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Alimentazione e salute

Linee guida USA vs. Italia

Il problema delle infografiche e del come fare a spiegare alle persone che non devono fermarsi a quelle.
Le nuove indicazioni nutrizionali americane si presentano con un “disegno” che a prima vista appare diametralmente opposto rispetto alla nostra idea di piramide e di alimentazione mediterranea.


La scelta di mettere la piramide a testa in giù, con pane e cereali (apparentemente) ridotti ai minimi termini, induce le persone a credere che l’alimentazione sana sia a base animale, proteica e grassa.

La tipica alimentazione dei chetini insomma. E infatti eccoli, tutti a festeggiare.
Ma è davvero così? e se lo è perchè? e se perchè…eh? (cit.)

Quando si confrontano le Linee Guida italiane con le nuove Dietary Guidelines USA 2025–2030 (non fermandosi alla infografica), salta all’occhio una cosa: gli americani spingono di più sulle proteine.

Ma non è una moda, in questo caso. È una risposta a un problema.
Negli Stati Uniti oltre il 70% degli adulti è sovrappeso o obeso; sono diffusissimi prediabete e diabete; molta massa grassa e poca massa muscolare; dieta storicamente ricca di cibi ultraprocessati e zuccheri.

In questo contesto, non aumentare le proteine sarebbe un errore.
Le nuove linee guida USA indicano chiaramente: 1,2–1,6 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno e porzioni proteiche a ogni pasto

Perché?
Le proteine aumentano la sazietà; aiutano a preservare i muscoli; migliorano il controllo glicemico; sono utili in chi è già metabolicamente compromesso e in chi deve perdere peso.
In pratica: le proteine diventano uno strumento terapeutico.
L’errore? dare troppa enfasi alle carni rosse e ai latticini interi, forse. Ma so’ americani, non dimentichiamocelo.

Rimane comunque il consiglio di basare la alimentazione su cibi non processati, tanta frutta e verdura, legumi come fonte proteica a pari merito del pesce e della carne, pochi zuccheri.


Le linee guida italiane (CREA) restano su circa 0,9 g/kg/die (che sono sempre un minimo, comunque, e possono aumentare).
Puntano su equilibrio, varietà e dieta mediterranea; più carboidrati complessi, più legumi, più fibra.
Per una popolazione mediamente più sana, è un approccio sensato e preventivo.

In numeri

Italia
• Proteine: 13–17%
• Carboidrati: 55–60%
• Grassi: 25–30%

USA 2025
• Proteine: 18–25%
• Carboidrati: 40–50%
• Grassi: 30–35%

Le differenze ci sono, ma non così eclatanti come farebbe supporre la piramide.


Gli USA scambiano carboidrati con proteine, ma RESTANO nei range di macronutrienti definiti come corretti dalla scienza.
Cioè, NON suggeriscono il 20% di carboidrati o il 50% di grassi per dire…

Quindi: chi ha ragione?
Domanda sbagliata.
Gli USA parlano a una popolazione già malata
L’Italia parla a una popolazione che cerca di non ammalarsi
Ma attenzione: anziani, sarcopenia, diete ipocaloriche, malattie croniche, sono ambiti in cui anche in Italia servirebbero più proteine, senza buttare via la dieta mediterranea.
Le proteine non sono una moda.
Sono una risposta a problemi diversi in contesti diversi, sia sanitari che culturali.

E le linee guida dei diversi paesi si adeguano a seconda delle necessità. Per questo si aggiornano.
Il problema rimane quella infografica a piramide, che, in un mondo in cui non si va oltre i titoli, può essere fuorviante.
Ma la colpa è sempre dei chetini.

Appendice confirmatoria: Il rompicapo delle misure alimentari americane e le nuove linee guida.

Premessa

Prima ancora che il sistema politico americano impazzisse del tutto, esisteva già un certo grado di follia nella gestione delle porzioni alimentari di oltreoceano.
Nei sistemi nutrizionali e nelle linee guida statunitensi le quantità degli alimenti non sono espresse in grammi, come avviene in Italia e nel resto d’Europa, ma prevalentemente in unità volumetriche.

Questa è la differenza concettuale principale da tenere presente.

Chi non capisce questo non può interpretare correttamente le nuove linee guida americane, che, ripetiamo NON sono iperproteiche e iper-carnee.

Volume vs peso
In Italia/Europa le porzioni sono espresse quasi sempre in grammi (peso). Esempio: 80 g di pasta (secca), 150g di frutta, 200g di verdura.

