Il Minnesota Starvation Experiment

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Titolo: The Minnesota Starvation Experiment

Tempo in cui si svolsero i fatti: dal 19 novembre 1945 al 20 dicembre 1946

Luogo: Università del Minnesota, Stati Uniti d’America

Protagonisti: Il dottor Ancel Keys e 36 giovani obiettori di coscienza americani

Trama: per venire in aiuto, riabilitare e nutrire i civili che durante la guerra hanno sofferto la fame, il Dottor Keys decide di organizzare quello che sarà poi conosciuto come lo studio più importante che abbia valutato gli effetti della restrizione calorica e della perdita di peso nelle persone normopeso.

Lo scopo di Keys è quello di valutare le conseguenze fisiologiche, ma anche psicologiche del digiuno parziale in soggetti sani. Per evitare il servizio militare si candidano un centinaio di giovani obiettori tra cui vengono selezionati 36 uomini tra i 22 e 33 anni.

Lo studio è diviso in tre fasi:

1. Nella prima fase, di 12 settimane, i volontari mangiano normalmente mentre il team di Keys annota il loro comportamento, la loro personalità e il loro modo di alimentarsi. Durante questo periodo introducono in media 3.492 kcal e mantengono il loro peso iniziale.

2. Nella seconda fase, di 24 settimane comincia la restrizione calorica. I soggetti mangiano la metà del loro fabbisogno, in media 1.570 kcal, cioè grosso modo quanto avevano mangiato i civili durante la guerra. In questo modo i volontari perdono circa il 25% del loro peso iniziale. Quattro ragazzi si ritirano.

3. Nella terza fase, di 12 settimane, i rimanenti 32 tornano a mangiare in modo normale.

Tutti gli uomini, durante e dopo l’esperimento, sperimentano drammatici cambiamenti fisici, psicologici e sociali.

“inizio a volermi isolare dagli altri soggetti, che stanno sviluppando i comportamenti più bizzarri … e l’esperimento non è nemmeno a metà!”. Lester Glick – 1945

Attenzione Spoiler!

Mano a mano che l’esperimento va avanti diventa sempre più difficile svolgere la vita di tutti i giorni: il pensiero dei ragazzi è sempre volto al cibo, i lavori domestici diventano più difficili, diminuiscono gli impulsi sessuali e i giovani cominciano a collezionare libri di gastronomia e anche di fondamenti di agricoltura, tentano di mangiare di nascosto, si rubano il cibo tra loro e si mettono ad accumulare oggetti di cucina (fornelli, caffettiere, utensili vari). L’accumulo comincia a interessare anche oggetti non culinari (vestiti e oggetti inutili). Un volontario si mette a masticare fino a 40 pacchetti di chewing gum al giorno, tanto da avere la bocca infiammata e dolorante. Un altro si taglia due dita con un ascia. La maggior parte mostra segni di depressione e apatia, rabbia, umore instabile. Alcuni non fumatori prendono l’abitudine a fumare, altri si mangiano le unghie in modo ossessivo, altri ancora perdono i capelli, hanno difficoltà a concentrarsi, soffrono di emicranie, sentono rumori inesistenti e vedono macchie nere davanti agli occhi oltre a diventare fotosensibili.

“Il cibo diventò l’argomento centrale della conversazione…costantemente intrusivo dello stato di essere consapevoli …il pensiero coerente e creativo diventò alterato…Il tempo impegnato per la ricerca del cibo aumentò a spese dello svago. Sintomi psichiatrici furono la regola come la depressione e le idee suicidarie” Ancel Keys – 1945

Arriva il momento di ricominciare a mangiare: i ragazzi si abbuffano fino a vomitare e poi ricominciano ancora e ancora. La fame continua anche dopo tre mesi di alimentazione normale. Molti arrivano a mangiare anche 10.000 calorie al giorno! Ciononostante, dopo appena una mezz’ora dal pasto fanno un altro spuntino. I pasti si regolarizzano dopo 5 mesi, ma non per tutti. Alcuni mangiano ancora porzioni più abbondanti rispetto alle loro abitudini iniziali, prima dell’esperimento. L’accumulo di oggetti compulsivo e la preoccupazione per il cibo rimane in molti. Il peso viene ripreso in tutti i soggetti con, in media, un 10% in più rispetto a quello iniziale. Il metabolismo basale si riduce mediamente del 40% alla fine dell’esperimento! Comincia ad aumentare di nuovo solo nella fase di riabilitazione ed è legato esclusivamente alla energia introdotta indipendentemente dai nutrienti da cui questa energia proviene anche se la spinta è istintivamente maggiore verso i cibi ricchi in carboidrati.

FINE

La restrizione calorica può produrre più danni dell’effetto terapeutico ricercato. Mangiare meno è uno dei più potenti rinforzi che vengono dati al cibo e ai pensieri legati ad esso. Purtroppo per dimagrire bisogna mangiare meno. E questo è un paradosso drammatico e di difficile soluzione…. a meno di non entrarci.

