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Un terrore a caso, anzi a caseina

Un altro terrore a caso, anzi a caseina

Il “terrore” della caseina deriva da una serie di motivi spesso ingigantiti, fraintesi o decontestualizzati, soprattutto in certi ambienti della rete, come quelli legati all’alimentazione “alternativa”, al bio estremo, o a certe correnti vegane radicali.

Uno dei motivi storici del sospetto verso la caseina viene dal famigerato China Study di T. Colin Campbell, che mostrò un’associazione poi rivelatasi completamente errata tra consumo di caseina e sviluppo di tumori nel ratto.
Molti ancora oggi citano questo lavoro di serie B.

Alcuni sostengono che la digestione della caseina possa produrre casomorfine, peptidi con un effetto simile agli oppiacei.

Ma le casomorfine sono normalmente digerite senza problemi e non superano la barriera ematoencefalica.
Gli effetti oppiacei nel sistema nervoso centrale sono solo una teoria non dimostrata nell’uomo sano.

Ci sono persone con allergia vera alla caseina (soprattutto bambini) o con intolleranze legate alla digestione del latte (più comunemente al lattosio).
Ma l’allergia alla caseina è rara negli adulti e l’intolleranza al lattosio è spesso confusa con “intolleranza alla caseina”, ma sono due cose completamente diverse: la caseina è una proteina, il lattosio uno zucchero.

In molte comunità che promuovono l’alimentazione vegetale, si demonizza la caseina (e le proteine animali in generale) per motivi etici, ambientali o ideologici.
Le motivazioni etiche sono legittime, ma non vanno confuse con affermazioni scientifiche.

La caseina è una proteina completa, utile per la costruzione muscolare, a rilascio lento (molto apprezzata ad esempio nello sport), e non esistono evidenze che faccia alcunché.

Anzi, il latte e lo yogurt consumati nelle corrette quantità (senza esagerare per non introdurre troppi grassi saturi) è legato a esiti positivi per la salute (protezione del tumore al colon per esempio).

La caseina è una normalissima proteina.

Focus su casomorfine e latte A2

La denominazione di latte A1 e A2 si riferisce a due diverse varianti della beta-caseina, una proteina presente nel latte vaccino. 

La principale differenza risiede in un singolo amminoacido in posizione 67 della sequenza proteica, dove la A1 ha istidina e la A2 prolina. 

Il latte A1 può rilasciare un peptide chiamato BCM-7 (beta-casomorfina 7)

Il latte A2, invece, non produce BCM-7 (o ne produce poca) e viene considerato da alcuni più facilmente digeribile, ma l’EFSA ha evidenziato che non ci sono ancora prove sufficienti per stabilire un rapporto causa-effetto tra BCM-7 e malattie. 

Conclusioni EFSA: “Sulla base della presente revisione della letteratura scientifica disponibile, non può essere stabilita una relazione causa-effetto tra l’assunzione orale di BCM7 o peptidi correlati e l’eziologia o il decorso di qualsiasi malattia non trasmissibile suggerita. Di conseguenza, non è raccomandata una valutazione del rischio formale EFSA dei peptidi derivati dal cibo”

https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.2903/j.efsa.2009.231r

La casomorfina 7 viene quasi totalmente digerita e degradata:

https://www.journalofdairyscience.org/article/S0022-0302(19)30654-X/fulltext

https://www.tandfonline.com/doi/10.1080/09637486.2019.1614540?url_ver=Z39.88-2003&rfr_id=ori:rid:crossref.org&rfr_dat=cr_pub%20%200pubmed

“In conclusione, sembra che il BCM-7 possa avere molteplici funzioni pertinenti alla salute umana; Tuttavia, le prove sono limitate e giustificano ulteriori studi preclinici e clinici per la conferma dell’ipotesi.”

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11085506/#sec5-molecules-29-02161

“Sebbene il BCM-7 sia generalmente studiato con un’enfasi sul meccanismo degli oppioidi, ci sono anche studi che suggeriscono che può causare cambiamenti conformazionali e indurre o ridurre indirettamente altri meccanismi proteici. Tuttavia, non sono state tratte conclusioni definitive e chiare sul fatto che il peptide BCM-7 sia la causa diretta di queste malattie, sebbene gli studi abbiano dimostrato che possiede il potenziale per farlo. Inoltre, la letteratura in questo campo è limitata. Dovrebbero essere condotti ulteriori studi che forniscano una comprensione molecolare del BCM-7 e dei suoi effetti sulla salute umana a livello molecolare o chiarezza sui suoi meccanismi.”

Se in base agli studi che esistono in letteratura c’è chi SCEGLIE di vedere le cause dei vari problemi intestinali nella casomorfina è libero di farlo, ma le prove sono quantomeno scarse e non definitive.

https://link.springer.com/article/10.1186/s44363-025-00013-x#Sec3

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

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