Nel silenzio di una clinica che somiglia a Gran Burrone, una giovane donna torna da una lunga marcia: otto cicli di chemio e trastuzumab, capelli caduti come foglie d’autunno, peso scivolato via come sabbia.
Le immagini dicono “risposta completa”, ma la pelle e l’anima raccontano fatica.
Lei sorride: no, non è Gollum, anche se forse ora, fisicamente, gli assomiglia un po’; è Frodo salvato dalle aquile, sospeso tra un prima che brucia e un dopo ancora senza nome.
In quel varco di tempo è nata la Compagnia: non si arriva a Monte Fato da soli.
Il medico di famiglia, Gandalf, fa luce e indica la strada; Elrond convoca, ascolta, diagnostica. Aragorn e Boromir, i chirurghi, portano coraggio e fiducia, Legolas (oncologia medica) scocca terapie da lontano, Gimli scava con la forza delle macchine radioterapiche, mille Galadriel infermiere, assistenti e psicologi sorreggono con parole e azioni.
Il piano è semplice, ma non facile: “Prenderò l’anello, anche se non conosco la strada.” La strada cambia, come cambiano i pazienti; resta la trama che tiene tutto insieme.
La squadra non nasce squadra: si forma, si unisce e poi avanza. Lingue diverse imparano una parola comune. Gli attriti si consumano nel rispetto, i ruoli si affinano, la leadership dimentica se stessa per ricordare il paziente.
Quando di fronte appare la nebbia, qualcuno deve sussurrare: “Per Frodo.” E tutto torna a fuoco.
Ma la cura non è solo professione; è anche pane, acqua, amicizia.
Sam è il caregiver che non lascia la mano, che dice dormi, che porta il peso quando le gambe non reggono: “Non posso portarlo per te, ma posso portare te.”
Merry e Pipino riportano il mondo alla tavola, agli alberi, alla risata, perché vivere e sperare resta il primo compito.
Quando l’anello cade nel fuoco, la Storia non finisce. I sopravvissuti tornano a casa, ma altri compiti aspettano; alcune ferite non si chiudono col tempo. Tornano. Servono parole, musica, mani che restano, follow‑up che prosegue tra figure e agende. Servono luoghi dove riposare.
E alla fine, rimane la speranza, al di là delle statistiche. Una speranza senza garanzie, una strada che, insieme, diventa possibile.
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Liberamente rielaborato da: Cura multidisciplinare nel cancro: la Compagnia dell’Anello (Journal of clinical oncology; 2005)
Una risposta su “La Compagnia, l’Anello e la cura”
Grazie per questo scritto delicato e che arriva dritto in faccia come uno schiaffo.