(Tratto da “L’Atlante Nutrizionale della Terra di Mezzo”)
“Gran parte del cibo consisteva in dolci estremamente sottili, di farina infornata, bruni all’esterno e all’interno di un bianco cremoso. Gimli ne prese uno guardandolo con aria sospettosa: “Gallette!”, disse sottovoce, rompendo un angolino croccante e rosicchiandolo. La sua espressione cambiò tosto, ed egli divorò avidamente il resto del dolce. “Basta, basta!” Esclamarono gli Elfi ridendo; “quel che hai mangiato è sufficiente per un lungo giorno di marcia”.
(Addio a Lórien – Il Signore degli Anelli)

Questo “pane degli elfi” è una preparazione che non ha eguali nella storia della Terra di Mezzo, perché le sue origini risalgono nientemeno che ad Aman, il Reame Beato.
Fu Yavanna la Dispensatrice di Frutti (una delle Potenze, gli esseri angelici custodi della Terra) a donare agli elfi che intrapresero il Grande Viaggio verso Aman la pianta da cui in seguito essi impararono a produrre il Lembas.
La pianta da cui deriva non esiste perché fu inventata da Tolkien il quale la posizionò da qualche parte all’interno della famiglia del “grano”. Detto il “grano bianco”, è una coltivazione autoctona che ha la proprietà di crescere molto velocemente in qualsiasi clima e anche con poca luce solare.
Gli elfi lo conservarono gelosamente e lo coltivarono in luoghi segreti nascondendolo al Nemico (Morgoth).
“Gli Eldar lo coltivavano in terre sorvegliate e radure soleggiate; e raccoglievano con le loro mani le sue grandi spighe dorate, una ad una, e non le toccavano con strumenti metallici. Lo stelo bianco veniva estratto dal terreno in modo simile, e intrecciato in cesti per la conservazione dei chicchi: nessun verme o altro parassita avrebbe toccato quella paglia lucente, e nessuna muffa, marciume o qualsiasi altro male della Terra di Mezzo poteva mai attaccarla.” (The History of Middle Earth, Vol. 12)
Si parla di Lembas già nella Prima Era e la ricetta si è poi tramandata attraverso i millenni per giungere intatta nei Regni elfici della Terza Era. Galadriel, a Lórien, donò ai membri della Compagnia dell’Anello del Lembas per sostenerli durante il viaggio.
Il Lembas è una specie di galletta (descritta anche come un wafer) di color marrone chiaro all’esterno, croccante fuori e color crema dentro, capace di fornire energia per molte ore con “piccole” quantità. Si conserva a lungo, soprattutto se avvolto nelle foglie di Mallorn.
La caratteristica principale del Lembas è quella di essere un cibo “benedetto”, che raccoglie in sé tutte le caratteristiche degli “Olvar” (le piante, il mondo vegetale) di Yavanna non corrotte e non intaccate dalla nequizia di Morgoth.
Il Lembas è destinato unicamente agli elfi, che, solo in rari casi, accettano di condividerlo con altri popoli.
Il motivo risiede nel fatto che chi mangia questo cibo, è poi tentato di seguire il destino degli elfi immortali, bramando le Terre Imperiture le quali non sono destinate agli uomini mortali.
Nel Signore degli Anelli viene spiegato come, oltre ad avere effetti “fisiologici” tipici di un normale alimento (benché ipernutriente), il Lembas ha anche una funzione spirituale:
“Il lembas aveva una virtù senza la quale si sarebbero già da tempo lasciati morire. Non soddisfaceva la gola, ed a volte la mente di Sam si empiva d’immagini di cibo e del desiderio di semplici carni e di pane. Eppure, quel pan di via degli Elfi aveva una potenza che aumentava quando i viaggiatori lo consumavano da solo senza mischiarlo ad altri alimenti. Nutriva la volontà e dava forza per sopportare e controllare membra e nervi in misura superiore a quella posseduta normalmente da una natura mortale.” (Monte Fato)
La storia di questo alimento elfico ci racconta come alcune cose vadano lasciate nel mistero e non debbano essere spiegate.
