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Studi scientifici

Uno studio scientifico non fa primavera

Citare studi scientifici a casaccio non fa la scienza. Tantomeno quella dell’alimentazione.

Quando leggiamo sui giornali, in rete o quando qualche “esperto” cita, descrive, pubblicizza un lavoro scientifico con fare “definitivo” dobbiamo essere sempre scettici (per non dire che non dobbiamo considerarli proprio). Di solito è UNO studio che porta solo acqua al mulino di chi lo cita.

Per chiarire: nel mondo della scienza esistono i “pareri” di grandi esperti, ma sempre pareri rimangono (per quanto bravissimo nel suo campo, Veronesi aveva dei pareri sulla nutrizione alquanto singolari, così come Montagnier sbarellava sui vaccini e sul Covid e Berrino dice cose sul Bio e sugli OGM da far rabbrividire).

Ci sono poi articoli scritti, ma NON peer reviewed (cioè non valutati, controllati e validati dalla comunità scientifica): per esempio una comunicazione a un convegno.

Poi esistono quelli che hanno ricevuto il benestare per la pubblicazione su una rivista scientifica (e anche qui, ne esistono tante di riviste, alcune più autorevoli, altre meno, altre che basta pagare per vedere pubblicato il proprio “lavoro”): possono essere studi poco utili in generale (ma molto per chi li pubblica perché “fa punteggio”) e poco utili o inutili ai fini pratici (quello che interessa le nostre vite: alcuni lavori hanno valenza statistica, ma non clinica).

Altri sono solo studi in vitro, o su animali o su poche persone (e quindi con basso valore statistico).

Moltissimi, soprattutto in nutrizione, sono lavori osservazionali che suggeriscono associazioni, ma non relazioni di causa-effetto. Lavori su grandi popolazioni seguite per tanti anni stemperano un po’ i difetti di questi studi epidemiologici e, se vengono ripetuti molte volte, portando sempre agli stessi risultati, si viene a creare un giudizio robusto su cui poi trarre conclusioni pratiche.

In pratica suggeriscono spunti che vanno ampliati e vanno a fare “volume” assieme a tanti altri lavori che solo successivamente concorreranno ad una valutazione finale mettendo insieme tutto ciò che si è raccolto nel tempo attraverso grandi “studi di studi” che si chiamano revisioni sistematiche e metanalisi (ci sono anche metanalisi di metanalisi come le umbrella review) da cui poi verranno estrapolate finalmente le linee guida e le raccomandazioni alla popolazione.

Insomma per usare un metafora militare:

C’è una gerarchia tra gli studi scientifici. Esistono lavori che producono risultati più “forti” di altri.

(così come il grado di caporale è meno “potente” di quello di sergente, maresciallo o colonnello, pur essendo tutti militari che si distinguono dai civili)

Per “forza” dei risultati intendiamo quanto questi possono diventare raccomandazioni per la popolazione.

(uno studio “soldato semplice” potrebbe essere una prova in vitro, uno “caporal maggiore” un lavoro su animali, uno “capitano” uno studio prospettico su migliaia di persone, fino ad arrivare agli altri gradi: revisioni sistematiche e metanalisi, i colonnelli e generali di corpo d’armata della scienza)

I “Generali” fanno raccomandazioni, ma senza i “soldati semplici” l’esercito della scienza non può ottenere risultati concreti (a proposito, i “civili” in questa storia sono gli aneddoti, i “su di me ha funzionato”, le affermazioni prive di qualsiasi valore scientifico, l’esperienza personale. E ovviamente esistono anche i disertori, gli scienziati che fanno cattiva scienza)

Gli eserciti possono anche coalizzarsi. Tanti generali, tante metanalisi, uniti per lo stesso fine, raggruppati sotto lo stesso ombrello. Le cosiddette “umbrella reviews” che tentano di arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima: fornire raccomandazioni ancora più potenti e il più vicino possibile alla “verità”.

I lavori “soldato semplice” (ma non solo) vanno saputi interpretare e questo non è compito del cittadino. I giornalisti dovrebbero essere il tramite e invece di norma sono semplici ripetitori acritici del comunicato stampa del ricercatore. Non spiegano, non inquadrano la notizia come si dovrebbe fare, non la mettono nella giusta prospettiva. Passacarte. Non tutti sono così, ma trovare quelli buoni è merce rara.

Quindi, non diamo ascolto a tutto ciò che ci passa sotto il naso (sopratutto sui social) quando si parla di scienza.

Il lavoro di organizzazione, catalogazione, controllo, valutazione di tutti i lavori che girano attorno ad un argomento è lungo e laborioso.

Uno studio non fa primavera. Attenetevi semmai alle linee guida ufficiali (o al limite alle metanalisi) che sono le uniche adeguatamente robuste da poter essere considerate “vere”.

Le fonti sono importanti e ci sono tanti siti istituzionali dove trovare notizie ponderate e non sensazionalistiche

Le nostre linee guida nutrizionali le trovate qui:

http://nut.entecra.it/648/linee_guida.html

altre fonti affidabili:

1. http://sapermangiare.mobi/ (si occupa di educazione alimentare ed è certamente il sito più pratico e destinato a tutta la popolazione. Qui si trovano anche le tabelle nutrizionali degli alimenti)
2. http://www.crea.gov.it/ (Sito dell’Ente di ricerca italiano dedicato all’agroalimentare)
3. http://www.salute.gov.it/portale/home.html (Ministero della Salute)
4. http://www.iss.it/ (Istituto Superiore di Sanità)
5. http://www.efsa.europa.eu/it (Sito Istituzionale dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare)
6. http://www.eufic.org/it (Sito Istituzionale di Sicurezza Alimentare e Qualità, Nutrizione e Salute)
7. http://www.sinu.it/html/cnt/home.asp (Sito Istituzionale della Società Italiana di Nutrizione Umana)

8. http://www.epicentro.iss.it/default.asp (portale di epidemiologia)

9. https://dottoremaeveroche.it/ (non solo nutrizione, ci sono moltissimi quesiti con risposte chiare e semplici)

10. https://cancer-code-europe.iarc.fr/index.php/it (Codice Europeo contro il cancro)

11. wcrf.org (la bibbia delle relazioni tra cibo e tumori)

12. https://www.crea.gov.it/web/alimenti-e-nutrizione/-/dossier-scientifico-linee-guida-per-una-sana-alimentazione-2018 (il dossier scientifico da cui sono tratte le linee guida nutrizionali)

p.s. scusate la metafora militare in questo periodo…

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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