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L’allergia al nichel

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Esiste l’allergia al nichel DA CONTATTO che produce una dermatite allergica (DAC) circoscritta alla zona che è stata “toccata”. Circa il 30% degli italiani ne soffrirebbe.

Esistono poi sintomi SISTEMICI come alcuni problemi dermatologici non legati al contatto diretto con gli oggetti contenenti il metallo (orticaria, sindrome del babbuino, prurito, ecc., complessivamente denominati DSC: dermatite da contatto sistemica), disturbi gastrointestinali, respiratori e neurologici che si è cercato di ricondurre alla ingestione di alimenti contenenti nichel oltre che al contatto. La sindrome è chiamata SNAS e attualmente non esistono evidenze solide che la SNAS sia legata all’ingestione del metallo con gli alimenti. L’esistenza della relazione fra i sintomi e il nichel non è certa. Cioè, è abbastanza assodato che il contatto con oggetti contenenti nichel possa produrre questa sintomatologia sistemica, ma poco si sa sul peggioramento dei sintomi con una dieta a contenuto di nichel non controllato.

Abbiamo la certezza che chi soffre di DAC non trae NESSUN vantaggio da una dieta nichel free, nonostante questa venga imposta da molti specialisti.

Si sa molto poco rispetto agli effettivi vantaggi che una dieta priva di nichel apporterebbe a coloro che soffrono di SNAS.

Perché? Perché non è praticamente possibile eliminare il nichel dalla dieta (e questo vale sia per diagnosi che per il trattamento).
Il nichel è ubiquitario perché si trova nel terreno e nelle acque. Il contenuto del metallo negli alimenti varia pertanto in base ai luoghi, alle stagioni, alla diverse varietà di prodotti vegetali, alle lavorazioni che essi subiscono. Tutto ciò rende impossibile fare una dieta priva di nichel e quindi molto complicato raggiungere il gold standard in fatto di diagnosi di allergie: la dieta di esclusione.
Esistono ovviamente alimenti che contengono molto nichel come i legumi, la frutta secca e il cioccolato ma non basta togliere questi per effettuare una diagnosi sicura. Fra l’altro il nichel si trova anche nell’acqua e nelle sigarette il che rende tutto molto complicato.

Il patch test che si usa per evidenziare una sensibilizzazione, non dimostra che esista la malattia e quindi non basta come indicatore per impostare una dieta.

Qualora comunque si tenti di impostare una dieta a basso contenuto in soggetti di cui si sospetti fortemente il coinvolgimento alimentare, ci si imbatte nel problema di *quanto* deve essere basso il contenuto di nichel nella dieta per produrre effetti SENZA al contempo sbilanciare eccessivamente l’alimentazione. Molti comportamenti prescrittivi sono empirici e dettati da convinzioni personali (come quello sul pomodoro).

C’è una grandissima variabilità per quel che riguarda le diete prescritte e l’atteggiamento non è univoco per mancanza di dati precisi.

Fra l’altro la biodisponibilità del nichel varia a seconda che si assuma a digiuno, con l’acqua (25% circa) o meno (1,5% circa) e questo complica le cose.

Per l’esposizione acuta al nichel l’EFSA ha rivisto recentemente il suo parere stabilendo una dose minima alla quale compaiono i sintomi dermatologici (LOAEL: Lowest Observed Adverse Effect Level, il livello minimo di una sostanza al quale si osserva un effetto avverso in una popolazione esposta). Tale soglia è fissata a 4,3microgrammi per Kg di peso, ma pone delle incertezze a riguardo:

“Il gruppo CONTAM conclude che la DSC provocata dall’assunzione orale di nichel negli esseri umani già sensibili al nichel è l’effetto critico per la valutazione del rischio degli effetti acuti del nichel. Tuttavia, vi sono incertezze associate alle informazioni riguardanti le reazioni avverse nell’uomo dopo l’ingestione di nichel. La valutazione si basa su 3 studi individuali, il tutto con un numero limitato di individui sensibilizzati al nichel. Il grado di sensibilità di questi individui non è noto. I risultati di questi studi sono stati espressi in modi diversi, cioè come reazioni di riacutizzazione di lesioni cutanee già eczematose, o come reazioni di riacutizzazione in aggiunta a nuove reazioni cutanee, il che rende difficile il confronto di questi studi. Gli individui sono stati messi a digiuno prima dell’esposizione orale al nichel e del successivo monitoraggio degli effetti, che potrebbero non rappresentare tutti i tipi di assunzione di nichel.”