E di come la scienza non sia l’unica strada da percorrere, in particolare quando diventa l’ossessione per raggiungere mete non destinate agli uomini mortali.
C’è forse una destinazione che non conosciamo e che mai potremmo conoscere coi metodi umani.
Questo ricorda Saruman, l’emblema del tecnocrate e dello scientismo spinto ai massimi livelli, colui che vuole “rompere” le cose per vedere come sono fatte, per avere potere e raggiungere obiettivi, che forse, è meglio rimangano inconoscibili.
«- “Bianco!”, sogghignò. “Serve come base. Il tessuto bianco può essere tinto. La pagina bianca ricoperta di scrittura, e la luce bianca decomposta”
– “Nel qual caso non sarà più bianca”, risposi. “E colui che rompe un oggetto per scoprire cos’è, ha abbandonato il sentiero della saggezza”»
(Dialogo tra Saruman e Gandalf a Orthanc)
La Compagnia dell’Anello arriva a Caras Galadhon il 17 gennaio e dopo un riposo ristoratore (in cui, immaginiamo, i membri abbiano avuto tempo di rifocillarsi adeguatamente) riparte e lascia Lórien il 16 febbraio (con una scorta di Lembas e anche di cibo fresco che durerà qualche giorno) [2].
Da qui in poi le occasioni di nutrirsi in modo completo sono molto rare. In particolare, se scegliamo di seguire il percorso di Frodo e Sam dopo lo scioglimento della compagnia, possiamo notare che fino ai primi di marzo (il 7 per la precisione), momento in cui incontrano Faramir nell’Ithilien, non hanno possibilità di mangiare altro, ma in questa giornata finalmente possono fare una sosta e assaporare cibo “vero”[3]. Lasciano poi Henneth Annûn il giorno dopo con una adeguata scorta di cibo[4], ma oltre a questo non avranno altre occasioni di nutrirsi di altro fino alla caduta di Sauron e di Barad Dûr, il 25 marzo, se si eccettua lo stufato di coniglio preparato da Sam qualche giorno dopo l’incontro con Faramir.
Facendo due conti (e due stime), ipotizzando che il cibo fresco donato loro da Celeborn e Galadriel sia durato per un po’ (quanto? facciamo 10 giorni), prima di incontrare Faramir i nostri hobbit si sono cibati solo di Lembas per circa 10 giorni (dal 26 febbraio al 7 marzo) e poi dopo, dall’18 marzo fino al 25 (sempre ipotizzando 10 giorni di scorte, consumate dall’8 al 18), altri 7 giorni. Quindi poco più di 15 giorni di solo Lembas.
In fondo non così tanto come avrebbe potuto sembrare a prima vista, ma il problema sta proprio nello stimare la durata delle scorte di Galadriel e Faramir. I tempi forse potrebbero allungarsi anche a 20 giorni o più di gallette elfiche e nient’altro.
Che caratteristiche avrebbe dovuto avere il Pan di Via degli elfi per non avere fatto correre il rischio di carenze (sia proteiche che energetiche, che di micronutrienti) ai nostri viaggiatori?
In effetti, questo non ci interessa. Tolkien era profondamente contrario alla tendenza di “scientificizzare” le sue storie.
Nel Giugno del 1958, Tolkien scrisse una lunga lettera (la numero 210 del Volume “Lettere”, per chi volesse leggerla per intero) a seguito della proposta di una riduzione cinematografica del Signore degli Anelli da parte dello sceneggiatore americano Morton Grady Zimmerman.
Dire che la lettera in questione avesse un tono polemico è un eufemismo: Tolkien era offeso, frustrato, innervosito per come lo sceneggiatore aveva trattato i temi del suo romanzo. Zimmermann non aveva compreso gli aspetti più importanti e aveva ridotto il tutto a mero racconto di cappa e spade, in cui gli argomenti più profondi e i dettagli più importanti erano stati accantonati quasi con disprezzo.
La lettera 210 vale la pena di essere letta, anche per divertirsi a immaginare come il Professore avrebbe considerato la sceneggiatura di Peter Jackson, ma soprattutto quella della serie Amazon “Gli Anelli del Potere”.