Negli Stati Uniti le porzioni sono definite in volume.
Esempio: 1 cup di verdura, ½ cup di riso cotto, 2 tablespoons di olio.
Questo significa che la stessa misura (es. 1 cup) può corrispondere a pesi molto diversi a seconda dell’alimento: 1 cup di insalata pesa molto meno di 1 cup di riso cotto o di legumi.

Le principali unità americane:
Cup → misura di volume standard (≈ 240 ml)
Tablespoon (tbsp) → cucchiaio (≈ 15 ml)
Teaspoon (tsp) → cucchiaino (≈ 5 ml)
Ounce (oz) → in genere indica il peso in grammi (≈ 28 g) oppure, a volte, volume liquido (fl oz)

Nelle tabelle nutrizionali americane: verdura, frutta, cereali cotti (altra differenza rispetto a noi che indichiamo il peso crudo) sono quasi sempre in cup. I grassi in tablespoon o teaspoon. Gli alimenti proteici spesso in once (peso)

L’uso delle misure volumetriche deriva da: tradizione culinaria domestica (cup e cucchiai sempre presenti in cucina), semplicità educativa per la popolazione generale, minore necessità di bilance da cucina.
Il sistema è pratico, ma meno preciso dal punto di vista nutrizionale, soprattutto quando si confrontano alimenti con densità molto diverse.

Quando si traducono tabelle o schemi americani: non basta convertire cup → ml, serve sempre una conversione volume/peso, specifica per alimento.

Fatta questa (lunga) premessa è possibile provare a confrontare le nuove linee guida americane trasformando le indicazioni volumetriche in peso.

Nel pattern americano da 2000 kcal/die, per esempio, abbiamo

Proteine → 3–4 porzioni/die
1 porzione equivale a una delle seguenti quantità convertite “in italiano”:
• Carne/pesce/pollame cotti: ~85 g
• Uova: 1 uovo medio
• Legumi cotti (lenticchie, ceci, fagioli): ~100 g
• Frutta secca o semi: ~28 g
• Burro di frutta secca: ~30 g
• Soia/tofu: ~85 g

Latticini → 3 porzioni/die
1 porzione:
• Latte: 200 ml
• Yogurt: 170 g
• Formaggio stagionato: 30 g

Verdure → 3 porzioni/die
1 porzione:
• Verdure crude o cotte: 200 g
• Verdure a foglia (insalata): 100 g

Frutta → 2 porzioni/die
1 porzione:
• Frutta fresca: 150 g
• Frutta essiccata: 30 g

Cereali integrali → 2–4 porzioni/die
1 porzione equivale a una delle seguenti:
• Cereali cotti (riso, farro, orzo, quinoa): 80–100 g cotti
• Pane: 50 g
• Pasta secca: 30-40 g
• Tortilla: 1 media (~50 g)

Grassi aggiunti → 4½ porzioni/die
1 porzione:

• Olio extravergine d’oliva o burro: 5 g (1 cucchiaino)

Riepilogando, una “giornata americana” secondo le nuove linee guida: schema giornaliero da ~2000 kcal, coerente con la tabella USDA e convertito in porzioni italiane.


Colazione
• Latte parzialmente scremato 200 ml
• Pane integrale 50 g
• Marmellata 20 g
• Frutta fresca 150 g
• Frutta secca 15 g

Spuntino mattutino
• Yogurt naturale 170 g
• Frutta fresca 150 g

Pranzo
• Pasta integrale 60-80 g (peso secco)
• Legumi cotti 100 g
• Verdure cotte o crude 200–250 g
• Olio extravergine d’oliva 10 g
• Pane 30 g

Spuntino pomeridiano
• Frutta secca 15 g
• Frutta fresca 150 g

Cena
• Pesce / carne magra / uova 150 g
• Verdure 250–300 g
• Olio extravergine d’oliva 10–12 g
• Pane 20 g
• Formaggio stagionato 30 g (oppure yogurt 170 g)

Apporto energetico totale
≈ 1950–2050 kcal

Macronutrienti stimati
Carboidrati
≈ 240–260 g
Energia da carboidrati:
≈ 960–1040 kcal
~48–52% delle kcal
Proteine
≈ 95–110 g
Energia da proteine:
≈ 380–440 kcal
~19–22% delle kcal
Grassi
≈ 70–75 g
Energia da grassi:
≈ 630–675 kcal
~31–33% delle kcal

Riepilogo percentuale
Carboidrati ~50%
Proteine ~20%
Grassi ~32%

Conclusioni
Le nuove linee guida americane, a dispetto delle prime impressioni e della bruttissima infografica possiedono un assetto mediterraneo più o meno classico, con proteine adeguate, non iperproteico, grassi in quota corretta, prevalentemente insaturi e carboidrati ben distribuiti nella giornata.

