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Tradizioni

Ringraziare

Per l’uomo antico la caccia e l’uccisione degli animali era strettamente connessa alla magia.

Abbiamo esempi in culture di tutto il mondo, come per esempio i popoli artici, in cui questo rispetto e questo timore reverenziale per gli animali vive ancora: in questi luoghi (e un tempo) era l’animale il custode del segreto della natura. Per l’essere umano dietro la preda c’erano forze soprannaturali e un equilibrio che il cacciatore aveva paura di incrinare.

Egli sapeva di poter smuovere potenze misteriose che dominavano i boschi, i ghiacci e le distese perenni.

Egli si sentiva in colpa di dover uccidere un essere superiore.

Era l’uomo, inerme, che si batteva per avere cibo per sé e la sua comunità e si confrontava con esseri più potenti di lui.

L’animale si donava al cacciatore.
E il cacciatore ringraziava.

Il cacciatore poi *giustificava* la morte della sua preda e non si faceva beffe di Lei (non “essa”, Lei)

C’erano preghiere, riti, tabù alimentari, formule magiche per ripristinare l’equilibrio con la Terra.

Oggi gioiamo per la morte degli animali.
Ci vantiamo della nostra superiorità, li consideriamo come fossero bersagli, cose, allenamenti sportivi, merce, festini.

Ci cibiamo delle loro carni, mangiamo le loro uova e beviamo il loro latte.
E non ringraziamo mai per questo dono.

Non ringraziamo più.

Per questo non comprendo le prese in giro verso chi, mutatis mutandis, tenta di riappropriarsi di una connessione e un rispetto verso queste creature, a volte in modo naif, si. A volte in modo poco coerente. Ma ci prova.

Certo, oggi forse manca tutta la poesia e la profondità che apparteneva all’uomo antico, ma trovo che questo non faccia male a nessuno.

Trovo molto più becero chi si vanta della grigliata e della costata da 700g che ha mangiato il giorno prima. Chi parla solo di “produzione” alimentare, di numeri, tagli e misure.

Oggi mangiare carne e bere latte è nutrirsi delle sofferenze di altri esseri viventi.
Per come è organizzato il nostro sistema globale di sostentamento alimentare e a causa del nostro enorme numero su questo pianeta, oggi è così.

Non vogliamo, non possiamo smettere?
Beh pensiamoci, almeno. Almeno ringraziamo.

E facciamo silenzio.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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