Precipitare

A volte faccio quei bei sogni, sogno di volare e di guardare il mondo dall’alto. E tutto è più chiaro e definito, vedo cose che sulla terra sono indistinguibili.

Avete presente i disegni di Nazca in Perù? Quegli enormi “dipinti”, chiamati geoglifi, ottenuti spostando dalla superficie del deserto le pietre rosse, ricche di ossido di ferro, per mettere in mostra il terreno più chiaro sottostante…In questo modo le popolazioni peruviane hanno creato disegni di ogni tipo, ma talmente estesi da non essere visibili se non dalle colline circostanti o addirittura dagli aerei.

t.ly/zr90G

Volando alti, le cose cominciano ad avere quel senso che viene perduto man mano che ci si avvicina a terra. Nei miei sogni le cose non finiscono mai bene però. Ad un certo punto, proprio mentre sto per capire, mentre la mappa comincia ad avere un senso, si accendono un sacco di luci: luci verdi, gialle,rosse e arancioni che mi abbagliano e mi fanno precipitare al suolo. E quella fugace visione viene persa, paradossalmente oscurata da un eccesso di luce.

Guardo meglio e mi accordo che le luci sono semafori, tipo quelli che stanno prendendo piede ultimamente per classificare gli alimenti in buoni e cattivi. Quei semafori che ci spingono a diventare soggetti passivi e pigri: siamo già un popolo fisicamente sedentario, adesso vorremmo le comode poltrone delle etichette da appiccicare sugli alimenti che decidano per noi, senza più porci domande, senza muovere un neurone. Un si o un no. Senza un “si ma…” o un “no, ma…”. Soltanto un “se è verde mi abbuffo”, “se è rosso non lo mangio”.

Questo punteggio da affibbiare ai cibi, fra l’altro, è riferito a 100g di prodotto, ma noi non mangiamo le cose 100g alla volta. Un alimento “rosso” può diventare “verde” se la porzione è adeguata e viceversa, se mangiamo troppi “verdi” possiamo farci più male di quanto crediamo.

Abbiamo già visto il fallimento dei prodotti “light”; etichettare un alimento come “leggero” porta semplicemente a mangiarne di più!

E che dovremmo dire poi del subdolo trabocchetto a cui potrebbero portare questi semafori qualora le aziende di alimenti “costruiti” a tavolino cominciassero a rimaneggiare la ricetta per ridurre di quel tanto che basta un ingrediente per farlo scendere di livello passando da giallo a verde? basterebbe stare sotto la soglia di qualche milligrammo e zac! quella salsa pronta a cui magari mancava poco per rientrare, che ne so, nel range corretto per i grassi saturi o per il sale diventerebbe più “sana” all’improvviso.

Questo trucchetto non potrebbe essere usato per gli alimenti semplici o per i prodotti tradizionali: non puoi mettere meno latte nel disciplinare del parmigiano per ridurre i grassi saturi. Non puoi fare un olio con meno grassi! Ed ecco che l’olio extravergine di oliva diventa meno sano di un condimento per insalate progettato ad hoc!

E tutto questo, no!, non c’entra niente coi prodotti italiani, albanesi o polacchi. Non è un attacco alla tradizione italica. non è il buon cibo italiano che viene a perderci. Ci perde solo il buon senso, la capacità di capire che la sana alimentazione è più della somma delle parti, che possiamo mangiare bene senza semafori e che probabilmente i semafori potrebbero solo indurci a perdere quella visione di insieme che è già traballante perchè ogni giorno veniamo bombardati da false notizie sugli alimenti-farmaci, dai falsi richiami dei cibi che curano e che ci dovrebbero salvare.

I semafori non ci aiuteranno a mangiare meglio, ci impediranno solo di volare più in alto.

Tutte queste luci ci faranno soltanto, inesorabilmente e inevitabilmente….precipitare.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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