Senza nulla a pretendere, il vostro SeT.

https://realfood.gov

https://cdn.realfood.gov/DGA.pdf

https://cdn.realfood.gov/Daily%20Serving%20Sizes.pdf

https://www.alveare.ch/it/ricette/unita-di-misura-americane/?srsltid=AfmBOor40a9FqovTdcvGozolFwXSZHhRSqEM-zqVcO3U43_4Cw49ljMJ

https://www.aqua-calc.com/calculate/food-volume-to-weight

Allegata alle linee guida americane c’è una paginetta (UNA) in cui sono dettagliate le porzioni giornaliere suggerite, dei vari gruppi alimentari.

E’ facile da capire, ma va letta.

Io che sono magnanimo verso chi non ce la fa di suo, ve la traduco in italiano e in grammi per quel che riguarda la parte più contestata, gli alimenti proteici.

**Porzioni giornaliere di alimenti proteici**

Per una dieta da 2000kcal: 3–4 porzioni al giorno ruotando e variando tra:

• Carne/pesce/pollame cotti: ~85 g

• Uova: 1 uovo medio

• Legumi cotti (lenticchie, ceci, fagioli): ~100 g

• Frutta secca o semi: ~28 g

• Burro di frutta secca: ~30 g

• Soia/tofu: ~85 g

Quindi, per esempio, uno mangia:

A pranzo 85g di pesce o carne cotti (85g, due bocconi, non una bistecca da chilo). Saranno 110g crudi.

A cena 100g di lenticchie + 1 uovo (UN uovo, non 12)

Tra colazione e spuntini 30g di noci.

Alla faccia della dieta piena di carne e uova.

Siamo solo un minimo sopra a quanto viene suggerito dalle nostre linee guida.

Se poi uno fa il furbo e si mangia ogni giorno 85g x 4 = 340g di carne rossa…beh non c’è scritto così nelle indicazioni.

Faccio notare che ci sono 8 opzioni “proteiche” e 4 sono vegetali.

Dai che ce la fate.

Firmato: associazione caritatevole “La Somma e il Totale”.

Le nuove linee guida americane non sono un segno della “vittoria della Scienza” (no cari no-carb di ‘sto picco)

Sono una strategia

E, in certa misura, sono semmai un segno di disperazione.

E forse anche un piccolo inganno a fin di bene.

E il problema (o la soluzione) è sempre e soltanto la termodinamica (cioè le calorie)

Ragionamento

Negli USA sono sovrappeso/obesi fino all’inverosimile.

La spesa sanitaria è enorme e i problemi sociali pure.

Come facciamo a limitare i danni e ad aiutare le persone?

Creiamo una dieta collettiva mascherata da linee guida.

Le linee guida negli altri paesi sono rivolte alla popolazione SANA, sono preventive.

Qui svoltiamo: produciamo linee guida terapeutiche per una popolazione malata.

E cosa si fa per provare a dimagrire? Si abbassano le calorie (si signori, le calorie, non i carboidrati).

E in una dieta ipocalorica, di norma si aumentano un po’ le proteine per preservare la massa magra e rendere l’esperienza più sostenibile, più saziante.

Ecco come nascono queste linee guida: lasciamo mangiare agli americani un po’ di carne che gli piace tanto, meno carboidrati (ma non zero), buona percentuale di grassi che rende appetibile il tutto, chiediamo giustamente di non abusare coi cibi processati (calorici), gli alcolici (calorici) e voilà.

La nostra dieta ipocalorica è fatta.

Se a questo ci abbiniamo un piccolo inganno, abbiamo in mano un modo per provare a far dimagrire finalmente gli americani.

Facendo due conti abbiamo notato che le porzioni indicate per un fabbisogno calorico x, arrivano A STENTO a quel dato fabbisogno.

Esempio: ciò che viene indicato come adeguato per 2000kcal, si assesta quasi sempre sulle 1700-1800kcal (a volte meno, a volte di più a secondo della scelta dei cibi ovviamente).

