Pericolo e rischio

Breve post fondamentale.
State viaggiando tranquillamente in una autostrada deserta. Non c’è nessuno, non ci sono camion, il tempo è bello e la visibilità ottima. Cammina cammina arrivate nei pressi di una grande città. Il traffico si fa più intenso, le automobili e i camion aumentano di numero. La sfiga vuole che cambi anche il tempo. Comincia a piovere e la visibilità si riduce. A un certo punto vi va di fuori il cervello (forse vi siete fumati o bevuti qualcosa nel tratto tranquillo) e, a uno svincolo, imboccate l’autostrada contromano. Proseguite a tutta velocità imprecando e maledicendo tutta quella gente che, porcamiseria, dovrebbe ripetere l’esame di guida, brutti ignoran….!!! “stai attento, stai attento frena. Ciao” (cit. Samuele Bersani).
Dunque. Il PERICOLO è l’incidente. L’accartocciamento nella vostra automobile. L’evento che crea un danno. Ok lo abbiamo IDENTIFICATO. Sappiamo cos’è in assoluto.
Adesso dobbiamo VALUTARE la probabilità che questo evento si manifesti

. E cioè il RISCHIO.

Tratto tranquillo e soleggiato: rischio basso
Tratto trafficato: rischio aumentato
Tratto trafficato e piovoso: rischio molto aumentato
Tratto trafficato, piovoso e contromano: rischio estremamente aumentato. La probabilità che l’evento si manifesti raggiunge praticamente il 100%.
I pericoli sono tanti, la probabilità che si verifichino e che creino danni va valutata di volta in volta. E si devono attuare tutti i possibili accorgimenti per ridurre questa probabilità.
La salmonella nelle uova è un pericolo (microbiologico) ben identificato. E’ una batterio patogeno se riesce a raggiungere una carica minima infettante nel nostro intestino. Se l’uovo lo cuocio il rischio di salmonellosi sarà bassissimo, se me lo mangio crudo, sarà molto più alto. Se faccio un tiramisù, senza pulire e lavare le uova appena prima di prepararlo e poi lo lascio a temperatura ambiente per 4 giorni, il rischio sara estremamente elevato.
Un pezzo di vetro dentro una preparazione alimentare è un pericolo (fisico) intrinseco. Se mi taglio produco un danno alla bocca o, peggio, agli organi interni. Ma se in azienda metto in atto un piano di autocontrollo rigoroso che utilizza buone pratiche di lavorazione e controlli frequenti, MINIMIZZO la probabilità che il pericolo si manifesti.
L’ipoclorito di sodio con cui la mamma disinfetta i pavimenti è un pericolo (chimico). Se me ne faccio un bicchierino per sbaglio la probabilità di rimanerci secco è molto alta, se lo utilizzo secondo l’uso che ne deve essere fatto non succede niente.
Perciò i PERICOLI si IDENTIFICANO, i RISCHI si VALUTANO.
Il rischio zero non esiste, dobbiamo accontentarci di tenerlo a bada nei limiti del possibile.
Finchè non cominceremo a ragionare in termini probabilistici non andremo da nessuna parte. Ragionare soltanto in termini di pericolo assoluto è un assurdo logico.
Tutta la querelle su glifosate è un esempio lampante di questo tipo di ragionamento messo in atto sopratutto dai nostri politici e in generale dai detrattori “per pericolo preso”.
Siccome lo iarc ha valutato il glifosate come probabilmente cancerogeno (ma non è vero e qui è spiegato benissimo: https://giornalismocomunicazione.wordpress.com/2017/10/07/glifosate-la-solitudine-dello-iarc/) allora dvremmo eliminarlo dalla faccia della terra.
Bene: anche se fosse classificato in classe 2A e quindi probabile cancerogeno per l’uomo (ma NON è così), sarebbe in compagnia di:
1. Patatine fritte, biscotti, pane, fette biscottate (per la presenza di acrilammide)
2. Lavori che comportano la turnazione
3. Le bevande molto calde (sopra i 65°C)
4. La carne rossa

Che facciamo? Eliminiamo l’acqua calda?

E’ la dose che fa il veleno, è la somma che fa il totale.
E’ la stupidità che fa i disastri.
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La percezione del rischio alimentare

Risultati immagini per agricoltura quadro

L’infografica in basso sintetizza efficacemente la percezione del rischio legato al cibo e alla alimentazione, cioè il modo in cui noi valutiamo le probabilità che un alimento o un processo collegato ci possa creare un danno (immediato o dilazionato nel tempo).

Si può notare come la “piramide delle opinioni correnti” (a sinistra) metta al primo posto i pesticidi e i pericoli “chimici” in genere (additivi).

La piramide dell’evidenza scientifica invece, dice tutt’altro.

Al primo posto in assoluto vengono le nostre azioni: il mangiar troppo (anche troppi cibi “sani”) e lo stile di vita in genere (per esempio la scarsa attività fisica).

Sono queste le cose che ci fanno ammalare di più.

Ingrassare e fare poco movimento producono “pesticidi interni” (sostanze infiammatorie, aumento della produzione di radicali liberi, ecc.) che hanno un peso di gran lunga maggiore rispetto a quelli “esterni” sul nostro rischio di ammalarci.

Pensateci la prossima volta che mangiate TROPPO biologico e a Km0.

😉

Credit

 

Riferimenti

https://www.efsa.europa.eu/it/press/news/mb060207

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