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Alimentazione e salute

Dieta e sclerosi multipla

Per la serie “le diete per”, due parole che spero possano aiutare le persone e le famiglie che devono affrontare questa patologia a non avere il cruccio di pensare anche a come mangiare in situazioni in cui i problemi sono ben altri.

Come per molte altre malattie, ci sono sempre gli avvoltoi che roteano attorno alle difficoltà e al dolore della gente e che consigliano (lucrando) diete strampalate e inutili. E allora facciamo chiarezza.

La sclerosi multipla (SM) è una malattia autoimmune cronica del sistema nervoso centrale su base infiammatoria, che porta alla neurodegenerazione per perdita di mielina (la “guarnizione” dei nervi).

Le cause sono multifattoriali. Oltre alla genetica, vari fattori ambientali sono coinvolti: le infezioni microbiche e virali, il fumo, la carenza di vitamina D, l’esposizione al sole, l’obesità e le abitudini alimentari errate possono essere tutte concause.

Questi fattori influenzano l’insorgenza, ma sono legati anche all’andamento della patologia peggiorandola. Invece, l’esercizio fisico e una dieta sana sembrano avere un effetto positivo, non solo sull’inizio, ma anche sul decorso della malattia perchè agiscono in modo da ridurre l’infiammazione sistemica che sta alla base.

L’obesità per esempio peggiora la SM promuovendo l’infiammazione tramite la secrezione di adipochine infiammatorie da parte del tessuto adiposo e influenzando il microbiota intestinale

Se viene ridotta la infiammazione e lo stress ossidativo legato ai radicali liberi, viene ridotta anche la demielinizzazione cronica che peggiora la SM. E questo entro certi limiti si può fare con lo stile di vita.

Il punto però sono i limiti. NON si può CURARE la SM con la dieta. Lo stile di vita contribuisce e può aiutare, ma le cure sono altre e vanno seguite.

Un certo numero di studi ha studiato l’importanza della nostra flora intestinale e incoraggia l’uso di probiotici e prebiotici. Altri lavori si soffermano sulla importanza della regolarizzazione della colesterolemia.

Se ci facciamo caso, tutto converge verso un punto: la dieta mediterranea.

Perdita di peso se necessario, movimento costante, alimentazione a base vegetale. Nient’altro viene fuori dalla letteratura.

Questa bella revisione (https://v.gd/oNJFF3) conclude così:

“Anche se una dieta equilibrata che coinvolge un’alta quantità di frutta, verdura e basso contenuto di grassi non può sostituire i DMT (i presidi medici) nel controllo dell’attività della malattia nella SM, può avere un valore aggiunto in una gestione più efficiente della malattia nel complesso. […] Al momento, NON ESISTONO raccomandazioni precise riguardanti un piano dietetico specifico nei pazienti con SM. Tuttavia, gli studi clinici e sperimentali forniscono prove indirette che una dieta equilibrata in combinazione con uno stile di vita sano complessivo è legata a un miglioramento di diversi parametri clinici, nonché a misurazioni della qualità della vita per i pazienti con SM”.

La conclusione è sempre la stessa: nessuna dieta speciale, sempre la stessa dieta. Quella che dovremmo seguire tutti.

Update 2023

Questa revisione sistematica con meta‑analisi di rete (NMA) valuta l’efficacia di diversi pattern dietetici sulla fatica e sulla qualità della vita (QoL) in persone con sclerosi multipla (SM), superando i limiti di studi preliminari eterogenei e di piccolo campione. L’interesse nasce dal fatto che i trattamenti farmacologici per la fatica da SM hanno efficacia limitata, mentre molti pazienti sperimentano cambiamenti dietetici senza solide raccomandazioni basate su evidenze.

Dodici articoli (11 trial; 608 partecipanti; pubblicati 2016–2021), prevalentemente donne con SM recidivante‑remittente. Durata 2–12 mesi

Risultati principali

  • Fatica: rispetto al controllo, la dieta paleolitica (SMD −1,27; IC 95% −1,81 a −0,74), low‑fat (−0,90; −1,39 a −0,42) e mediterranea (−0,89; −1,15 a −0,64) mostrano maggiori riduzioni della fatica.
  • QoL fisica: migliorata con paleolitica (SMD 1,01; 0,40–1,63) e mediterranea (0,47; 0,08–0,86) rispetto al controllo.
  • QoL mentale: migliorata con paleolitica (0,81; 0,26–1,37) e mediterranea (0,36; 0,06–0,65).
    La rete di evidenze è sostenuta in gran parte da confronti indiretti; le contribuzioni percentuali mostrano che poche comparazioni dirette hanno peso dominante. La credibilità NutriGRADE dei confronti diretti è molto bassa per rischio di bias, campioni ridotti e pochi studi.

Analisi di sensibilità (escludendo studi ad alto rischio, durate <4 mesi, tipi di SM misti) confermano l’orientamento ma non risolvono i limiti. Inconsistenza e eterogeneità sono controllate con modelli dedicati, ma la fiducia rimane limitata. Non emergono conclusioni su progressione di malattia o ricadute; l’effetto appare circoscritto a fatica e QoL.

Più approcci dietetici potrebbero ridurre la fatica e migliorare QoL nella SM, con segnali più coerenti per pattern paleolitico e mediterraneo (e low‑fat per la fatica). Tuttavia, l’insieme delle evidenze è fragile: servono trial randomizzati di alta qualità, ben definiti, con campioni adeguati, misure standardizzate e controlli uniformi prima di formulare raccomandazioni cliniche.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36257717

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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