

I probiotici sono “microrganismi vivi e vitali che, se somministrati in quantità adeguata, conferiscono benefici alla salute dell’ospite”. Sono sopratutto batteri che, se assunti col cibo o sotto altre forme (fiale, compresse, capsule), sono capaci di arrivare nel colon (passando indenni la barriera gastrica) e qui contribuire a migliorare la composizione quali-quantitativa del nostro microbiota intestinale producendo tutta una serie di possibili benefici.

Nel nostro colon vive una comunità gigantesca di microrganismi, detta appunto microbiota (una volta si diceva microflora, ma il termine adesso è desueto) formata da numerose specie che sono a stretto contatto con la mucosa intestinale. Stiamo parlando di 100 mila miliardi di microrganismi, alcuni “buoni” altri meno, che pesano più di un chilo in totale e che interagiscono tra loro stessi e con l’ospite (che siamo noi).

Sono presenti cinque phyla e precisamente i Firmicutes, i Bacteroidetes, gli Actinobacteria, i Proteobacteria e i Verrucomicrobia. I primi due però rappresentano da soli il 90% di tutta la popolazione residente. Ognuno di noi nel proprio intestino ha una combinazione personale di questi piccoli ospiti, una specie di impronta digitale batterica con un cuore comune formato da un gruppo di specie (circa 57) che si ritrovano più o meno costanti in ogni individuo.

Esiste quindi una simbiosi (o un commensalismo) tra il microbiota e l’ospite (che siamo sempre noi). Da una parte i piccoletti si cibano di quello che arriva giù nell’intestino, fornendo di rimando a noi molti tipi di aiuto:

  1. Partecipano alla formazione della barriera intestinale
  2. Ci aiutano a combattere i batteri cattivi
  3. Producono alcuni acidi grassi utili per il nostro metabolismo
  4. Producono vitamine (del gruppo B e K)
  5. Interagiscono col sistema immunitario della mucosa intestinale

La dieta influenza moltissimo la composizione del microbiota. Si è notato che diete quasi vegetariane (come il modello mediterraneo), ricche in vegetali e povere in calorie selezionano una popolazione di microrganismi con la capacità di produrre sostanze benefiche (acidi grassi a catena corta) e incrementare il numero di batteri buoni i quali contribuiscono a ridurre l’infiammazione locale e aumentare il benessere.

Ma se la dieta non dovesse bastare possiamo cercare di chiedere un aiuto esterno rivolgendoci ai probiotici di cui parlavamo all’inizio. Perchè siano “autorizzati” a possedere il nome di “probiotico” questi microrganismi devono possedere le seguenti caratteristiche:

  • Devono sopravvivere all’ambiente acido dello stomaco
  • Devono aderire strettamente alla mucosa dell’intestino e rimanere vitali
  • Devono essere ben identificati a livello di ceppo, quindi nome, cognome, famiglia e caratteristiche biologiche e cliniche
  • Devono essere in numero adeguato, cioè tanti.

Lo yogurt “normale” non contiene quindi probiotici perchè i batteri presenti non superano lo stomaco vivi e quei pochi che ce la fanno non riescono a modificare la popolazione batterica che trovano giù.

Dobbiamo quindi rivolgerci a prodotti denominati esplicitamente come “probiotici” che devono possedere almeno 1 miliardo di cellule batteriche per grammo o millilitro per ceppo considerato e questa quantità va assunta giornalmente per un periodo congruo per poter dare la possibilità ai microrganismi di colonizzare l’intestino.

Ma quali sono attualmente le evidenze cliniche legate all’utilizzo di probiotici? Non tantissime e, come vedremo dopo, c’è anche un altro aspetto di cui tener conto.

I probiotici possono (prove concrete):

  • influenzare il benessere generale dell’ospite
  • migliorare sintomi intestinali come gonfiore e fastidio addominale
  • prevenire la diarrea infettiva nei bambini
  • migliorare la diarrea associata all’uso di antibiotici
  • regolarizzare l’alvo

NOTA: perchè “funzionino” deve essere assunto QUEL preciso ceppo che ha dimostrato l’effetto e non uno della stessa “famiglia”. I probiotici devono inoltre essere assunti nelle quantità e nei tempi indicati, spesso per sempre.

Non ci sono invece prove che i probiotici possano:

  • far perdere peso
  • prevenire le malattie cardiovascolari
  • prevenire le infezioni delle vie urinarie
  • migliorare le vaginiti batteriche

Scarse evidenze (basate su lavori contraddittori e di basso valore)

  • prevenzione delle infezioni delle vie respiratorie
  • allergie (rinite allergica e dermatite atopica sopratutto)
  • malattie infiammatorie intestinali come la colite ulcerosa e il morbo di Chron

Detto tutto questo facciamo un’ultima considerazione: come abbiamo visto laggiù ci sono circa 100 mila miliardi di microrganismi (!) che appartengono a non meno di 1000 specie diverse e che interagiscono tra loro e con l’ospite. Noi non siamo in grado di conoscere tutte le conseguenze di queste interazioni perchè è un numero immenso. E’ il numero che si ottiene moltiplicando 1000x999x998x997…..4x3x2x1 e si indica con “1000!” (fattoriale di mille) e non si può scrivere perchè ci vorrebbero centinaia di pagine.

Alcune interazioni saranno neutre, altre positive e altre negative. Solo che….ad oggi non esistono studi scientifici che abbiano analizzato le interazioni negative. Ovvero, non abbiamo riscontrato problemi nell’utilizzo di probiotici perchè non siamo andati a cercarli! Insomma è la vecchia storia: l’assenza della prova di un effetto (negativo in questo caso) NON E’ la prova dell’assenza! Esiste quindi un vizio metodologico negli studi fatti finora che deve far riflettere e ci deve mettere in guardia.

Il pregiudizio di conferma, cioè la tendenza che la nostra mente ha di  cercare solo le conferme alle nostre ipotesi (i probiotici “fanno bene”) escludendo dalla ricerca eventuali aspetti negativi (i probiotici potrebbero anche non essere così sicuri) è sempre dietro l’angolo.

Questo nuovo lavoro https://goo.gl/51osm7 conclude che “Harms reporting in published reports of RCTs assessing probiotics, prebiotics, and synbiotics often is lacking or inadequate. We cannot broadly conclude that these interventions are safe without reporting safety data.” e mette una prima pulce nell’orecchio.

Conclusioni

Una dieta adeguata è in grado da sola di migliorare la composizione del microbiota intestinale.

Per alcuni fastidi intestinali è possibile aiutarsi assumendo probiotici (meglio se su indicazione medica perchè deve essere consigliato il ceppo preciso).

Attualmente non sembrano esserci problemi di sicurezza, ma come abbiamo visto potrebbe essere solo perchè non li abbiamo cercati. Quindi evitate di prendere capsule di probiotici per dimagrire o per qualunque altro problema che non ha mostrato prove di poter essere prevenuto o trattato coi probiotici. Ignorate pertanto il farmacista e l’erborista di turno che vi consiglia probiotici per la sindrome premestruale o per le vampate della menopausa.

Se non serve, non serve. E risparmiate denaro.


Riferimenti

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