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La fibromialgia, il cibo e la semplificazione

Non c’è peggior errore che semplificare.

“Ho la fibromialgia, tolgo il glutine/prendo qualche integratore, passa tutto”. Beh calma. Prima di tutto: hai DAVVERO la fibromialgia?

Voglio farla breve, ma non si può parlare di dieta e fibromialgia senza dire due parole su cosa sia questa patologia e quali siano i criteri diagnostici e terapeutici.

Cos’è la fibromialgia?

Nell’ICD italiano (International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems) è classificata col codice 729.1 (tinyurl.com/ybdpe6tu) e si può definire come un disturbo caratterizzato da dolore muscoloscheletrico cronico e diffuso, spesso associato ad astenia, disturbi del sonno, problemi cognitivi (per esempio di attenzione e di memoria), problemi psichici (come ansia e depressione) e ad un ampio insieme di sintomi somatici e neurovegetativi (Linee di indirizzo Emilia Romagna: tinyurl.com/y9qfb7o4).

E’ una patologia controversa di cui non si conoscono le cause e i cui sintomi sono numerosi e sovrapponibili ad altre malattie. Non sembra avere una base infiammatoria. La diagnosi è solo clinica (non esistono esami per riconoscerla) e non esiste un consenso unanime per quanto riguarda diagnosi e trattamento. Spesso viene definita come “malattia invisibile” perchè il soggetto è spesso sano e non ha segni particolari che possano svelare il dolore che invece prova.

Si stima che ne soffra dal 2 all’8% della popolazione (la maggioranza sono donne) anche se è molto difficile dare un numero preciso.

Come si diagnostica?

In modo non semplice, utilizzando alcuni questionari particolari, dopo però avere accuratamente escluso un bel po’ di condizioni cliniche come l’artrite reumatoide, il Lupus eritematoso sistemico, l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo e alcune neuropatie…

E il trattamento?

Tralascio accuratamente le terapie farmacologiche (chi volesse può leggere le varie opzioni terapeutiche in questo documento: http://tinyurl.com/y9qfb7o4) e mi concentro sullo stile di vita e in particolare sull’alimentazione.

L’attività fisica è il trattamento di prima scelta e migliora molti aspetti legati alla patologia. Una moderata attività aerobica (passeggiate, bicicletta, nuoto, danza, ecc), quella che tutti dovremmo fare con costanza, migliora favorevolmente la qualità di vita dei pazienti, ma è difficile da sostenere nel lungo termine, purtroppo.

La gran parte dei soggetti fibromialgici è sovrappeso. Non è ben chiaro se questo sia causa (o concausa) o effetto della malattia, ma è certo che perdere peso migliora i movimenti, allevia il dolore, modula favorevolmente il sonno e i disturbi cognitivi.

Tutti i disturbi e le condizioni di rischio (ipertensione, diabete) legati all’aumento di peso sono ulteriore fattori che possono aggravare la sintomatologia ed è pertanto logico pensare che la loro riduzione riesca a migliorare anche il quadro generale della malattia.

Cosa mangiare?

Pur se sconosciute, le cause dell’insorgenza della fibromialgia sembrano ricondursi ad una “eccessiva produzione di radicali liberi” (ROS) con un aumentato stress ossidativo che potrebbe danneggiare le terminazioni nervose e scatenare dolore. Pare infatti che chi soffre di fibromialgia produca in media 3,2 volte più specie reattive dell’ossigeno rispetto a chi soffre di malattie su base infiammatoria (come l’artrite reumatoide o il Lupus): tinyurl.com/ybb377k5.

Inoltre si è osservata una scarsa qualità della dieta in generale nei pazienti fibromialgici con conseguente deficit (anche subottimale) di alcuni micronutrienti come l’acido folico, il magnesio, la vitamina B12 e la D, lo zinco e alcuni aminoacidi (valina, leucina, isoleucina utili per la funzione muscolare). Tutte queste carenze o sub-carenze potrebbero essere coinvolte con la percezione del dolore muscoloscheletrico.

Date queste premesse appare sensato consigliare una dieta di stampo mediterraneo (quindi a base prevalentemente vegetale con pochissimi alimenti animali, sopratutto pochissime carni rosse e trasformate), adeguata al fabbisogno, ricca di micronutrienti e povera di sostanze ossidanti.

In parole povere, mangiare in modo da non ingrassare tiene basso lo stress ossidativo. Introdurre molti alimenti ricchi di micronutrienti preserva da carenze e limitare gli alcolici e la carne (favorendo il pesce e altre piccole porzioni di alimenti animali per dare il giusto apporto proteico) aiuta a non assumere altre componenti che potrebbero incrementare la produzione di ROS.

Diete particolari

I lavori scientifici su fibromialgia e alimentazione sono pochi, su pochi soggetti e spesso di scarsa qualità. Tutto ciò quindi non permette di affermare con certezza che alcune “soluzioni speciali” possano essere valide per tutti e divenire universali perchè il consenso scientifico non esiste.

Detto questo, spesso i pazienti con fibromialgia hanno anche problemi gastrointestinali (sindrome dell’intestino irritabile, celiachia o sensibilità al glutine non celiaca, altra “malattia” quest’ultima, di difficile inquadramento e ancora non ben definita). In questi pazienti ovviamente potrebbe essere utile provare ad eliminare o ridurre il glutine e/o tentare una dieta a basso contenuto di Fodmaps (alcuni piccoli carboidrati che possono dare fastidi in questi soggetti), per trattare QUEI disturbi e vedere se anche alcuni sintomi legati alla fibromialgia migliorano, ma ciò non significa che chi ha SOLO la fibromialgia (senza problemi gastrointesitnali) debba avventurarsi in diete particolari e molto restrittive, perchè non c’è alcuna evidenza in questo senso. Insomma come spesso accade le cose si sovrappongono e si mescolano ed è complicato tirare fuori regole che vadano bene per tutti.

Non c’è peggior errore che semplificare.

Lascio di seguito tre revisioni sistematiche su fibromialgia e nutrizione per chi volesse approfondire e termino con le conclusioni di una di queste:

There are no specific nutritional recommendations for the treatment of fibromyalgia. This group of patients should adopt the principles of healthy eating. Reduction of obesity may contribute to decrease pain and improve functional capacity, as well as to reduce inflammatory markers and improve quality of life“.

La somma, sempre la somma, fortissimamente la somma.

Riferimenti

tinyurl.com/ybb377k5

tinyurl.com/y8zze2r9

http://tinyurl.com/ybvrb3b2

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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