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Alimentazione e salute

Il Lembas[1]

(Tratto da “L’Atlante Nutrizionale della Terra di Mezzo”)

“Gran parte del cibo consisteva in dolci estremamente sottili, di farina infornata, bruni all’esterno e all’interno di un bianco cremoso. Gimli ne prese uno guardandolo con aria sospettosa: “Gallette!”, disse sottovoce, rompendo un angolino croccante e rosicchiandolo. La sua espressione cambiò tosto, ed egli divorò avidamente il resto del dolce. “Basta, basta!” Esclamarono gli Elfi ridendo; “quel che hai mangiato è sufficiente per un lungo giorno di marcia”.

(Addio a Lórien – Il Signore degli Anelli)

Questo “pane degli elfi”[2] è una preparazione che non ha eguali nella storia della Terra di Mezzo, perché le sue origini risalgono nientemeno che ad Aman, il Reame Beato.

Fu Yavanna la Dispensatrice di Frutti (una delle Potenze, gli esseri angelici custodi della Terra) a donare agli elfi che intrapresero il Grande Viaggio verso Aman la pianta da cui in seguito essi impararono a produrre il Lembas.
Questo vegetale non esiste perché fu inventato da Tolkien il quale lo posizionò da qualche parte all’interno della famiglia del “grano”. Detto il “grano bianco”, ha la proprietà di crescere molto velocemente in qualsiasi clima e anche con poca luce solare.

Gli elfi lo conservarono gelosamente e lo coltivarono in luoghi segreti nascondendolo al Nemico (Morgoth).

Si parla di Lembas già nella Prima Era e la ricetta si è poi tramandata attraverso i millenni per giungere intatta nei Regni elfici della Terza Era. Galadriel, a Lórien, donò ai membri della Compagnia dell’Anello del Lembas per sostenerli durante il viaggio.

Il Lembas è una specie di galletta (descritta anche come un wafer) di color marrone chiaro all’esterno, croccante fuori e color crema dentro, capace di fornire energia per molte ore con “piccole” quantità. Si conserva a lungo, soprattutto se avvolto nelle foglie di Mallorn.

Non se ne conosce la ricetta, ma era dolce e probabilmente conteneva miele.

La Compagnia dell’Anello arriva a Caras Galadhon il 17 gennaio e dopo un riposo ristoratore (in cui, immaginiamo, i membri abbiano avuto tempo di rifocillarsi adeguatamente) riparte e lascia Lórien il 16 febbraio (con una scorta di Lembas e anche di cibo fresco che durerà qualche giorno[3]).

Da qui in poi le occasioni di nutrirsi in modo completo sono molto rare. In particolare, se scegliamo di seguire il percorso di Frodo e Sam dopo lo scioglimento della compagnia, possiamo notare che fino ai primi di marzo (il 7 per la precisione), momento in cui incontrano Faramir nell’Ithilien, non hanno possibilità di mangiare altro, ma in questa giornata finalmente possono fare una sosta e assaporare cibo “vero”[4].

Lasciano poi Henneth Annûn il giorno dopo con una adeguata scorta di cibo[5], ma oltre a questo non avranno altre occasioni di nutrirsi di altro fino alla caduta di Sauron e di Barad Dûr, il 25 marzo, se si eccettua lo stufato di coniglio preparato da Sam qualche giorno dopo l’incontro con Faramir.

Facendo due conti (e due stime), ipotizzando che il cibo fresco donato loro da Celeborn e Galadriel sia durato per un po’ (quanto? facciamo 10 giorni), prima di incontrare Faramir i nostri hobbit si sono cibati solo di Lembas per circa 10 giorni (dal 26 febbraio al 7 marzo) e poi dopo, dall’18 marzo fino al 25 (sempre ipotizzando 10 giorni di scorte, consumate dall’8 al 18), altri 7 giorni. Quindi poco più di 15 giorni di solo Lembas.

In fondo non così tanto come avrebbe potuto sembrare a prima vista, ma il problema sta proprio nello stimare la durata delle scorte di Galadriel e Faramir. I tempi forse potrebbero allungarsi anche a 20 giorni o più di gallette elfiche e nient’altro.

Che caratteristiche avrebbe dovuto avere il Pan di Via degli elfi per non avere fatto correre il rischio di carenze (sia proteiche che energetiche, che di micronutrienti) ai nostri viaggiatori?

Possiamo fare alcune ipotesi.

Essendo un prodotto da forno a base di farina, per quanto arricchito con altri ingredienti molto calorici, per avere una consistenza mediamente secca come le gallette, il suo contenuto energetico non potrebbe superare le 500-550Kcal per 100g (altrimenti diventerebbe un dolce al cucchiaio o qualcosa di troppo unto per avere una forma).

