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Reductio ad piccum

Dobbiamo smetterla di dare eccessivo peso a ‘sti cacchio di picchi glicemici, come se tutto il danno di una alimentazione errata provenisse da questi. 

La glicemia SI DEVE ALZARE dopo un pasto. Altrimenti vorrebbe dire che è stato nutrito un cadavere!

I picchi sono un rialzo (e conseguente abbassamento) veloce della glicemia in risposta a un “qualcosa”, un pasto troppo ricco di carboidrati (e nient’altro assieme), tipicamente.

Ma manca sempre un tassello: i picchi sono dannosi in un contesto ipercalorico e sedentario che perdura per anni e anni.

Questo mai nessuno che lo dica, perchè la banalità di dire “stai mangiando troppo” non è contemplata. Ci vogliono sempre le formule magiche che ci possano permettere di risolvere tutto comodamente stravaccati sul divano mangiando pizza e bevendo birra a volontà.

Quindi: mangio troppe calorie, troppi dolci, bevande zuccherate, poca verdura e frutta, troppa carne (“troppo” vuol dire che poi questo mi porterà ad ingrassare). I rialzi glicemici in questo contesto sono dannosi perchè provocano alla lunga quella condizione che si chiama resistenza alla insulina che ingenera circoli viziosi per cui la glicemia si sballa e si va verso difficoltà a perdere peso e al diabete con tutto ciò che ne consegue (https://www.gabrielebernardini.it/linsulino-resistenza/).

N.B. In teoria mangiar troppo e quindi ingrassare anche NON mangiando mai carboidrati, pur non portando a picchi glicemici può indurre insulinoresistenza. 

E quindi semmai dobbiamo evitare questa condizione: l’eccesso calorico, l’aumento di peso.

Quindi mangiare troppo provoca danno, non i picchi glicemici da soli. Quelli sono soprattutto una conseguenza del mangiar male. E non un fattore strettamente sufficiente per far danno. 

Se si mangiasse solo merendine e coca cola o solo pane, ma non si ingrassasse, avremmo tantissimi picchi che non sfocerebbero in aumento di peso e danni, perchè senza calorie in più da stoccare come grasso tutto il castello si smonta. Parlo un po’ per assurdo e semplificando, ma per far capire.

Detto questo, l’aceto per i picchi glicemici lo diamo al sorcio assieme al pane tostato, congelato, raffermato (anche se “tecnicamente” sono cose che “funzionano”, ma quando si calano nella vita reale non valgono più e applicarle è assurdo). 

Basta mangiare il giusto, seguendo la dieta mediterranea ricca di fibra, coi suoi grassi e proteine al posto giusto, con le sue calorie adeguate, con pasti ricchi di vegetali e poveri di animali, con la sua attività fisica, tutti fattori che aiutano a smorzare i picchi e a non esagerare con le calorie (perchè ci riempiamo la pancia con verdura, cereali integrali e frutta e legumi).

La frutta DEVE essere mangiata a fine pasto e non ci sono “combinazioni magiche”, ma una struttura del pasto adeguata. 

Non alimenti particolari da evitare o preferire e niente pane secco o aceto se non per l’insalata, se piace. Altrimenti, sorcio.

In figura gli step per arrivare al diabete a seguito di una alimentazione ipercalorica su base genetica sfavorevole.

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Di Dott. Gabriele Bernardini

Biologo, nutrizionista, toscano

4 risposte su “Reductio ad piccum”

Avrei 2 dpmande:
1- come si fa a sapere quanto è il giusto?

2- Come ci si comporta quando è la voglia di mangiare quella che comanda e non il semplice appetito?

Il giusto è quello che non ti fa ingrassare se sei normopeso. O che ti fa dimagrire se sei sovrappeso

Quando la voglia comanda bisogna aver mangiato bene prima per essersi saziati adeguatamente e poi ragionare sul fatto che ingrassare porta ad ammalarsi e a a perdere anni di vita. E di vita in salute.

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