La insulinoresistenza non è una malattia, non è qualcosa che “capita” come può capitare un raffreddore.
E’ una condizione di rischio legata ai nostri comportamenti (ingrassare, far poco movimento)
Lo dico perché sento spesso dire “sono ingrassato perché ho l’insulinoresistenza”.
No “sono insulinoresistente perché sono ingrassato”.
Disclaimer: lo so bene che in alcuni casi c’è prima la insulinoresistenza (per predisposizione genetica, iatrogena o legata ad alcune patologie specifiche, come la Pcos. In quest’ultimo caso c’è un intreccio tra due fattori, l’ovaio policistico e l’aumento di peso che si influenzano a vicenda)
Ma questa non è la regola e comunque c’è sempre un fattore comportamentale da tenere sotto controllo per fare in modo che la condizione non sfoci in manifesta patologia (diabete).
Credo sia importante dirlo perché questo sposta il punto di vista dal “destino” alla nostra responsabilità (non colpa, sia chiaro).
Fatto sta che, una volta che si instaura questa condizione, diventa tutto più difficile e si rischia maggiormente la salute.
Perciò, ora che sappiamo che non cade (quasi mai) dal cielo questo “stato” possiamo sviluppare una maggior consapevolezza e concentrarci su come prevenirlo.
Perché sennò è sempre tutto esterno a noi e non credo che sia il messaggio corretto, come ho più volte ribadito.
Non dico sia facile, ma se pensiamo che non dipenda dai nostri stili di vita, non faremo mai nulla per evitarlo.
Al netto dei fattori genetici, ambientali, sociali, psicologici, culturali ed economici, che esistono e che rendono spesso le cose difficili e nessuno lo nega, la genesi finale del sovrappeso è legata esclusivamente a quanta energia entra (cibo) e quanta energia esce (movimento).
E così anche quella della resistenza alla insulina
—

Sfortunatamente per il protagonista de “Quando la moglie è in vacanza” che si trova davanti una splendida vicina di casa, non si può essere “un po’ sposati”, ma si può essere più o meno insulino-resistenti.
Solo che non ce ne frega niente, perchè l’insulino-resistenza non è una malattia, ma una condizione che è un continuum e che può sfociare o meno in diabete (passando dal prediabete).
Ed è quest’ultimo che ci dovrebbe preoccupare, il diabete, non la resistenza insulinica.
Invece, del diabete non ne parla nessuno e spesso viene considerato una roba da poco, mentre tutti straparlano di insulino-resistenza come fosse portatrice di ogni male.
Siamo tutti, bene o male, un po’ resistenti all’insulina, proprio perchè non è un interruttore acceso-spento, ma “calcolarla” con i vari indici o “combatterla” con le diete più strambe è insensato e può portare a stress inutili e “sovra-trattamenti” superflui.
Ciò che importa è il significato CLINICO della condizione.
Se sei diabetico, sei certamente insulino-resistente, ma ciò che conta è il diabete con tutte le gravi conseguenze che può portare.
Hai glicemia a digiuno alterata o francamente alta? hai emoglobina glicata oltre i limiti per la diagnosi di diabete?
Questo interessa alla tua salute e al medico che deve curarti.
Il sottoscritto è probabilmente un po’ resistente alla insulina, dopo 23 anni di terapia cortisonica e chissà quali altre interazioni farmacologiche, ma non lo ha mai “calcolato”.
Cerco di mantenere un peso adeguato, la mia circonferenza vita è ok, faccio movimento per quanto riesco, la mia glicata è perfetta, la mia glicemia pure.
Cerco il più possibile di mangiare bene e non mi interessa sapere se sono insulino-resistente.
Mi interessa sapere di non avere il diabete.
Depotenziate il concetto di resistenza insulinica, che è più accademico che clinico.
Non seguite chi vi spaventa, chi suggerisce diete strambe per combatterla, chi fornisce istruzioni assurde (raffreddare la pasta, buttare aceto ovunque, mangiar prima le proteine…), chi vi vende integratori.
Controllate il peso, muovetevi e mangiate bene.
Evitate il porridge per esempio..
(l’ultima è una battuta…odio spiegarlo)