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Elfi, Uomini e Luce

Uno degli aspetti più originali dell’opera di Tolkien è che le sue storie iniziali non hanno come centro l’uomo, ma gli elfi.

Il Silmarillion è la storia degli Elfi e del loro progressivo allontanamento dalla Luce divina.

Ovviamente gli Elfi non sono altro che un aspetto, una metafora dell’animo umano, ma questo non è il modo di narrare le cose in una rappresentazione mitica e Tolkien odiava la allegoria, come lui stesso ha affermato.

Nel Mondo (un mondo ancora semi mitologico), i Valar sono spiriti incarnati e come gli Dei greci o di altre mitologie hanno potenza e bellezza, ma non sono a conoscenza di tutto ciò che risiede nella mente di Ilúvatar (Dio), che non ha rivelato loro tutto del Progetto, la Musica (soprattutto il Finale). In particolare non conoscono né il momento in cui verranno i Figli di Eru (elfi e uomini), né la loro natura.

Gli elfi sono i Primi Nati (gli uomini arriveranno solo in seguito e saranno chiamati i successivi).

Essi hanno una vita che dura finché esiste il Mondo, sono immortali e lasciano la “Realtà” solo se uccisi in modo violento (o da un grande dolore) e solo per farvi successivamente ritorno. E’ questo il loro destino: amano la bellezza delle cose create e la custodiscono con le loro doti artistiche compiendo il volere di Ilúvatar. 

Ma, nei millenni, sono anche destinati a “svanire” per far posto all’avvento degli Uomini, mostrare loro la strada e tornare nelle Terre Occidentali per dimorare con le Potenze angeliche.

Alla fine della Terza Era in particolare, sono un popolo malinconico. Legati al mondo e destinati a non lasciarlo mai finché esiste, non si occupano del destino degli uomini e vivono nella Terra di Mezzo come esuli, desiderando proteggerne la bellezza per farla assomigliare ad Aman che, allo stesso tempo, desiderano raggiungere. Sono “imbalsamatori”, come li definisce Tolkien perché vorrebbero preservare il mondo, cristallizzarlo per mantenere in esso il ricordo della luce delle terre imperiture.

Dopo la caduta del Male (che viene rappresentato per l’ultima volta come un essere incarnato, Sauron) perdono il potere di mantenere fresco e bello il mondo e lo abbandonano per tornare a dimorare con i Valar.

Gli Uomini al contrario sono liberi, mortali (e questi sono i doni che Dio fa loro) e il loro destino è sconosciuto sia a loro stessi che agli elfi. Dopo la loro morte nessuno, se non Eru, conosce dove si recano. Questo rimane un mistero e un fardello che li porta ad avere una continua speranza senza garanzia. 

Il libero arbitrio è una loro caratteristica, laddove gli elfi sono legati al mondo per sempre e non possono scegliere.

Un tema importante, direi fondamentale, della visione del mondo di Tolkien riguarda il fatto che la Storia per lui è una continua Caduta e consiste in una frammentazione progressiva della Luce iniziale (come ben descritto nel saggio di Verlyn Flieger, Schegge di Luce): dal punto vista mitico esprime questi concetti quando descrive le Lampade che illuminarono il Mondo intero all’inizio dei tempi, sostituite poi dai Due Alberi di Aman (Telperion e Laurelin) a seguito della distruzione portata dal Nemico (Melkor). Gli Alberi, a differenza delle Lampade, illuminavano solo le Terre Occidentali abitate dai Valar mentre la Terra di Mezzo rimaneva nell’oscurità. Fu poi l’avvento del Sole e della Luna e degli anni per come li conosciamo. Sole e Luna però non illuminavano e non illuminano il Mondo con la stessa intensità delle Lampade (oltre a non farlo in maniera costante). 

Dal punto di vista del mito questo ha il significato di un progressivo impoverimento della Luce iniziale, la luce di Dio, e l’allontanamento da un Mondo edenico primordiale.

Il risultato è anche una frammentazione delle lingue e dei popoli: le parole all’inizio possedevano molti più significati, significati che sono andati perduti con l’allontanamento dalla Luce originaria. La Luce nella Storia si frantuma e cede il passo alle tenebre, da una completezza iniziale si passa ad una progressiva privazione. 

Tolkien, cattolico, era pessimista in questo: la Storia è una “perdita” continua, una Caduta rischiarata solo a tratti dalla Grazia che disperde le nubi e mostra per brevi attimi lo splendore iniziale (è quella che Tolkien chiama “eucatastrofe”, un improvviso ribaltamento del Male e una visione fuggevole e gioiosa della Grazia, oltre le mura del Mondo). I personaggi positivi della Terra di Mezzo volgono spesso lo sguardo ad Ovest, verso le Terre Imperiture sperando di catturare una visione della Luce, ma allo stesso tempo sono liberi di scegliere anche il peccato, anche il male. 

Ogni uomo è chiamato a far parte della Storia e sogna di avere un posto in essa (come dice Sam). Ogni uomo può scegliere tra luce e oscurità, conscio che un giorno lascerà il Mondo. Lo scopo di ogni vita umana è proprio quello di raggiungere la fine della *sua* storia e di partecipare a quella del Mondo in modo libero, con la speranza di avere contribuito a riportare in esso una scheggia di Luce.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

2 risposte su “Elfi, Uomini e Luce”

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