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Quelle belle curve a U

Potremmo pensare che i carboidrati facciano ingrassare solo a guardarli

Potremmo credere che l’insulina ci ucciderà lentamente e che moriremo tra spasmi iperglicemici

Potremmo temere il picco glicemico più della suocera

Potremmo classificare gli alimenti in base all’indice glicemico e seguire quegli orrendi profili di odiatori del carboidrato

Potremmo supporre che le chetogeniche ci salveranno e che i paleofissati abbiano visto la luce

Potremmo addirittura pensare che le proteine ci porteranno a 120anni in piena salute

Potremmo.
Però sarebbe ’na cazzata.

Prima parte dell’immagine: mortalità minima attorno al consumo del 50-55% dell’energia da carboidrati. Meno, si muore di più, oltre, si muore di più (ma “meno di più” perchè la curva è più piatta).

Seconda parte dell’immagine: incredibile dictu, mortalità minima per il consumo di ZUCCHERI LIBERI attorno al 10% dell’energia

Conclusione dello studio “Dietary carbohydrate intake and mortality: a prospective cohort study and meta-analysis”:

“Sia le percentuali alte che quelle basse delle diete a base di carboidrati erano associate a un aumento della mortalità, con un rischio minimo osservato con un’assunzione di carboidrati del 50-55%. I modelli dietetici a basso contenuto di carboidrati che favoriscono le fonti di proteine e grassi di origine animale, da fonti come agnello, manzo, maiale e pollo, sono stati associati a una mortalità più elevata, mentre quelli che favoriscono l’assunzione di proteine e grassi di origine vegetale, da fonti come le verdure, noci, burro di arachidi e pane integrale sono stati associati a una mortalità inferiore…” (https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S2468-2667%2818%2930135-X)

Qui il lavoro sugli zuccheri liberi:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0002916522031094?via%3Dihub

Se poi andiamo a vedere gli alimenti e non solo i nutrienti, per esempio possiamo notare che per ogni uovo al giorno la mortalità aumenta del 7% e per ogni 100g di carne rossa del 10%. Per ogni 100g di carni lavorate il rischio aumenta del 30%

Il tutto, tradotto, si dice DIETA MEDITERRANEA (mangiare il giusto, pochissimi cibi animali, moltissimi cibi vegetali)

Questo e molto altro lo trovate qui: https://www.gabrielebernardini.it/studi-scientifici-somme-e-salute-linfluenza-degli-alimenti-sulla-mortalita/

Post dedicato a tutti i colleghi, le influencer e i profili bufalari che esaltano le proteine e demonizzano i carboidrati.

Le stesse conclusioni, le raggiunge questo lavoro: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7190059/

Il Paradosso del Senza Zucchero: l’idea berriniana che azzerare gli zuccheri nella dieta sia la nostra salvezza si scontra con le evidenze, con la fisiologia e con la logica.

Vi mostro un lavoro su animali che può aiutare a capire il perchè.

Due gruppi di topi sono stati alimentati con una dieta priva di saccarosio e con una contenente zucchero. Entrambe a basso contenuto di grassi.

Nonostante una riduzione dell’insulina a digiuno (quella invocata da tutti come salvifica), i soggetti del gruppo “senza zuccheri” hanno manifestato un peggioramento della tolleranza al glucosio e una ridotta sensibilità all’insulina stessa oltre a un danno della barriera intestinale e una infiammazione sistemica.

Perché?

La dieta senza zuccheri ha rovinato la biodiversità intestinale.

Lo studio ha infatti rilevato una drastica deplezione dei batteri commensali benefici.

Queste specie sono i produttori degli acidi grassi a catena corta (SCFA), che non sono semplici sottoprodotti, ma il carburante principale per l’integrità della barriera intestinale.

Senza di essi, il “muro” protettivo cede. Al posto dei batteri benefici, sono proliferati gruppi associati a stati infiammatori e di stress.

“L’eliminazione del saccarosio da una dieta a basso contenuto di grassi rovina il microbiota intestinale, compromette l’omeostasi metabolica e promuove l’infiammazione dell’intestino e del fegato, rivelando un innesco alimentare di disfunzione metabolica finora non riconosciuto.”

Abbiamo passato anni a demonizzare singoli ingredienti, convinti che la salute fosse un gioco di sottrazioni.

Questo studio ci conferma che non esiste un “colpevole unico”, ma solo equilibri sistemici che dobbiamo imparare a rispettare. Se anche la dieta più “pulita” può incrementare l’infiammazione non è forse il momento di abbandonare il riduzionismo alimentare e cominciare a pensare che sia la Somma a fare il Totale?

https://www.frontiersin.org/journals/immunology/articles/10.3389/fimmu.2026.1813722/abstract

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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