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Tolkien, pidocchi e batteri

Senza il Pediculus humanus corporis (il pidocchio) e il batterio Bartonella quintana, Lo Hobbit e il Signore degli Anelli non sarebbero mai stati scritti.

La “febbre da trincea” è una malattia batterica scoperta durante la Prima Guerra Mondiale che rappresentò un serio problema per le forze combattenti, nonostante non fosse quasi mai letale.

All’epoca, almeno mezzo milione di soldati furono messi fuori combattimento per circa due mesi, con circa metà del tempo trascorso in ospedale militare.

Tra questi c’era l’ufficiale e fuciliere del Lancashire, John Ronald Reuel Tolkien.

L’infezione si trasmette attraverso il morso dei pidocchi e provoca una febbre (fino a 40°C) con dolori oculari e ossei (soprattutto schiena e tibie), capogiri, debolezza e cefalea.

Tutti sintomi che si ripetono ogni 4-5 giorni circa, a cicli. Da qui il nome di “febbre dei cinque giorni” (o febbre di quintano).

Nonostante la guarigione sia completa in circa 1-2 mesi e la mortalità molto bassa (con un piccolo rischio di endocardite), la batteriemia può persistere per mesi dopo la guarigione clinica, quindi può essere necessario un trattamento prolungato (per più di un mese) con un macrolide o doxiciclina.

Tra i soldati britannici più noti che contrassero la malattia figurano anche C.S.Lewis, autore de “Le cronache di Narnia” e grande amico di Tolkien e A.A.Milne, creatore di “Winnie-the-Pooh”

Tolkien, per nostra fortuna, rimase al fronte meno di quattro mesi, perchè si ammalò presto di questa febbre e fu rispedito a casa nel novembre del 1916, non prima però di aver visto morire nel carnaio della Somme quasi tutti i suoi amici.

Fu proprio in questo periodo che iniziò a scrivere i primi racconti del suo Legendarium, inclusa la Caduta di Gondolin, che riflette l’orrore della guerra vissuto in prima persona.

Nonostante egli non amasse l’allegoria diretta, la descrizione della distruzione di Gondolin da parte delle macchine e dei mostri di Morgoth è fortemente intrisa delle atmosfere cupe e distruttive delle trincee.

Nella battaglia della Somme morì una intera generazione di inglesi.

E non a causa di Bartonella quintana.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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