Non ingrassare è, ad oggi, il modo più sicuro per mantenere un peso sano per tutta la vita. Le diete sono fallimentari, le diete creano pensieri ingrassanti, le diete fanno ingrassare nella maggior parte dei casi. E i nutrizionisti sono i professionisti della salute più frustrati al mondo.

Dei 32 ragazzi che parteciparono all’esperimento, 16 sono ancora in vita. In una intervista di qualche anno fa, tutti loro furono d’accordo sul fatto che avrebbero rifatto da capo QUELL’ESPERIENZA che gli aveva cambiato profondamente l’esistenza. Molti di loro presero parte alla ricostruzione delle zone di guerra in Europa, lavorando presso i Ministeri o intraprendendo la carriera diplomatica.

BASATO SU UNA STORIA VERA

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Il Digiuno

Il vero modello mediterraneo era un “digiuno” spontaneo, nel senso che quando si mangiava in maniera leggermente ridotta rispetto al fabbisogno, pur mantenendo e assicurandoci la corretta quantità di micronutrienti, si faceva un digiuno “terapeutico” che oggi si cerca di riprodurre con altre modalità, modalità che sono strutturate APPOSTA per fare in modo che ci si possa abbuffare nel momento in cui il digiuno NON si fa!!

Perchè ci sono spinte sociali che ci “impongono” di mangiare tanto e schifoso!! Sotto sotto noi stiamo cercando un modo sbagliato per metterci una pezza, quando la soluzione sta semplicemente in una parola: frugalità. Ma a mangiar meno noi non ci stiamo.

C’è poco da fare…..

Ognuno si scrive i suoi bei libretti sulla base della sua idea di cosa sia meglio mangiare per arrivare a certi risultati.

Ecco che, per esempio, i libri che parlano di digiuno non sono la semplice “descrizione” dello stato dell’arte della ricerca in questo campo, sono bensì la INTERPRETAZIONE PERSONALE di una persona singola che, magari, sull’onda del successo mediatico decide che è il momento di sfruttare la situazione.
Il fatto è che non esiste nessuna applicazione clinica provata per quel che riguarda il digiuno. Ci sono studi su animali e quasi nessun lavoro su esseri umani. Ma noi siamo fighi e diamo in pasto alla popolazione cose che sono ancora nell’ambito delle ipotesi non confermate.

Con l’alimentazione si può fare perchè il rischio per la salute, pur essendoci, è limitato (che male vuoi che faccia digiunare una volta a settimana), ma immaginiamoci se a qualche chirurgo cardiotoracico venisse in mente di applicare una nuova tecnica chirurgica, non ancora validata: sarebbe visto come un incosciente e ne subirebbe le conseguenze, no?

Solo con l’alimentazione si possono vedere certe scempiaggini…. La domanda da farsi è: ok, non farà male digiunare, ma FUNZIONA? ecco questo ancora non lo sappiamo. Siamo però ragionevolmente certi che mangiar bene con costanza, rimanendo magri e seguendo un certo modello alimentare e fare attività fisica regolare fornisce i suoi benefici. E i beneifici sono prolungati.

Ma noi non ci stiamo perchè vogliamo la pasticca magica, che oggi è diventata la “procedura magica”. Un bel digiuno, un piccolo sacrificio a settimana per poterci ammazzare di cibo e di divano gli altri sei giorni.
Profondamente diseducativo.

Il meccanismo del digiuno parte dalla “scoperta” della cosiddetta autofagia.
L’autofagia è un meccanismo fisiologico per cui la cellula si disfa degli “scarti” che si sono accumulati al suo interno e così facendo da una parte fa pulizia e dall’altra si nutre (degli scarti stessi).

In alcune patologie (Parkinson, Alzheimer) questo meccanismo funziona male e nella cellula si accumulano proteine e altre sostanze dannose responsabili o corresponsabili dei sintomi. Riuscire a stimolare l’autofagia potrebbe essere cosa interessante in queste patologie.

D’altra parte nei tumori per esempio avviene il contrario: le cellule tumorali funzionano fin troppo bene e si autosostengono anche con una autofagia fin troppo efficiente che in questo caso sarebbe opportuno fermare!

Queste sono le ragioni (più o meno, mi perdonino gli esperti) del nobel. La scoperta di certi meccanismi che potrebbero in FUTURO (in maiuscolo) portare a terapie mirate.

Da qui al passaggio: “il digiuno guarisce e ringiovanisce” ce ne passa. Dovremmo imparare a distinguere tra ciò che è ricerca, studi in divenire e applicabilità CLINICA con una evidenza pratica.

Fosse per me impedirei per legge i ricercatori e gli scienziati di buttare in pasto al pubblico ogni piccola scoperta e ovviamente non gli permetterei di inventarsi e di vendere strani protocolli “terapeutici” e kit vari senza avere un minimo di “certezza” in quello che fanno.

Perchè NESSUNO ancora sa ALLA LUNGA cosa potrebbe succedere.

Alla faccia del “ma il digiuno lo hanno fatto tutti i popoli del mondo e QUINDI fa bene e bla bla bla…”

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