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Grasso bruno (BAT): che cos’è e perché interessa anche l’oncologia

Il grande sogno, mangiare a volontà (o quasi) e non ingrassare.

Non come i nuovi farmaci agonisti del recettore GLP-1, che la fame la fanno passare. Sembra fantascienza.

È un sogno potenzialmente avverabile? per il momento direi di no, in futuro chi lo sa?

Come potrebbe avvenire (e cosa c’entrano i tumori)?

Tramite la transdifferenziazione del grasso bianco in grasso bruno (browning)

Il grasso bruno è un tessuto adiposo specializzato nel produrre calore, non nel conservare energia.

È ricco di mitocondri e contiene una proteina chiave: UCP1 (Uncoupling Protein 1).

Quando viene attivato (soprattutto dal freddo tramite il sistema simpatico, ma fare le docce fredde non funziona, carissimi biohacker creduloni), UCP1 “disaccoppia” la respirazione mitocondriale dalla produzione di ATP: i protoni rientrano nel mitocondrio senza fare ATP, e l’energia viene dissipata come calore.

Per farlo, il BAT consuma acidi grassi e glucosio, aumentando la spesa energetica e migliorando alcuni parametri metabolici (vedi la nota nel primo commento per i più curiosi).

Il collegamento con la crescita tumorale (ipotesi biologica molto lontana dal mondo clinico reale)

Negli ultimi anni, studi sperimentali (soprattutto su modelli animali) hanno suggerito un possibile legame tra attivazione del BAT e riduzione della crescita tumorale.

I meccanismi proposti sono principalmente metabolici:

Il BAT attivato è avido di glucosio. Poiché molte cellule tumorali dipendono in modo marcato dal glucosio (effetto Warburg), questa “sottrazione” può limitare la disponibilità energetica del tumore.

Inoltre, l’attivazione del BAT abbassa glicemia e lipidi circolanti, rendendo l’ambiente metabolico meno favorevole alla proliferazione tumorale.

Infine, Il BAT ha un profilo secretorio diverso dal grasso bianco e potrebbe contribuire a ridurre segnali infiammatori cronici, spesso coinvolti nella progressione neoplastica.

Le evidenze sono solide nei modelli animali, ma limitata o assente la prova clinica diretta nell’uomo.
Non è una strategia terapeutica antitumorale, ma un filone di ricerca promettente sul ruolo del metabolismo nel cancro.

Credo che in futuro ne vedremo delle belle…

https://www.nature.com/articles/s41392-022-01284-5?utm_source=chatgpt.com

https://www.nature.com/articles/s41586-022-05030-3

Nota

Esistono (o sono esistite) sostanze che funzionano come disaccoppianti
Alcune agiscono indipendentemente da UCP1, rendendo la membrana mitocondriale permeabile ai protoni:
il 2,4-Dinitrofenolo (DNP) per esempio è un potentissimo disaccoppiante. Aumenta drasticamente il consumo energetico. È altamente tossico (ipertermia, aritmie, morte).
L’aspirina ad alte dosi ha un effetto disaccoppiante debole, non selettivo.
Non utilizzabile clinicamente per questo scopo.
Altre sostanze attivano la via “fisiologica” del disaccoppiamento (via UCP1): agonisti β3-adrenergici (Es. mirabegron, farmaco urologico). Ha affetti cardiovascolari e il suo uso metabolico non è approvato.
Gli ormoni tiroidei aumentano la biogenesi mitocondriale e sensibilità a UCP1.
Non utilizzabili per rischio catabolico e cardiaco.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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