Qui però mi soffermo solo sulla questione Lembas, il Pan di Via elfico che accompagna la Compagnia dell’Anello lungo l’ultima parte del viaggio.
Zimmermann lo riduce a “cibo concentrato”.
Scrive Tolkien:
“Come ho già detto, non mi va assolutamente che il mio racconto venga spinto verso lo stile e le caratteristiche dei contes des fées o delle fiabe francesi. Ma non mi va nemmeno che si avvicini alla «scientificizzazione», di cui quell’espressione è un esempio. Entrambe le cose sono estranee al mio racconto.
Non stiamo esplorando la luna o qualche altro posto ancora più improbabile. Nessuna analisi in nessun laboratorio scoprirebbe nel lembas proprietà chimiche superiori a quelle di altri dolci (cakes) di farina integrale (wheat-meal)”
Il Lembas non contiene niente che possa distinguerlo da un impasto a base di farina di grano, ma possiede caratteristiche “ontologicamente elfiche” che non si potranno mai spiegare con i metodi della scienza.
Ci sono caduti in molti (e anche io): tentare di spiegare fatti intrinsecamente connessi alla natura degli elfi e al loro mondo è sbagliato. Tolkien ha fornito spunti di carattere scientifico che è divertente e anche utile analizzare, ma queste analisi semmai possono essere di aiuto per conoscere meglio il *nostro* mondo, non quello subcreato da Tolkien, il quale non si spiega con le categorie della nostra realtà.
Tentare di analizzare l’immortalità degli elfi a livello scientifico, per esempio, tirando fuori “spiegazioni farmacologiche” come quelle proposte nella serie Amazon, avrebbe inorridito Tolkien.
Il Lembas non è un cibo tecnologico, non è il nutrimento condensato per il sostentamento degli astronauti, non è un alimento che oggi definiremmo “ultraprocessato”, non ha particolari motivi per essere in grado di sfamare a lungo un elfo (o raramente un uomo, perchè è un cibo destinato solo agli elfi, per sua nascita).
È Lembas. E le sue caratteristiche non vanno indagate col metodo scientifico.
Lascio qui il mio goffo tentativo che feci per “aprire” il Lembas e analizzarlo scientificamente. A monito.
Possiamo fare alcune ipotesi.
Essendo un prodotto da forno a base di farina, per quanto arricchito con altri ingredienti molto calorici, per avere una consistenza mediamente secca come le gallette, il suo contenuto energetico non potrebbe superare le 500-550Kcal per 100g (altrimenti diventerebbe un dolce al cucchiaio o qualcosa di troppo unto per avere una forma).
Per raggiungere questa densità energetica ci vuole un alimento grasso che abbia molte calorie. Non possiamo pensare all’olio perché non c’è traccia di questo prodotto nella Terra di Mezzo. Escluderei grassi animali solidi come lo strutto perché lo vedo molto poco “elfico”. Rimangono due cose: della panna o, molto più probabilmente, della frutta secca che è molto più calorica. La frutta secca avrebbe anche un altro notevole vantaggio: è molto ricca di proteine. Ed è fra l’altro un cibo molto utilizzato da tutti i popoli liberi di quell’epoca.
Cosa c’è di meglio quindi che mischiare un cereale con delle noci (o farina di noci) o altri semi di questo tipo, per sfornare un dolce ricchissimo di energia, zuccheri (dal miele), amido, proteine e grassi?
Dal punto di vita proteico, l’abbinamento cereali-frutta secca produce una miscela amminoacidica di buona qualità e simile a quella della carne, fatto importantissimo perché gli hobbit devono non solo avere energia, ma anche sostenere la sintesi proteica e la maggior domanda di amminoacidi dettata dal fatto che devono fare molti chilometri al giorno!
