Proposta di etichette “anticancro” e già scoppia il pandemonio

Oggi, giovedì 4 febbraio 2021 è la giornata mondiale contro i tumori.
In questa occasione la Commissione Europea lancia il Piano europeo di lotta contro il cancro (v.gd/X5cMuI) che prevede lo stanziamento di 4 miliardi di euro e la promozione di numerose iniziative per sensibilizzare la popolazione nei confronti di questa malattia e per la sua miglior gestione.

Sono 4 le aree di intervento che vanno dalla informazione sulla prevenzione, passando per il miglioramento degli screening, il potenziamento delle modalità di diagnosi e trattamento, fino al potenziamento della qualità di vita dei malati.

Per quanto riguarda il primo punto, l’intenzione è quella di promuovere stili di vita sani. Esiste già un Codice Europeo contro il Cancro (v.gd/OuXxkA) e non c’è niente di nuovo sotto il sole.
Sappiamo che il 40% circa dei tumori può essere prevenuto adottando poche e semplici abitudini a partire dalla abolizione del fumo e dalla adozione di una dieta a base prevalentemente vegetale, limitando o abolendo gli alcolici (vino compreso) e prestando molta attenzione al consumo di alcuni prodotti animali (in particolare carni rosse e trasformate) passando naturalmente per la riduzione di sovrappeso e sedentarietà.

Ecco che la Commissione sta quindi pensando di adottare alcuni provvedimenti che riguardano l’etichettatura degli alimenti, in particolar modo di quelli più rischiosi.
Inoltre si parla anche di rivedere la fiscalità sulle bevande alcoliche e viene proposto il ridimensionamento dei fondi per la promozione di questi cibi sui mercati esteri.

Restando sul discorso etichette, non è chiaro cosa si stia pensando di fare e vedremo come verranno recepite le proposte qui in Italia, ma ovviamente le varie associazioni di categoria (Coldiretti in prima linea) si stanno scatenando, lasciandosi scappare anche affermazioni che di scientifico hanno poco e niente. A parte i soliti discorsi che riguardano il Made in Italy (tutto ciò che è italiano è sano, buono e pulito!), si sprecano anche discorsi sul vino che non sarebbe come gli altri alcolici, che poco farebbe bene e che sarebbe “cultura millenaria”. E vabbè, lasciamo stare.

I numeri parlano da soli. Nel 2019 gli alcolici per la SOLA fetta riguardante i tumori (perchè poi c’è la parte delle malattie del tratto digerente, quelle cardiovascolari, gli incidenti, gli omicidi, ecc.) hanno provocato circa 9000 morti (30mila morti invece per tutte le cause) e 192mila anni di disabilità complessiva (DALYs) (757mila DALYs per tutte le cause). In generale i DALYs legati ai fattori di rischio dietetici (uso di alcol compreso) raggiungono quelli legati al fumo di sigaretta (si veda qui per una trattazione più specifica su questo argomento: v.gd/0taDAm).

Certo, è tutto da vedere se etichettare un alimento come cattivo servirà alla causa (i messaggi sui pacchetti di sigarette già ci raccontano qualcosa). Io ho già detto la mia sui famosi semafori nutrizionali e sui nutriscore, che non approvo per nulla perchè assai poco educativi (v.gd/gOU5za).

Di sicuro però, una maggiore e più incisiva comunicazione del rischio può dare i suoi risultati se ben fatta e non basata sul tutto o nulla.

Quindi, a me dispiace (insomma, un po’) per i produttori di vino e gli allevatori che hanno paura di vedersi privati di sovvenzioni europee e di non poter promuovere i loro prodotti all’estero, ma se avessero più a cuore la loro salute, quella dei loro figli e nipoti (perchè non dimentichiamo l’impatto ambientale del mercato delle carne, oltre a quello sulla salute), questo sarebbe certamente un mondo migliore.
Se continueremo a guardare fissamente solo il nostro orticello non cambierà mai niente.

Condividi...

Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

5 commenti

  1. Combatto da anni la mia “lotta”(?) contro il quotidiano panino al prosciutto come merenda scolastica. È un piccolissimo segno. Temo che ci vogliano ancora troppi anni prima che questi “totem” alimentari crollino a livello generale. Provo a cominciare io nel mio orticello e insinuando nei miei alunni almeno il seme del dubbio. Speriamo che qualcuno di questi semi caschi su terra fertile…

  2. Io sono un’alunna della professoressa. Prima mangiavo tutti i giorni un panino con gli affettati durante l’intervallo a scuola mentre ora massimo una volta a settimana. Lei non è più la nostra prof. ma molti di noi continuano a rispettare il patto che abbiamo fatto perché abbiamo capito che è per il nostro bene.

  3. Concordo!
    Trovo poco educativo dare la “pappa pronta”. La gente va educata alla lettura ed alla comprensione del testo. Non va imboccata. Deve poter ragionare sul perché una scelta o l’altra fa la differenza.
    Ricordo con grande ammirazione della mia scuola, che in quinta elementare ci portarono in un supermercato per imparare la letteratura delle etichette. Fu molto interessante, e porto con me tante piccolo nozioni che si sono rivelate veritiere.

Rispondi a Carol Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.