“L’olio di palma è ovunque!” (una simulazione)

Gran parte della campagna contro l’olio di palma è incentrata sulla seguente affermazione:

“l’olio di palma è dappertutto e non lo possiamo evitare, per questo ne abusiamo e conseguentemente introduciamo troppi grassi saturi (e contaminanti di processo, cancerogeni) che fanno male alla salute”

A dire il vero questa affermazione è una delle più circostanziate e “ragionate” perchè esiste anche quella che dice “l’olio di palma fa male e basta, perchè è di palma, a prescindere!”, che mi sento a priori di eliminare dalla discussione in quanto abbastanza debole: non esistono le molecole di olio di palma. I suoi grassi non hanno un marchio stampato sopra con scritto “derivante dalla palma da olio”. I grassi sono grassi, costituiti da atomi di carbonio, idrogeno e ossigeno disposti in una certa maniera nello spazio (che adesso non è importante approfondire).

Perciò tralasciamo questa obiezione per non fare un torto ai lettori e proseguiamo.

Dicevamo: l’olio di palma è ovunque.

Ma….è davvero così? voglio mostrarvi che sono i nostri comportamenti, le nostre abitudini a rendere sana o meno la nostra alimentazione, non le cattive industrie alimentari, le grandi multinazionali.

Per questo è inutile bandire dal commercio un grasso che, come TUTTI gli alimenti è NEUTRO nei confronti della nostra salute. Tutto dipende infatti dalle quantità e dalle frequenze di consumo.

La disponibilità al consumo NON implica il consumo. E’ una potenzialità.

Ma c’è di più, far credere che sia l’olio di palma intrinsecamente a far male può far scattare un meccanismo cognitivo tale da far considerare automaticamente “buono” tutto ciò che non lo contiene. E così nascono i biscotti “palm free” ma con le medesime calorie e la stessa quantità di zuccheri (se non di più). Siamo in grado di dire quante persone hanno aumentato il consumo di prodotti da forno senza palma perchè ora pensano siano più sani? Non lo sappiamo, ma secondo me il numero non è così basso.

Ma arriviamo  al punto. Attraverso il sito ufficiale del CRA NUT (www.sapermangiare.mobi) mi sono divertito a compilare una giornata alimentare basata sul mio fabbisogno e risultati sono i seguenti:

Questa è la ripartizione dei nutrienti:

  • Proteine 86,6g
  • Grassi totali 79,8g di cui saturi 20g circa (calcolati da me, fidatevi)
  • Carboidrati 341,4g

Questi invece sono i cibi consumati:

Ci sono circa 79,8g di grassi totali di cui una ventina saturi, cioè il 7,4% delle calorie totali (le raccomandazioni dicono di stare sotto il 10% e ci siamo).

Quanti di questi grassi saturi derivano da olio di palma?

Beh SOLO quelli dei frollini per la colazione (in effetti oggi sugli scaffali non si trovano quasi più prodotti con olio di palma, ma facciamo finta di aver fatto questo conto un anno fa): prendendo come esempio i galletti del Mulino Bianco, in 50g di biscotti ci sono (c’erano) 4,65g di grassi saturi, quasi tutti da olio di palma (a voler fare i pignoli infatti qualcosa viene anche dal latte presente nella ricetta, ma lasciamo perdere).

Tutti gli altri cibi non contengono “nativamente” olio di palma.

Ma come? il palma non era ovunque?

Forse è ovunque in coloro che mangiano da schifo? Forse abusa di olio di palma (ma anche di grassi in generale, di zuccheri, sale e calorie) chi comincia a colazione a mangiar biscotti (spesso troppi), prosegue a metà mattina mangiando crackers, va avanti a pranzo mangiando pasti preconfezionati con aggiunta di grassi vegetali come il palma, fa merenda con pane e Nutella e finisce con una bella merendina dopo cena?Forse che l’olio di palma in questo caso non c’entra nulla, ma c’entra molto la nostra diseducazione alimentare? Forse.

Comunque sia nella mia personale giornata alimentare, il palma dei biscotti incide (incideva) per un 5,8% sul TOTALE dei grassi della dieta e per il 23,5% sul totale dei grassi SATURI.

Facendo lo stesso conto oggi coi nuovi Galletti palm free abbiamo questi risultati:

1,1g di saturi (da olio di girasole in questo caso) per la porzione di biscotti, invece di 4,65g (3,55g in meno). Perciò i saturi totali sono scesi da 20 a 16,45. I grassi totali invece sono rimasti invariati perchè sono scesi i saturi ma sono aumentati gli insaturi in pari misura.

La nostra nuova dieta priva di olio di palma ha il 6,1% di grassi saturi anzichè il 7,4%.