Fatto apposta? Mah? È una nostra speculazione estrema, ma se fosse vero sarebbe un modo per tagliuzzare calorie inconsciamente

Vi ricordo che, nel mondo, non ci sono dibattiti scientifici su quale tipologia di dieta sia più protettiva e sana: il modello mediterraneo a base vegetale.

Ma a mali estremi a volte occorrono estremi rimedi (neanche così estremi, comunque).

Se poi ci si mette di mezzo un luogo come gli USA in cui a far da padrone è l’industria della carne e, oggi, pure una dirigenza politica “sui generis”, non ci possiamo lamentare.

Solo che questo NON vuol dire che mangiare tante carne e pochi carboidrati sia un modo sano di mangiare.

Analisi del documento scientifico allegato alle linee guida americane (che nessun chetino, keto-coso, fuffa-guro avrà letto)

Il documento costruisce una “fondazione scientifica” che vorrebbe spostare il baricentro su evidenza causale con esito clinico

Quindi si propone di privilegiare le prove basate su studi clinici piuttosto che dare enfasi agli studi epidemiologici

Di seguito, velocemente, vediamo se quello che dice il dossier rispecchia quel che afferma l’evidenza In soldoni: capiamo se Trump concorda con la Scienza

1. Evitare UPF; limitare zuccheri aggiunti/dolcificanti Incrementi di rischio per mortalità totale, CVD, diabete tipo 2 e obesità, con relazioni dose-risposta; nessun effetto protettivo riportato.

Concorda? Si

2. Privilegiare frutta/verdura/cereali integrali/legumi

Cibi “veri” e ricchi di fibra (frutta/verdura/cereali integrali) migliorano marcatori cardiometabolici; i raffinati dominano l’apporto glucidico USA e vanno limitati.

Concorda? Si

3. Scegliere oli stabili (es. olive/avocado, burro/sego con moderazione); includere latticini interi senza aggiunte

Riesame dei trial storici non conferma beneficio clinico nel sostituire grassi saturi con oli ricchi di acido linoleico Oli ad alto linoleico, specie riscaldati, generano sostanze potenzialmente nocive

Concorda? Alla fine sì, anche se ci provano.

Infatti, le evidenze nel complesso supportano la moderazione dei grassi saturi, non uno “sdoganamento” indiscriminato.

Il documento usa giri di parole per rivalutare i grassi saturi, dandoli per “neutri”, ma alla fine ammette che troppi aumentano il colesterolo LDL e il tutto dipende da cosa si mangia nel complesso…

Cerca di dare la colpa ai prodotti di ossidazione degli oli ricchi di acido linoleico riscaldati (il famoso terrore degli omega6), ma si deve adeguare alle evidenze: conta mantenere i saturi a meno del 10% dell’energia, privilegiare cibi minimamente processati, usare oli più stabili (oliva/alto-oleico) per cotture, evitare ultra-processati e zuccheri/dolcificanti

Alla fine il suggerimento rimane quello di limitare ai minimi termini la carne.

Sono i latticini quelli più “permessi” e in effetti sono suggeriti in quantità molto maggiori rispetto alle nostre linee guida e servono anche per incrementare l’introito proteico che altrimenti non si allineerebbe alle loro raccomandazioni

4. Puntare a proteine 1.2–1.6 g/kg/die. Studi indicano che questa quantità migliora composizione corporea e mantiene massa magra senza segnali di danno renale/osseo; qualità e minima lavorazione delle fonti (animali e vegetali) sono centrali; limitare carni processate.

Concorda? Sì, ma concordava pure nel valore inferiore dell’intervallo (1,2 pro kg), ma come abbiamo visto un po’ più di proteine sono utili in una popolazione obesa che deve dimagrire Una bella fetta proteica deriva da latte/yogurt (che non sono implicati in problemi di salute particolari) NON dalla carne.

L’ambiguità di queste linee guida è comunicativa, non granchè sostanziale

Tutte le “red flag” nutrizionali sono sostanzialmente confermate dal documento, sebbene ci sia un po’ di confusione e tentativi di minimizzare alcuni problemi.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

2 risposte su “Linee guida USA vs. Italia”

Grazie per l’interessante articolo Gabriele.
Hai stilato anche tu una tabella descrittiva del pattern di dieta mediterranea, ovvero hai estrapolato dalle linee guida del CREA una tabella riassuntiva per avere un’idea “ordinata e succinta” degli alimenti e del loro peso da consumare ogni giorno?
Grazie molte per il lavoro che svolgi!
A presto
Alessia

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