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Le noiose verità

Non fanno scalpore, sono noiose, sono banali, non aumentano il fatturato, non fanno andare in prima serata dalla D’Urso.

Sono le poche e semplici evidenze scientifiche solide che riguardano la nostra alimentazione e il nostro stile di vita. Sono quelle 3 o 4 cose che, una volta messe in atto (per tutta la vita, non per qualche giorno), aumentano seriamente la nostra probabilità di condurre una esistenza in salute e tenere lontane le malattie più importanti della nostra epoca. Il resto è caso, fortuna, destino genetico.

Mangiare in modo adeguato al nostro fabbisogno, forse anche un tantino meno, garantendo però l’introito di acqua, fibra e di tutti i micronutrienti che ci servono (vitamine, sali minerali e altri composti bioattivi), non bere, non fumare e non essere sedentari. Fine.

Vero che è una noia mortale da sentire su Canale 5 in prima serata?

Niente superfood, niente cibi proibiti, niente pratiche dietetiche strane, niente gruppi sanguigni su cui basare la propria esistenza, niente digiuni, niente detox.

Ma esiste una alimentazione migliore di altre? tutto il fulcro della faccenda ruota attorno al secondo punto del nostro elenco: la garanzia di introdurre tutti i nutrienti non energetici che ci servono.

E dove stanno la fibra alimentare e l’acqua che ci permettono di saziarci con poca energia e aumentare le chance di rispettare quanto al primo punto? dove troviamo la vitamina C, i polifenoli, i grassi insaturi e la gran parte dei sali minerali di cui abbiamo bisogno?

Nelle piante. Nei vegetali sopratutto.

Quindi, si, c’è una alimentazione migliore delle altre e l’abbiamo chiamata “modello mediterraneo” anche se non serve vivere nel bacino mediterraneo per farla e neppure mangiare cibi mediterranei (basta osservare la popolazione più longeva del mondo: i giapponesi).

La verità è che questa alimentazione ci aiuta a non ingrassare, saziandoci di più di altre (l’altra banalità: l’effetto mappazza). Ecco perchè ci sono pochi alimenti animali. Non tanto perchè facciano male in sè (anche se dipende), quanto perchè spostarci verso una dieta più “animale” riduce la nostra probabilità di saziarci, rimanere magri e di introdurre tutti i micronutrienti giusti.

E’ rimanere magri il PUNTO (e il movimento ovviamente aiuta in questo oltre a fornire benefici tutti suoi). Non abbiamo molte altre certezze a parte questi due punti cardine. Qui gli studi sono chiari e non c’è nessun dibattito in corso.

Perché non ci sono altre certezze? perchè purtroppo gli studi nutrizionali sono difficili. Sono quasi totalmente di tipo osservazionale e non hanno la “potenza” di quelli che vengono fatti per valutare l’efficacia di una farmaco (studi randomizzati e controllati, RCT, in cui si dà una molecola ad un gruppo e un placebo ad una altro e si guarda se la molecola è più efficace del placebo). I lavori osservazionali seguono gruppi di persone (a volte molto ampi) per un intervallo di tempo (a volte molto lungo) e, attraverso questionari, cercano di ricostruirne la dieta ed osservare le patologie che insorgono nel tempo. Da qui (la sto facendo facile) nascono i “dettagli” dietetici che poi sfociano nelle linee guida.

Da qui viene per esempio la raccomandazione di non abusare di carni grasse e trasformate: si è visto che gruppi di popolazione che basano la loro dieta su troppa carne, hanno più probabilità di ammalarsi di tumore, diabete o malattie cardiovascolari rispetto a chi non lo fa. Ma sono pur sempre associazioni NON CAUSALI. Infatti, non sappiamo se la mortadella faccia male PERCHE’ è mortadella, perchè ha qualcosa di intrinseco che fa venire i tumori, per esempio, oppure se chi mangia mortadella ha una alimentazione NEL COMPLESSO “cancerogena”. La mortadella in questo secondo caso è solo un indicatore di dieta errata, magari di dieta eccessiva, di dieta ingrassante e magari una dieta così la fanno anche coloro che si muovono poco. Ed ecco che tutto magicamente confluisce nuovamente nei due punti cardine: ingrassare e stare fermi. Le verità noiose.

Non è pensabile costruire RCT per capire se la mortadella CAUSA il tumore nell’uomo. Dovremmo prendere migliaia di persone e controllarle per tutta la vita dando la STESSA identica dieta, variando SOLO il fattore mortadella. Inconcepibile, troppo costoso e anche inutile. Le diete umane sono talmente diverse, con talmente tanti fattori in gioco (interazioni tra i cibi, con il nostro DNA, con il nostro microbiota, con il resto delle nostre abitudini non alimentari, abitudini sociali e religiose…) che non si possono ridurre ai minimi termini e scomporre in fattori controllabili così strettamente.

Ecco perchè non ci deve stupire se ogni tanto vengono fuori lavori come quello uscito in questi giorni su Annals of Internal Medicine (tinyurl.com/yyxajbuu) che sembrano mettere tutto nuovamente in discussione (tinyurl.com/y3yzj84g). Non c’è molto di cui discutere: lavori come questo ci avvertono semplicemente che è difficile andare troppo nel particolare quando parliamo di alimentazione, che i lavori osservazionali sono deboli e che a volte possono fornire informazioni contrastanti. In questo caso sembra che il legame tra carne e malattie (tumori, infarti, ecc.) non sia così stretto come sembrava finora. Ma, a parte il fatto che le loro raccomandazioni sono alquanto singolari quando affermano che possiamo “continuare a mangiare carne come abbiamo fatto finora” (senza un paletto di riferimento come interpretiamo questa affermazione, secondo me molto pericolosa?), essi stessi dicono, un po’ in contraddizione, che le raccomandazioni si basano su prove deboli. Eh allora boh?

A prescindere dalle stranezze di questo lavoro in particolare, esso ci deve solo fare riflettere sul fatto che non possiamo essere così precisi, che abbiamo poche certezze, ma quelle poche sono buone. Sono i punti cardine. E per il momento almeno non possiamo pretendere molto di più.

Ma in conclusione? adesso possiamo strafogarci di salame e salsicce? No. Possiamo solo continuare a tenere fede alle verità noiose: mangiare poco e muoverci molto.

Per riuscire meglio nel primo punto dobbiamo introdurre pochi animali e molte piante. Le piante, sempre le piante…

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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