Un 1,3% in meno!!

Un successone non c’è che dire. 

(È la somma che fa il totale)

 

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La percezione del rischio alimentare

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L’infografica in basso sintetizza efficacemente la percezione del rischio legato al cibo e alla alimentazione, cioè il modo in cui noi valutiamo le probabilità che un alimento o un processo collegato ci possa creare un danno (immediato o dilazionato nel tempo).

Si può notare come la “piramide delle opinioni correnti” (a sinistra) metta al primo posto i pesticidi e i pericoli “chimici” in genere (additivi).

La piramide dell’evidenza scientifica invece, dice tutt’altro.

Al primo posto in assoluto vengono le nostre azioni: il mangiar troppo (anche troppi cibi “sani”) e lo stile di vita in genere (per esempio la scarsa attività fisica).

Sono queste le cose che ci fanno ammalare di più.

Ingrassare e fare poco movimento producono “pesticidi interni” (sostanze infiammatorie, aumento della produzione di radicali liberi, ecc.) che hanno un peso di gran lunga maggiore rispetto a quelli “esterni” sul nostro rischio di ammalarci.

Pensateci la prossima volta che mangiate TROPPO biologico e a Km0.

😉

Credit

 

Riferimenti

https://www.efsa.europa.eu/it/press/news/mb060207

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Cibi buoni, cibi cattivi…

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Siamo seri. Vogliamo veramente credere che mettendo insieme ingredienti “salutari” (qualunque cosa voglia dire al di fuori del contesto “stile di vita”) ne uscirà fuori una ricetta salutare? O, viceversa, mettendo insieme ingredienti non sani (o definiti così) ne uscirà sicuramente fuori una ricetta che farà male alla nostra salute?
Leggo ovunque ricette modificate con alimenti “buoni” che avrebbero la pretesa di farci mangiare meglio: le principali modifiche riguardano la sostituzione del latte vaccino coi latti vegetali, la sostituzione della carne col tofu, l’uso della farina integrale al posto di quella bianca, l’uso di cereali “strani” al posto di pasta o riso, l’abolizione delle uova sostituite con addensanti vari (di solito vegetali), l’utilizzo di verdure o frutti “speciali” invece di altre che apparentemente non lo sarebbero non avendo dimostrato (di solito dentro una provetta) particolari proprietà antitumorali, anti diabetiche, antinfluenzali…

E allora nascono i cannelloni integrali al ragù di tofu con besciamella di latte di avena. Che mi fanno andare ai matti. E che non sono certamente più sani dei vecchi cari cannelloni della nonna fatti con tutti i crismi.

Basta ricordare che, quando si decide di mangiarli, sia gli uni che gli altri vanno declinati al singolare: IL CANNELLONE.

Buon feste.

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Le abitudini

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Le abitudini si formano da bambini. Il marketing alimentare è fortemente concentrato a colpire quella fascia di età. Le aziende cercano di creare i consumatori di domani.
Le cattive abitudini sono brutte bestie, sono difficili da perdere quando sono consolidate, sopratutto in tenera età. Il meccanismo della gratificazione in risposta ad un consumo eccessivo di cibi ricchi di grassi, zuccheri e sale è potente.
L’abuso di questi cibi produce un piacere indotto da neurotrasmettitori come la dopamina e gli endocannabinoidi, modifica vie neuronali e cambia il nostro cervello creando una sorta di dipendenza. Non si deve arrivare a quei punti di non ritorno.

È sulla educazione dei bambini che bisogna investire prima di ogni altro intervento. E’ lo stile di vita che conta.
I genitori e la scuola devono prendersi le loro responsabilità.

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Miti…”oggi sto leggero”

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“Oggi sto leggero, mangio in bianco”

A scanso di equivoci, non si sta parlando di abbigliamento. 🙂

Sarà che il bianco richiama la purezza e la leggerezza. Sarà che ricorda l’alimento primordiale, il latte, ma l’idea che mangiare alimenti bianchi renda il pasto più digeribile è ancora abbastanza radicata nelle persone.
Il nostro sistema digerente non vede i colori, “analizza” i nutrienti. E i nutrienti che impegnano maggiormente stomaco, intestino e fegato sono i grassi. Che guarda caso in genere hanno colori chiari.
Così un bel piatto di riso burro e parmigiano o una bella mozzarella non sono esattamente la scelta migliore se si desidera non impegnare troppo la digestione.
Meglio mangiare colorato perchè significa utilizzare alimenti vegetali sicuramente meno impegnativi.
Perciò la prossima volta che volete stare leggeri, meglio un piatto (piccolo) di pasta con le verdure (o al pomodoro) condita con un cucchiaino di olio. Il fegato ringrazierà.

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