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Obesità e vitamina D

E’ un buon titolo “Obesità e…”. Si potrebbero scrivere centinaia di articoli sulla base di questo “format”: “Obesità e reflusso gastroesofageo”, “Obesità e disfunzioni sessuali”, “Obesità e bassa autostima”, per non citare i grandi classici: “Obesità e malattie cardiovascolari, tumori, diabete…”. Eh si, perchè il sovrappeso e la franca obesità sono legati, non solo ai grandi problemi di salute che affliggono il mondo, ma causano anche “piccoli fastidi” di cui faremmo anche volentieri a meno, ma a cui spesso ci abituiamo considerandoli inevitabili o legati all’età, allo stress, al logorio della vita moderna.

Oggi parliamo di un aspetto che forse non tutti conoscono e dato che la vitamina D è un nutriente molto sfaccettato, molto discusso e molto importante, approfittiamo per dire due cosette interessanti (spero).

Il “grosso” (80-90%) della vitamina D noi lo prendiamo esponendoci al sole e in una piccola percentuale dagli alimenti. I raggi ultravioletti (in particolare gli UVB) attivano a livello dell’epidermide la provitamina 7-deidrocolesterolo. In piccole quantità è naturalmente contenuta in alimenti di origine animale (pesce, crostacei e molluschi, uova, latte e derivati) sotto forma di vitamina D3 e in alimenti di origine vegetale (alcune varietà di funghi) sotto forma di vitamina D2. A questo punto, sia la forma attivata a livello cutaneo che le forme alimentari, una volta assorbite, passano attraverso fegato e reni per produrre la “vera” vitamina D (o calcitriolo) biologicamente attiva.

La vitamina D ha numerosi compiti (alcuni classicamente conosciuti, altri ancora da definire nei particolari):

  1. Mantiene lo scheletro in forma, regolando i livelli di calcio e fosforo nel sangue.
  2. Contribuisce alla salute del muscolo stimolando la sintesi delle proteine muscolari e attivando meccanismi che aiutano la contrazione.
  3. E’ importante per la prevenzione cardiovascolare, andando a ridurre l’infiammazione e a regolare vari “sistemi” ormonali (insulina-glucagone; renina-angiotensina), riducendo la insulinoresistenza e contribuendo alla salute dei vasi sanguigni.
  4. Ha potenziali proprietà antitumorali perchè stimola la risposta immunitaria, regola i fattori di crescita cellulare, “aiuta” le cellule cattive a suicidarsi (apoptosi), inibisce la vascolarizzazione (angiogenesi) del tumore, riduce la metastatizzazione, ripara il DNA e ha funzioni antiossidanti.
  5. E’ probabile che aiuti ad aumentare la resistenza alle infezioni (e di questo voglio parlare in un altro articolo) e protegga dalla insorgenza delle malattie autoimmuni.

Ad oggi, la adeguatezza dei livelli di vitamina D nel sangue è legata solamente al punto 1, cioè vengono definiti adeguati quei valori che mantengono l’osso in salute, minimizzando la perdita di calcio e mantenendo l’equilibrio tra costruzione e demolizione della massa ossea. Non esiste ancora un consenso per definire quanta vitamina sia “giusta” per tutti gli altri punti riportati sopra.

In effetti c’è ancora un certo dibattito su quanta vitamina debba ritrovarsi nel sangue per soddisfare il punto 1 (tinyurl.com/wy5665n): vari istituti internazionali e società scientifiche hanno fornito pareri anche molto discordanti tra loro. In questa tabella sono riassunte le differenti interpretazioni dei valori sierici:


In Italia, per esempio, la SIOMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro) ha indicato un livello soglia prudenziale di 30ng/ml. Il dibattito rimane aperto, anche se appare abbastanza chiaro che un atteggiamento troppo prudenziale possa ingenerare numerosi problemi, perchè fissare valori soglia troppo elevati aumenta a dismisura il numero di soggetti carenti e quindi da “curare”. E’ per questo motivo che l’AIFA pone il limite di “carenza” sotto i 20ng/ml (https://tinyurl.com/vpzgmge).

Di certo il mercato degli integratori approfitta di queste “indecisioni scientifiche” e l’Agenzia del Farmaco (AIFA: tinyurl.com/y4dynn5w) ha definito la vitamina D un “sorvegliato speciale” per il rischio di sovratrattamento che può derivare da una (auto)prescrizione eccessiva.

Le cause di carenza sono legate a fattori fisiopatologici e ambientali diversi:

  1. Età, sesso, fototipo
  2. Bassa esposizione al sole, inquinamento, uso di filtri solari, stagionalità, insufficiente apporto con la dieta
  3. Malattie come la celiachia e patologie infiammatorie dell’intestino (morbo di Chron e rettocolite ulcerosa)
  4. Sovrappeso

La vitamina D è chimicamente un grasso e come tale può essere “sequestrata” dal tessuto adiposo che quindi ne riduce la biodisponibilità. Nell’obesità ci vuole un apporto maggiore di vitamina D per raggiungere livelli ematici corretti e viceversa chi dimagrisce mostra un aumento della vitamina nel sangue.

E’ dimostrato (https://tinyurl.com/yx4935rt) come, in media, per ogni aumento dell’indice di massa corporea di un punto, i livelli sierici si riducono di circa 0,28ng/ml. La popolazione obesa è quella che mostra le maggiori carenze (tra il 21 e il 90% degli obesi, i valori riscontrati nel sangue sono circa la metà rispetto ai normopeso). Inoltre anche la supplementazione è meno efficiente nei soggetti oltre la soglia di obesità con necessità di dosi di integratori 2-3 volte maggiori rispetto a quelle che servono per normalizzare i valori nei normopeso.

Oltre al possibile effetto “sequestro” nel tessuto adiposo c’è anche da considerare il fatto che gli individui obesi sono mediamente più sedentari e si espongono meno al sole, coprendosi anche di più per non avvertire disagio sociale. Infine è molto probabile che la loro dieta sia di minore qualità e che quindi mangino meno alimenti che contengono seppur piccole quantità di vitamina (latte, pesce, alcuni funghi).

Per tutti questi motivi, in presenza di bassi valori di vitamina D, è consigliabile, se necessario e dopo attenta valutazione medica, di raggiungere un peso corretto.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

2 risposte su “Obesità e vitamina D”

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