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Scelte difficili

Per produrre una tonnellata di carne muoiono 3 animali, se sono manzi, oppure ne muoiono 576, se sono polli.

Un europeo medio mangia 80kg di carne all’anno. Se fosse tutta carne di pollo bisognerebbe uccidere circa 40 polli ogni anno per “sfamarlo”. Se fosse manzo, morirebbe un animale ogni 6-7 anni.

È anche probabile che i polli vivano peggio dei manzi negli allevamenti.

Cosa scegli se ti interessa il benessere animale? La mucca o la gallina?

C’è di più. La morte (e soprattutto la vita) di quei 3 manzi, per fornire una tonnellata di proteine, ha generato 499 tonnellate di CO2eq (emissioni di anidride carbonica e altri gas serra in atmosfera)

I 576 polli, invece, hanno “prodotto” solo 57 tonnellate di CO2eq.

Circa 9 volte meno. Maiali, agnelli e pesci mostrano valori intermedi tra questi estremi.

Cosa scegli se ti interessa il cambiamento climatico?

Se scegli di uccidere meno animali, farai un danno maggiore all’ambiente

Se scegli di emettere meno CO2, ucciderai più animali.

Alcuni sceglieranno la prima opzione, altri la seconda. E magari, cercando ancora compromessi, potrebbero tentare di comprare carni da allevamenti biologici per bilanciare impatto ambientale e benessere animale.

Ma anche all’interno della stessa categoria di carne troverebbero un dilemma: per l’ambiente meglio scegliere manzi in allevamenti intensivi e polli in batteria. Per il benessere animale, vale ovviamente il contrario.

Che fare? È chiaro a tutti che la scelta vegana risolva entrambi i problemi, ma non tutti vogliono/possono diventare vegani (soprattutto chi non vive nel nostro agiato mondo occidentale).

Idea (mia, quindi magari è stupida).

Si potrebbe barare, come fece il Capitano Kirk col test della Kobayashi Maru, nel celebre episodio di Star Trek.

Si potrebbe trovare una alternativa: consumare alimenti animali con un bassissimo impatto ambientale e un (probabile) basso o nullo impatto a livello di sofferenza.

No, non sto parlando né di insetti, né di carne coltivata: cozze e vongole.

Difficile considerare significativo lo stress e il dolore di una vongola non avendo un sistema nervoso centralizzato (anche se ne possiamo parlare).

In una dieta praticamente vegana (perchè quella è la base), credo che si possa inserire tre o quattro volte a settimana una porzione di molluschi, aiutando contemporaneamente la nostra salute (difficile trovare omega tre “veri” nei vegetali per esempio), l’ambiente e gli animali.

Naturalmente è altrettanto positivo semplicemente RIDURRE il consumo di animali rispetto alla media europea, che è elevata. Sia per gli animali che per l’ambiente che per la salute.

Lo spunto (e l’immagine) per questo post viene da qui: https://ourworldindata.org/what-are-the-trade-offs-between-animal-welfare-and-the-environmental-impact-of-meat

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

3 risposte su “Scelte difficili”

Buon pomeriggio Sommo, mi piacerebbe sapere la tua visione a 360 gradi su una dieta completamente vegetale. Tenendo come presupposto che è in primis una scelta etica, ci sono effettivi vantaggi (come sostengono alcuni) da un punto di vista di salute e ambientale rispetto a una (vera) dieta mediterranea? Mi pare di aver capito che tu non mangi carne (quantomeno rossa) e non bevi più latte, ma non sei vegano. Mi piacerebbe capire la tua visione, se non è una domanda troppo personale. Grazie in anticipo

Di salute no se si paragona a una dieta mediterranea ben fatta. Rispetto allo schifo che si mangia ora ovviamente sì invece.

Per l’ambiente meno animali si mangiano e meglio è. Ma una dieta vegana diventa complicata da sostenere per vari motivi. Bisogna saperla fare

Io mangio un po’ di pesce e qualche uovo
Ma se capita un po’ di pollo ogni tanto non mi faccio un problema

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