E’ possibile stimare un fabbisogno giornaliero di circa 1800Kcal per un hobbit “in marcia”. Ebbene se ammettiamo che Frodo e Sam si siano dovuti cibare di Lembas per soli 15 o 20 giorni e spingendoci a ipotizzare un contenuto calorico di 550 per 100g (quindi circa 330g di gallette al giorno a testa), sarebbero stati necessari tra i 5 e i 6,5 Kg di provviste elfiche per hobbit nel viaggio tra Lóriene il Monte Fato. Più, ovviamente, le altre scorte di cibo fresco e tutto il resto (comprese le padelle di Mastro Samvise).
Certamente non poco, ma molto meno di quanto stimato da alcuni ricercatori che forse non hanno considerato le scorte. Scorte che indubbiamente pesavano anch’esse, ma che la sosta nell’Ithilien ha potuto “spezzare” in due tranche.
Se per finire, proviamo a considerare il caso peggiore e cioè quanto Lembas avrebbero dovuto portarsi dietro se non avessero avuto altro cibo per sostenersi che quello, arriviamo a stimare 12Kg di gallette a testa (37 giorni dal 16 febbraio fino al 25 di marzo x 330g). Considerando che la tratta iniziale si è svolta comodamente su barche, lungo il Fiume Anduin per 10 giorni, gli hobbit avrebbero alleggerito il loro bagaglio di circa 3,3Kg rimanendo con “soli” 9Kg da portarsi dietro per terminare l’impresa.
Ma questo nell’ipotesi peggiore appunto. Noi crediamo quindi che le stime e le ricerche finora presenti in letteratura siano molto più pessimistiche per i motivi suddetti e che le soste abbiano permesso di alleggerire i bagagli dei viaggiatori.
Rimane solo da chiedersi se il Lembas contenesse anche una adeguata quantità di micronutrienti, fattore non trascurabile: quante e quali vitamine e sali minerali contiene il Pan di Via? Forse se nell’impasto si aggiungesse anche frutta essiccata e latte o panna si riuscirebbe a completare la preparazione anche in questo senso. Perlomeno in parte.
Il nutriente più a rischio è la vitamina C (che in parte se ne va in cottura) e alcuni minerali come il ferro e lo zinco: questi ultimi due li possono avere introdotti con la carne salata donata loro da Faramir e per la vitamina C…beh magari gli hobbit riuscivano a fabbricarsela da soli a partire dal glucosio per una mutazione andata poi perduta negli esseri umani delle Ere successive.
In fondo noi…che ne sappiamo?
https://www.eldalie.com/saggi/Lembas.htm
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Note
[1]Detto anche Pan di Via (waybread). Il termine è in lingua Sindarin; in Quenya prende il nome di Coiman e significa “Pane Vitale”
[2] Questo lo sappiamo perché gli elfi dissero a Gimli: “Queste cose debbono servirvi quando non avete più nulla delle ALTRE provviste”
[3]“Dopo tanti viaggi, accampamenti e giorni trascorsi nelle solitarie zone selvagge, quel pranzo parve agli Hobbit un banchetto: bere un vino giallo pallido, fresco e fragrante, mangiare pane e burro, e carni salate, e frutta secca, e del buon formaggio rosso, con mani e posate pulite e da piatti puliti”.
[4] Infatti ci viene detto che nei giorni seguenti “Riposarono due volte durante il giorno, consumando parte del cibo procurato loro da Faramir: frutta secca e carne salata sufficienti per PARECCHI giorni, e la giusta quantità di pane, quanto bastava perché potessero mangiarlo prima che divenisse duro”
6 risposte su “Il Lembas[1]”
Queste ricette sono bellissime perché fanno viaggiare con la fantasia ma anche riflettere. Io studio all’istituto alberghiero e trovo molto interessanti le cose che scrive. Io queste gallette le immaginavo come le poptart che mangiano in America.
Ci sta. La pasta è un po’ diversa però…
Ho letto che descrive la pasta esterna come un wafer. Grazie per avermi risposto professore.
Sì in effetti non ci sono certezze ma è bello immaginarsi vari tipi di ricette 😊
Grazie Dottore per l’analisi! Personalmente ho immaginato il lembas come il pane di frutta austriaco, con meno frutta (eccetto quella secca) e più pane non lievitato! 🙂
Potrebbe avere un senso anche questo 🙂