Tuttavia il panel di esperti EFSA, utilizzando la tecnica del MOE (margine di esposizione, cioè in questo caso il rapporto tra il LOAEL e vari pattern dietetici che stimano le assunzioni di nichel in popolazioni differenti per sesso, età, luogo, ecc) ha individuato un possibile problema di salute per i soggetti sensibilizzati, ponendo un  MOE di sicurezza a 30 o superiore: ebbene tutti i MOE risultano invece molto bassi, il che dimostra come sia estremamente difficoltoso riuscire a impostare una alimentazione con poco nichel (fra l’altro un minimo è necessario per alcune funzioni biologiche). Mediamente in Italia assumiamo dai 300 ai 400 microgrammi di nichel al giorno. Si può riuscire a scendere sotto questi valori con alimentazioni molto attente (e anche con nuove cultivar di alcuni vegetali che si stanno affacciando sul mercato come i pomodori “NI-Free”), ma certamente non è semplice e forse neppure opportuno per quanto finora detto.

Per fare un esempio, un adulto sensibilizzato di 70Kg dovrebbe rimanere al di sotto di una assunzione di Nichel di 4,3×70=301 microgrammi. In condizioni non controllate si spazia da una assunzione di 155 microgrammi a 812.

“Il gruppo CONTAM ha esaminato i dati sulla presenza di nichel negli alimenti e nell’acqua potabile segnalati in precedenza nel 2015 e ha concluso che in generale gli alimenti contenevano meno di 500 μg di Ni / kg. Gli alimenti con le concentrazioni medie più elevate di nichel erano funghi selvatici, cacao e prodotti a base di cacao, fagioli, semi, noci e cereali.”

“In conformità con la letteratura scientifica, sono stati riportati livelli medi elevati di nichel per “Legumi, noci e semi oleosi” (~ 2.000 μg / kg), alcuni tipi di prodotti di cioccolato (cacao) (3.800 μg / kg) e “Fave di cacao e semi oleosi”. prodotti di cacao ” (9.500 μg / kg) “

“Negli alimenti per lattanti, le concentrazioni medie più elevate di nichel sono state osservate nei pasti pronti a base di carne / pesce (75,7 μg / kg), nei pasti pronti a base di verdure (71,5 μg / kg), nelle zuppe / puree ( 57,7 μg / kg) e puree di frutta (54,7 μg / kg). Negli alimenti comuni, le concentrazioni medie più elevate sono state trovate in biscotti e barrette dolci e salate (n = 1; 527 μg / kg), dolci a base di latte (388 μg / kg), pasticcini simili a croissant (173 μg / kg) e bevande calde (n = 1; 96,2 μg / kg). Queste concentrazioni medie elevate erano principalmente dovute al contributo di campioni contenenti cioccolato.”

Dieta a basso nichel

“Il nichel può essere rilasciato dai materiali a contatto con gli alimenti, compreso il materiale di imballaggio, utensili da cucina e contenitori per la conservazione, il che può provocare un’ulteriore esposizione.”

“Nel complesso, i gruppi di giovani di età (neonati, bambini piccoli e altri bambini) hanno mostrato una maggiore esposizione acuta al nichel rispetto alle altre classi di età. L’esposizione acuta media variava da un minimo di 1,89 μg / kg di peso corporeo al giorno stimato negli anziani fino a un massimo di 14,6 μg / kg di peso corporeo al giorno stimato nei bambini piccoli. L’esposizione acuta al 95 ° percentile variava da un minimo di 5,35 μg / kg di peso corporeo al giorno stimato negli anziani fino a un massimo di 40,8 μg / kg di peso corporeo al giorno stimato nei bambini piccoli.”

Riferimenti

https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2020.6268

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3667300/

https://goo.gl/T2M7Yj

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/j.0105-1873.2006.00773.x

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5216640/

http://www.siaip.it/…/pizzutelli-allergia%20sistemica%20al%…

https://www.mauriziotommasini.it/allergia-nichel-dieta/

https://journals.sagepub.com/doi/pdf/10.1177/039463201402700118

https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/039463201302600314

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

6 risposte su “L’allergia al nichel”

salve, ho letto che il nichel si trova nei cereali ergo nella farina di grano tenero. però su internet ho cercato in lungo e in largo e non si fa nozione ne di che quantità esso si trova all’interno ad esempio di 100 grammi di farina e in più( sarò scemo io) non trovo tabelle o nozioni sistematiche che dicono che il nichel si trovi nella farina. qualcuno mi può linkare un articolo scientifico o qualsiasi altra cosa? ve ne sarei davvero grato e vi ringrazio per ogni risposta.

Mi dici perché vorresti saperlo dato che non ha nessun valore pratico conoscere questa cosa?
Nessuno comunque ti potrà dare questa informazione perché il nichel è variabile dato che dipende dal terreno dove cresce il vegetale.

Dr Bernardini, grazie infinite per l’articolo.

Avrei una domanda… Nella Sua pratica clinica Le è capitato di avere un paziente in cui un’alimentazione priva di nichel gli ha giovato in termini di reazioni gastrointestinali e/o cutanee, pur in presenza di patch test specifici negativi? In altre parole, è possibile, avere un’intossicazione da Nichel per via alimentare, con sintomatologia evidente, pur in presenza di un patch test negativo?

La ringrazio molto!

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