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Tom Bombadil

E tutte le cose che abbiamo perduto

Immagine di Anke Eissmann

Chi non ha letto il libro non conoscerà il personaggio di Tom Bombadil perchè nella trilogia di Peter Jackson non appare, probabilmente a causa del fatto che in apparenza non ha una funzione legata allo svolgimento della trama.
È un interludio, una pausa nel viaggio degli hobbit verso la guerra, ma una pausa fondamentale.

Tom è un “intenzionale enigma”, inserito da Tolkien per raccontare la sua concezione della natura anche attraverso le emozioni.

È “il sentimento che resta dove il concetto fallisce” (Rudolf Otto), il tentativo di esprimere il concetto di non appropriazione della natura da parte dell’uomo, di concepire il mondo non come merce, ma come qualcosa di estraneo da noi e di cui non abbiamo diritto di impadronirci per i nostri scopi.

Tom è lo scienziato puro che osserva, riflette, studia e non interviene sul mondo con la tecnologia.

Quando Frodo domanda a Baccador chi sia Tom, lei risponde così:

«E’ lui», rispose Baccador, interrompendo i suoi agili movimenti per sorridergli. Frodo la guardò perplesso. «E’ lui, come avete visto», ella disse in risposta al suo sguardo, «è lui il Messere di bosco, acqua e collina».

«Allora tutta questa terra gli appartiene?».

«Oh no!», rispose, e il suo sorriso svanì. «Sarebbe un fardello troppo pesante», soggiunse a bassa voce, come se parlasse con se stessa. «Gli alberi e le erbe e ogni cosa che cresce o che vive in questa terra non hanno padrone. Tom Bombadil è il Messere.

Tom amministra, custodisce, mantiene. Niente è di sua proprietà. Egli funge da strumento attraverso il quale gli hobbit possano riprendere una visione chiara del loro rapporto con l’ambiente:

“Parlò loro di api e di fiori, delle abitudini degli alberi, delle strane creature della Foresta, di cose buone e di cose malvagie, di cose amiche e di cose nemiche e ostili, di cose crudeli e di cose gentili, e dei segreti nascosti sotto i rovi aggrovigliati.
Man mano che ascoltavano, cominciarono a capire la vita della Foresta, una vita distaccata da loro, indipendente e armoniosa, e si sentirono estranei, in un mondo a sé.”

Tom Bombadil non rappresenta Dio, come molti hanno pensato. È invece una sorta di “genius loci” di Signore della parte di mondo in cui vive e solo di quella. È l’incarnazione della natura non contaminata e saggiamente amministrata:

“Ricordate, amici, quel che vi dico: Tom era qui prima del fiume e degli alberi; Tom ricorda la prima goccia di pioggia e la prima ghianda. Egli tracciò i sentieri prima della Gente Alta, e vide arrivata la Gente Piccola. Era qui prima dei Re e delle tombe e degli Spettri dei Tumuli. Quando gli Elfi emigrarono a ovest, Tom era già qui, prima che i mari si curvassero; conobbe l’oscurità sotto le stelle quand’era innocua e senza paura: prima che da Fuori giungesse l’Oscuro Signore».”

Tom ci ricorda cosa abbiamo perduto, persi nella nostra avidità di potere, nella nostra arroganza, nella apparente superiorità di chi si sente al centro del creato, ma che, alla fine, è solo in grado di distruggerlo.

Tom ci racconta cosa stiamo perdendo e cosa perderemo.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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