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SARS-CoV-2, il virus del bivio

Questa non è la prima pandemia che l’umanità ha dovuto combattere.

Solo nel secolo scorso sono morti milioni di esseri umani, uccisi da tre virus influenzali della famiglia degli Orthomyxovirus che hanno originato 3 gravi epidemie:

  1. La “Spagnola” (H1N1, 1918-1920)
  2. La “Asiatica” (H2N2, 1952)
  3. La “Hong Kong (H3N2, 1968) 

In questi casi le persone morivano sopratutto a causa di “superinfezioni” di origine batterica che si sovrapponevano alla polmonite virale. Pertanto, in teoria, queste malattie potevano essere curate con gli antibiotici.

In tempi più recenti (gli ultimi 20 anni) abbiamo invece assistito a epidemie di infezioni virali cosiddette “emergenti”:

  1. La sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV, 2002-2003)
  2. L’influenza H1N1 del 2009
  3. La sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS-CoV, 2012)
  4. COVID-19 (SARS-CoV-2, 2019-2020…)

In questi casi l’aggravamento della malattia è causato da motivi differenti: l’infezione procede per qualche giorno con febbre e tosse secca (questi i sintomi più frequenti), ma in molti casi i sintomi possono essere molto labili o addirittura non esserci. E poi ecco che arriviamo al bivio: dopo circa una settimana l’80% delle persone migliora e il tutto passa senza conseguenze, ma c’è un 20% che può avere un peggioramento moderato (il 15% crica) o più grave (il 5%). Questi soggetti presentano dispnea (con necessità di aiuto nella respirazione) che può peggiorare in polmonite grave, ARDS (sindrome da distress respiratorio), disfunzione multipla d’organo (MOD), sepsi e shock settico, fino alla morte (che si verifica grossomodo nel 1-2% dei casi).

Non c’è pertanto un’infezione batterica a peggiorare la situazione, ma nel 20% dei casi ci troviamo di fronte a un “fuoco amico”: dopo la prima settimana, in cui il virus si moltiplica nell’organismo, si mobilita il sistema immunitario che colpisce i polmoni con sostanze chiamate “citochine infiammatorie” (come l’interleuchina 6) le quali si riversano nei polmoni per eliminare il danno.

Capita però che in una fetta della popolazione la normale fanteria di citochine si trasformi in una tempesta incontrollata che distrugge il tessuto polmonare e può riversarsi in circolo producendo danni agli altri organi e anche la morte.

Ma quali sono i soggetti a rischio di subire la tempesta? Fondamentalmente 3 categorie:

  1. Persone che sono GIA’ “infiammate” per motivi differenti perchè presentano patologie su base infiammatoria come la pressione alta, le malattie cardiovascolari, il diabete e l’obesità. Oppure in chi “introduce” sostanze che possono aumentare la risposta infiammatoria interna: i fumatori, coloro che bevono molti alcolici. In questi casi alla tempesta di citochine si aggiunge quella già presente aggravando la prognosi.
  2. Gli anziani, che per motivi “fisiologici” partono da uno stato di infiammazione leggermente più alto e a cui basta poco per sbilanciare l’equilibrio.
  3. I soggetti predisposti geneticamente a produrre livelli di citochine più elevati. Questo spiegherebbe anche perchè la malattia colpisca in piccola parte anche i giovani e coloro che non presentano malattie evidenti.

Tutte queste malattie erano/sono zoonosi cioè malattie partite da altre specie animali (spesso asintomatiche in queste specie) che hanno fatto il “salto” verso l’uomo a seguito di pressioni non-naturali. Questo salto viene chiamato “spillover”, che potremmo tradurre come “tracimazione”. Tracimazione a seguito di contatti con animali selvatici (sopratutto uccelli) dovuti a diversi motivi:

  1. Motivi connessi al cambiamento climatico: specie animali che vengono in contatto con altre specie che fungono da “ponte” o direttamente con l’uomo, perchè il loro habitat viene compromesso o distrutto per motivi “naturali” (il cambiamento climatico dipende dall’uomo e quindi è difficile parlare di motivi naturali propriamente detti)
  2. Motivi connessi alla deforestazione per creare campi coltivati che servono per la produzione di mangimi usati negli allevamenti intensivi o per i bio-carburanti
  3. La caccia, la macellazione in condizioni non igieniche di animali selvatici spesso commercializzati illegalmente per alimentare un commercio di parti animali usate come “farmaco” (nella medicina cinese per esempio)

In definitiva la distruzione degli habitat naturali operata dall’uomo sta portando la nostra specie verso sempre maggiori possibilità di “salti” di virus con tutto ciò che ne può conseguire.

Ed ecco l’altro bivio. Oggi siamo di fronte ad una scelta, dobbiamo decidere che strada prendere: sceglieremo di continuare a sfruttare la natura a fondo e senza criterio o di frenare la nostra corsa al profitto verso un “crescita” infinita che non sappiamo dove ci potrà condurre?

SARS-CoV-2 è il virus del bivio. A noi la scelta.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

2 risposte su “SARS-CoV-2, il virus del bivio”

Ciao bellissimo Gabriele, sei sempre molto chiaro ed esauriente nelle spiegazioni, ti adoro! Niente panico sono una nonna di 73 anni in buona salute e per questo chiusa in casa da un mese, vivo in solitaria e tutto sommato mi sta bene, mi sento in una bolla sanitaria protetta. In attesa di tempi e modus vivendi migliori ti auguro buon lavoro.

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