Per raggiungere questa densità energetica ci vuole un alimento grasso che abbia molte calorie. Non possiamo pensare all’olio perché non c’è traccia di questo prodotto nella Terra di Mezzo. Escluderei grassi animali solidi come lo strutto perché lo vedo molto poco “elfico”. Rimangono due cose: della panna o, molto più probabilmente, della frutta secca che è molto più calorica. La frutta secca avrebbe anche un altro notevole vantaggio: è molto ricca di proteine. Ed è fra l’altro un cibo molto utilizzato da tutti i popoli liberi di quell’epoca.

Cosa c’è di meglio quindi che mischiare un cereale con delle noci (o farina di noci) o altri semi di questo tipo, per sfornare un dolce ricchissimo di energia, zuccheri (dal miele), amido, proteine e grassi?

Dal punto di vita proteico, l’abbinamento cereali-frutta secca produce una miscela amminoacidica di buona qualità e simile a quella della carne, fatto importantissimo perché gli hobbit devono non solo avere energia, ma anche sostenere la sintesi proteica e la maggior domanda di amminoacidi dettata dal fatto che devono fare molti chilometri al giorno!

E’ possibile stimanre un fabbisogno giornaliero di circa 1800Kcal per un hobbit “in marcia”. Ebbene se ammettiamo che Frodo e Sam si siano dovuti cibare di Lembas per soli 15 o 20 giorni e spingendoci a ipotizzare un contenuto calorico di 550 per 100g (quindi circa 330g di gallette al giorno a testa), sarebbero stati necessari tra i 5 e i 6,5 Kg di provviste elfiche per hobbit nel viaggio tra Lórien e il Monte Fato. Più, ovviamente, le altre scorte di cibo fresco e tutto il resto (comprese le padelle di Mastro Samvise).

Certamente non poco, ma molto meno di quanto stimato da alcuni ricercatori[6]che forse non hanno considerato le scorte. Scorte che indubbiamente pesavano anch’esse, ma che la sosta nell’Ithilien ha potuto “spezzare” in due tranche.


Se per finire, proviamo a considerare il caso peggiore e cioè quanto Lembas avrebbero dovuto portarsi dietro se non avessero avuto altro cibo per sostenersi che quello, arriviamo a stimare 12Kg di gallette a testa (37 giorni dal 16 febbraio fino al 25 di marzo x 330g). Considerando che la tratta iniziale si è svolta comodamente su barche, lungo il Fiume Anduin per 10 giorni, gli hobbit avrebbero alleggerito il loro bagaglio di circa 3,3Kg rimanendo con “soli” 9Kg da portarsi dietro per terminare l’impresa.

Ma questo nell’ipotesi peggiore appunto. Noi crediamo quindi che le stime e le ricerche finora presenti in letteratura siano molto più pessimistiche per i motivi suddetti e che le soste abbiano permesso di alleggerire i bagagli dei viaggiatori.

Rimane solo da chiedersi se il Lembas contenesse anche una adeguata quantità di micronutrienti, fattore non trascurabile: quante e quali vitamine e sali minerali contiene il Pan di Via? Forse se nell’impasto si aggiungesse anche frutta essiccata e latte o panna si riuscirebbe a completare la preparazione anche in questo senso. Perlomeno in parte.

Il nutriente più a rischio è la vitamina C (che in parte se ne va in cottura) e alcuni minerali come il ferro e lo zinco: questi ultimi due Frodo e Sam li possono avere introdotti con la carne salata donata loro da Faramir e per la vitamina C…beh magari gli hobbit riuscivano a fabbricarsela da soli a partire dal glucosio per una mutazione andata poi perduta negli esseri umani delle Ere successive.

In fondo noi…che ne sappiamo?


Note
[1]Detto anche Pan di Via (waybread)
[2]Il termine è in lingua Sindarin; in Quenya prende il nome di Coiman e significa “Pane Vitale”
[3] Questo lo sappiamo perché gli elfi dissero a Gimli: “Queste cose debbono servirvi quando non avete più nulla delle ALTRE provviste”
[4]“Dopo tanti viaggi, accampamenti e giorni trascorsi nelle solitarie zone selvagge, quel pranzo parve agli Hobbit un banchetto: bere un vino giallo pallido, fresco e fragrante, mangiare pane e burro, e carni salate, e frutta secca, e del buon formaggio rosso, con mani e posate pulite e da piatti puliti”.
[5] Infatti ci viene detto che nei giorni seguenti “Riposarono due volte durante il giorno, consumando parte del cibo procurato loro da Faramir: frutta secca e carne salata sufficienti per PARECCHI giorni, e la giusta quantità di pane, quanto bastava perché potessero mangiarlo prima che divenisse duro”
[6] https://www.gialli.it/frodo-baggins-e-il-mistero-del…/

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

4 risposte su “Il Lembas[1]”

Queste ricette sono bellissime perché fanno viaggiare con la fantasia ma anche riflettere. Io studio all’istituto alberghiero e trovo molto interessanti le cose che scrive. Io queste gallette le immaginavo come le poptart che mangiano in America.

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