La pasta spezzata (e quella mista)

La pasta spezzata è tipica di molte ricette della tradizione mediterranea, in particolare del Sud, e deriva dal concetto di recupero in un periodo storico in cui la fame o comunque la non abbondanza di cibo la facevano da padrone.

Si raccattavano vari formati di pasta (“ammescata” in napoletano) per recuperare gli avanzi e si costruivano zuppe e minestre favolose grazie anche al fatto che i diversi formati danno più piacere al palato a causa delle differenti consistenze.

E’ chiaro quindi che mettendo assieme vari tipi di pasta corta, gli spaghetti o i tubetti (o gli ziti che sono nati per essere rotti) dovessero essere ridotti per avere una modalità omogenea di “raccolta” col cucchiaio.

Pasta e lenticchie, pasta e ceci, pasta, patate e provola, pasta col cavolfiore o broccoli (Pasta mmescata cu ‘e caulasciune), pasta e fagioli, pasta e zucca, fino a ricette molto locali, ma famose, come le virtù teramane (tipiche dell’Abruzzo, ma ancor più precisamente della zona del Tronto e Teramo) che sono un piatto meraviglioso e complesso del primo maggio, per propiziare il raccolto, costituito da vari formati di pasta (sia fresca che secca e addirittura ripiena come i ravioli di carne), legumi (che le massaie recuperavano ripulendo le madie dai resti invernali assieme alla pasta), tantissime varietà di primizie per quanto riguarda le verdure e carni di vari tagli del maiale (orecchie e piede compresi), sono tutti piatti con paste diverse e spezzate.

Non sempre queste ricette erano vere e proprie minestre e molte si mangiavano con la forchetta.

Dal punto di vista nutrizionale non ci sono particolari pregi nello spezzare la pasta in sé, ma se serve per comporre questi fantastici piatti unici, dove cereali e verdure si uniscono a fonti proteiche di varia tipologia, ben venga lo spezzettamento e la varietà dei formati.
Il pasto è veloce e pratico e si completa con un frutto.

Insomma non c’è niente di scandaloso nel mangiare pasta spezzata e anche se il galateo impone la forchetta per gli spaghetti, dice pure che le minestre vanno mangiate col cucchiaio. Ma alla fine, a noi che ce ne frega del galateo?

Ah, oggi ai trovano addirittura paste che si comprano GIÀ spezzate (e miste). Vabbè, come al solito si esagera, ma va anche bene così.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

3 commenti

  1. Buongiorno dottore,
    ogni tanto la tormento per ricordarle che la leggo sempre con piacere e questo post in particolare mi ha ricordato un libro che ho molto apprezzato sull’argomento.
    Si cucine cumme vogl’i opera incompiuta di De Filippo portata alle stampe dalla moglie Isabella che mescola (anche in questo caso) la poesia con la prosa, con pasta, le uova ed il sugo.

    Se non l’ha ancora letto, buona lettura e felice digestione.

    https://www.guidotommasi.it/guido-tommasi-editore/catalogo/si-cucine-cumme-vogli

  2. In passato esisteva una gerarchia nelle case napoletane. Erano i piccoli di casa a spezzare gli spaghetti mentre i grandi spezzavano le candele che dovevano essere incise con il coltello perché “tenaci”.
    Io ho imparato a fare le addizioni con la pasta spezzata.. 🙂
    poi dice che uno si appassiona a “la somma e il totale”!

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