L’aumento del consumo di cibi proteici

Il mercato dei cibi proteici è in aumento. Una conferma viene per esempio dal rapporto dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 per l’anno 2019 (https://osservatorioimmagino.it/).

Sulla base dell’analisi dell’etichetta nutrizionale di più di 67000 prodotti alimentari in commercio (e delle loro rispettive vendite) è stato creato un “metaprodotto” che, messo confronto con lo stesso metaprodotto degli anni precedenti, fornisce una misura delle variazioni di nutrienti assunte nella dieta.

Il metaprodotto è questo

e dal punto di vista della ripartizione dei nutrienti ha il 14% di proteine, il 44% di carboidrati (di cui il 17% di zuccheri) e il 42% di grassi (di cui il 14,4% saturi). Per le fibre ci assestiamo sul 2% circa.

Questo ci può dare una idea grossolana di come è composta la dieta degli italiani e sopratutto di come varia nel tempo.

Grossolana perchè mancano i prodotti “senza etichetta”. Si spera che ancora gli italiani mangino pane, pasta, verdure, frutta, olio…tutta roba che non ha etichettatura nutrizionale e che quindi non rientra in questo tipo di osservazione.

Credo ci sia una discrepanza rispetto alla vera dieta italiana: in particolare sono un po’ sottostimati i carboidrati ed esagerati i grassi.

Però, sul fronte delle variazioni, quello che spicca maggiormente è l’incremento delle proteine a discapito dei carboidrati, che scendono (assieme agli zuccheri per fortuna).

In generale la fotografia è mediamente corretta: mangiamo ancora troppi grassi, troppo pochi carboidrati e stiamo aumentando le proteine.

In alimenti il tutto si traduce in poca frutta e verdura, pochi legumi, troppa carne e salumi.
Lo si nota anche guardando il Sistema Passi (https://www.epicentro.iss.it/passi/)

Il rapporto evidenzia un aumento di prodotti ricchi in proteine del tipo formaggi, affettati, hamburger e uova, ma anche di albume liquido in brik, fiocchi di latte e yogurt greco. Vanno poi di moda alcuni prodotti di origine straniera: lo yogurt colato islandese, il latte fermentato svedese, lo skyr islandese o il kefir orientale.

Le motivazioni di questo trend possono essere divise, secondo me, in due grandi categorie: da una parte chi mangia male a prescindere senza alcuna attenzione alla dieta, dall’altra chi pensa di mangiar bene e/o vuole dimagrire (o crede di aumentare la prestazione fisica/estetica) buttandosi sulle nuove mode del momento: dieta chetogenica nelle sue varie declinazioni o diete troppo ricche di proteine (che sfociano nel consumo di integratori nella loro accezione più “disperata”).

Non mi stancherò mai di ribadire che il muscolo non si fa mangiando proteine e che non si dimagrisce aumentando il loro consumo.

L’incremento proteico nella dieta lasciamolo a chi fa davvero attività sportiva seria. Costoro hanno anche un fabbisogno calorico aumentato, il che giustifica una quota maggiore di proteine, ma chi pensa soltanto di fare sport deve andarci piano perchè rischia di sballare la sua alimentazione (che dovrebbe assestarsi su un 15% di proteine, 55% di carboidrati e 30% di grassi se si vuole rispettare il modello mediterraneo).

Per esemplificare:

Uomo, 70Kg con fabbisogno di 3500Kcal (cioè soggetto facentesi mazzo) che introduce 140g di proteine al giorno (2g pro Kg): fanno 560Kcal (140×4) di proteine e cioè il 16% dell’energia giornaliera (560/3500*100).

Uomo, 70Kg con fabbisogno di 2000Kcal che introduce la stessa quantità di proteine: 28% dell’energia da proteine. Troppo. Sono sempre 2g pro Kg, ma siccome è un sedentario che magari fa 2 ore di palestra moscia a settimana, tutta quella roba non gli serve e sballa soltanto la dieta. A lui basta 1g pro Kg. Facciamo 1,2 và! Cioè 84g al giorno.

L’aumento delle proteine nella dieta serve quando serve, cioè quando ci si fa il culo (https://www.gabrielebernardini.it/mangiare-proteine-non-fa-aumentare-la-muscolatura/).

Ma, anche osservando le abitudini degli italiani (che in maggioranza sono sedentari), questo pare non capirlo nessuno.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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