Storia breve delle piramidi alimentari
Le piramidi, e più in generale le infografiche allegate alle varie linee guida nutrizionali (perchè non tutte sono piramidi: a seconda dei paesi e delle epoche ci sono i cerchi, i piatti, le scale, i semafori, le pagode, gli arcobaleni…) nascono attorno agli Anni ’70–’80.


Sono i primi schemi grafici per tradurre le raccomandazioni nutrizionali in immagini semplici.
Prima ancora delle piramidi, negli Anni ’40 (1946) troviamo una rappresentazione circolare, i “Basic Seven” (se la guardate bene, vi accorgete che poco o nulla è cambiato) pubblicata dall’USDA (Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti).

La prima piramide invece fu pubblicata in Svezia nel 1974-75.

Nel 1992 (USA, USDA) nasce la Food Guide Pyramid. Base ricca di cereali, poi frutta/verdura, latticini e proteine, in cima grassi e zuccheri.

Anni ’90: si diffonde la piramide mediterranea (prima formalizzazione 1995), che integra cultura alimentare, stagionalità e stile di vita.

2000–2010 (USDA): alcune revisioni e modifiche grafiche (MyPyramid) per chiarire quantità e qualità (cereali integrali, grassi “buoni”).

2011 (USDA): la piramide viene sostituita da MyPlate (piatto), più intuitivo, secondo alcuni. Aggiornato nel 2020.

Oggi: piramidi/grafiche qualitative, attente a sostenibilità, attività fisica e contesto culturale (es. SINU in Italia, 2025).
Fino alla nuova “piramide” americana del 2026.


Come leggerle
Di norma dal basso verso l’alto: ciò che è alla base va consumato più spesso/di più; in cima meno spesso/di meno.
Però non ci sono indicazioni di porzioni: i disegni indicano frequenza e priorità, non grammi.
Suggeriscono aspetti qualitativi prima della quantità: integrali vs raffinati, grassi insaturi vs saturi, proteine varie, ecc.
A latere ci sono note sullo stile di vita: movimento, convivialità, sostenibilità, spesso sono parte del messaggio.
Pro
Immediate e didattiche: facili da capire per il grande pubblico.
Visione d’insieme: aiutano a bilanciare i gruppi alimentari.
Adattabili: esistono versioni culturali (mediterranea, vegetariana).
Contro
Semplificazione eccessiva: non personalizzano (età, patologie) e non quantificano in base al proprio fabbisogno.
Ambiguità: rischio di interpretazioni errate. C’è chi le interpreta come “mangia di più ciò che sta in cima…perchè la cima è più importante”.
La piramide è uno strumento educativo, non una dieta. Funziona se è moderna, qualitativa e contestualizzata; va integrata con indicazioni pratiche (porzioni, esempi di pasti) e adattata alla persona.
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E se la piramide delle nuove linee guida…fosse solo un triangolo equilatero ai cui vertici ci sono i gruppi alimentari di base (cereali, alimenti proteici e frutta/verdura). In effetti non è evidenziato nessun “piano”, nessuna divisione netta tra gli alimenti che possa suggerire una priorità.
L’idea non è mia, me l’ha data un dietista ieri scrivendomi in privato, ma anche se non fosse così nell’intenzione dei redattori, beh noi vediamola cosi, in senso “Somma e Totale”, senza gerarchie.
Nessun cibo ha la precedenza, tutti concorrono alla salute.
E così mettiamo fine alla diatriba carne/vegetali.
2 risposte su “E se la piramide americana…non fosse una piramide?”
Veramente interessantissima dal pdv storiografico: mi ricordo la figura “a torta” su un libro degli anni 80, con ancora la bottiglia del latte (ormai preistorica) e il sacco della farina! ☺ Complimenti!
Non avevo capito che era un arcobaleno, pensavo ad un’autostrada nutri-score! ☺